Vandetanib, somministrato in aggiunta alla chemioterapia standard a base di docetaxel, rispetto alla sola chemioterapia  prolunga, anche se di poco,  la sopravvivenza senza progressione e migliora i tassi obiettivi di risposta in pazienti con tumore al polmone Nsclc già precedentemente trattati.

Questi dati, pubblicati su The Lancet Oncology e presentati all'ASCO, sono i primi che mettono in luce un beneficio aggiuntivo, ancorchè modesto, della somministrazione del farmaco in pazienti con tumore al polmone.
Un precedente studio di fase II aveva già messo in luce un aumento della PFS in pazienti con  Nsclc.

Per valutare il farmaco sperimentale in maniera approfondita, è stato pianificato un trial di fase III che prende il nome di ZODIAC in cui vandetanib è stato studiato in associazione a docetaxel in pazienti con Nsclc.

Sono stati reclutati un totale di 1391 pazienti, provenienti da 25 paesi, che in precedenza avevano ricevuto un regime chemioterapico. I pazienti sono stati randomizzati a un regime a base di  vandetanib e docetaxel (n = 694) oppure placebo più docetaxel (n = 697) e sono stati monitorati con un followed-up medio di 12,8 mesi.

Globalmente, i pazienti del gruppo vandetanib hanno registrato un sopravvivenza senza progressione (PFS) leggermente più elevata (4,0 mesi) rispetto al gruppo in placebo (3,2 mesi).  Non c'è stata però nessuna differenza nella sopravvivenza globale. Il tasso obiettivo di risposta è stato più elevato nel gruppo vandetanib (17% vs 10%) e il farmaco sperimentale ha anche determinate un prolungamento del tempo prima del peggioramento dei sintomi (3,5 mesi vs 2,7).

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