Un particolare tipo di virus dell’Herpes, re-ingegnerizzato per uccidere le cellule tumorali, può ridurre i tumori e prolungare la vita dei pazienti affetti da melanoma. Lo dimostrano i dati di uno studio di fase III condotto da Amgen presentato al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago.

Lo studio ha valutato l'efficacia e la sicurezza di Talimogene Laherparepvec nel trattamento del melanoma non-resecato di stadio III B, IIIC o IV, rispetto al trattamento con GM-CSF ( fattore stimolante le colonie dei granulociti e dei macrofagi ) per via sottocutanea.

E’ la prima volta che si dimostra che un cosiddetto “virus oncolitico”, noto come talimogene laherparepvec (T-Vec), e’ in grado di contrastare il cancro della pelle in uno studio clinico in fase avanzata. Il virus modificato viene iniettato direttamente nel tessuto tumorale e si replica fino alla rottura della membrana delle cellule tumorali (lisi cellulare). Il virus che è contenuto in queste cellule viene poi rilasciato localmente nel tessuto tumorale assieme a GM-CSF (il virus è stato ingegnerizzato per esprimere questo fattore di crescita), con conseguente attivazione di una risposta immunitaria sistemica in grado di distruggere le cellule tumorali in tutto l’organismo.

Il virus modificato non aggredisce le cellule normali e non provoca quindi le classiche lesioni erpetiche alle labbra, ma è capace di riconoscere e distruggere i tumori. La missione del virus è penetrare all'interno della cellula e replicarsi: nel fare questo, il virus distrugge la cellula per propagare se stesso». Se nei comuni fenomeni infettivi, l'uccisione della cellula infettata è una chiara conseguenza negativa della replicazione virale, nel caso dei virus oncolitici questa visione viene completamente ribaltata. L'idea alla base di questo approccio è infatti quella di sfruttare la capacità del virus di penetrare all'interno delle cellule tumorali e distruggerle, contribuendo così all'eliminazione della malattia.

L’immunoterapia è al centro di diversi studi presentati quest’anno all’Asco, e anche il T-Vec potrebbe rientrare in questo filone di ricerca che sfrutta le difese naturali del corpo contro il cancro. "Scientificamente, è una idea interessante poter unire il vaccino T-Vec con un PD-1", ha detto di Amgen David Chang, che supervisiona il programma T-Vec. PD-1 si riferisce ai farmaci in fase di sviluppo da Bristol-Myers, Merck e Roche. Queste aziende hanno sviluppato anticorpi diretti contro la proteina PD-1 e la sua molecola partner PD-L1, molecole che b permettono ai tumori di respingere gli attacchi del sistema immunitario da parte delle cellule T killer. "Stiamo facendo studi di sicurezza iniziali, è troppo presto per commentare, ma l'interesse a perseguire questo approccio è molto più alta di oggi."

Nello studio di fase III presentato all’ASCO, più di 400 pazienti con melanoma non-resecato di stadio IIIB, IIIC o IV sono stati randomizzati al trattamento con il T-Vec o il richiamo immunitario GM-CSF. Nello studio, il 16 per cento dei pazienti trattati con il virus riprogrammato hanno riportato una significativa riduzione del tumore per almeno sei mesi rispetto al 2% per i pazienti trattati con GM-CSF (p<0,0001), e il tasso di risposta globale è stato del 26 per cento. La differenza nella risposta del tumore era statisticamente significativa in favore T-Vec, raggiungendo l'endpoint primario dello studio.

T-Vec è risultato ancora più efficace nei pazienti con melanoma in stadi precedenti e dunque non così grave, che si era diffuso ai linfonodi ma non aveva ancora invaso organi come il fegato o polmoni. In questi pazienti in fase di malattia più precoce la risposta del tumore indotta dalla terapia con T-Vec è stata del 33%.

L'unico effetto collaterale degno di nota  osservato dopo la terapia con T-Vec è riferibile ai sintomi simil-influenzali, che però sono transitori.

A differenza di Bristol-Myers e Merck, Amgen è in grado di portare un beneficio di sopravvivenza contro un trattamento di confronto. Nello studio di fase III, il trattamento con T-Vec ha ridotto il rischio di morte del 21 per cento rispetto alla sola GM-CSF. I dati di sopravvivenza non sono ancora statisticamente significativi anche se manca poco (il dato è di p< 0,07 mentre un valore di p 0,05 sarebbe stata statisticamente significativa.)

Ad un anno, la differenza tra i due trattamenti nella percentuale di pazienti ancora in vita nello studio è del 4,3%, che sale all’8,3% a due anni e al 12,8%  a tre anni. Questo è coerente con l'idea che l’immunoterapia del cancro richieda più tempo per essere efficace. Amgen prevede di condurre un'altra analisi di sopravvivenza dello studio T-Vec entro la fine dell'anno.

Amgen è entrata nello  sviluppo di T-Vec nel gennaio 2011con l’acquisizione della biotech  BioVex, che aveva inizialmente messo a punto la terapia, per 425 milioni dollari più altri 575 milioni dollari in potenziali pagamenti futuri.