Un trattamento con vitamina B e acidi grassi omega-3 per 5 anni non ha ridotto l'incidenza di cancro né la mortalità per cancro nei pazienti con una storia di malattie cardiovascolari in un’analisi secondaria dello SU.FOL.OM3, appena pubblicata sugli Archives of Internal Medicine.

Ma non solo, nelle donne l’assunzione degli omega-3 sembra addirittura essersi associata a un aumento dei tumori e della mortalità ad essi correlata, un risultato che però gli autori stessi avvertono di non sopravvalutare perché i casi di cancro sono stati pochi (29 nelle donne contro 145 negli uomini) e i risultati sono preliminari.

Come messaggio, i ricercatori suggeriscono comunque ai pazienti di stare molto attenti quando decidono di autoprescriversi questi integratori perché si tratta di sostanze attive; inoltre, aggiungono, sebbene i loro risultati debbano essere confermati e andrebbero interpretati con cautela, ci sono indicazioni che tali integratori potrebbero avere effetti negativi, per cui “assumerli per un periodo prolungato senza la consulenza di un medico potrebbe non essere una buona idea".

Lo studio SU.FOL.OM3 è in primo luogo uno studio di prevenzione secondaria cardiovascolare. I risultati principali hanno mostrato che la supplementazione con vitamina B o acidi grassi omega-3 non ha alcun effetto benefico sugli eventi vascolari maggiori. Data la disponibilità dei dati, i ricercatori hanno esaminato i possibili benefici di questi integratori anche sul rischio di cancro nei pazienti con una storia di malattie cardiovascolari, dato che gli studi fatti finora sul tema hanno fornito risultati contrastanti e mentre alcuni studi hanno suggerito un effetto protettivo degli omega-3 acidi grassi e della vitamina B, altri non hanno evidenziato benefici.

Il trial ha coinvolto 2.501 individui tra i 45 e 80 anni suddivisi in quattro gruppi e trattati con 0,56 mg di 5-metiltetraidrofolato, 3 mg di vitamina B6 e 0,02 mg di vitamina B12; acido eicosapentaenoico e acido docosaesaenoico 600 mg, vitamine del gruppo B e acidi grassi omega-3, oppure placebo.

Dopo 5 anni di trattamento con gli integratori, sono stati confermati nuovi casi di cancro nel 7,0% dei pazienti e si sono registrati decessi dovuti al cancro nel 2,3% della popolazione in studio, con 47 morti tra gli uomini (2,4%) e 11 tra le donne (2,1%). Aggiustando i dati in base a sesso ed età, l’analisi multivariata ha mostrato che sia il trattamento con vitamine del gruppo B, sia quello con acidi grassi omega-3, sia quello con entrambi gli integratori non ha avuto alcun effetto sull’incidenza del cancro e sulla mortalità oncologica.

Nelle donne trattate con acidi grassi omega-3 si è evidenziato però un rischio tre volte maggiore di sviluppare un tumore (hazard ratio, HR, 3,02, IC al 95% 1,33-6,89) e un rischio cinque volte maggiore di morire di cancro (HR 5,49, IC al 95% 1,18-25,97). Tuttavia, ci sono stati solo 21 casi di tumore nelle pazienti trattati con gli omega-3 e otto casi fra quelli assegnati al gruppo di controllo, il che spiega l’ampiezza degli intervalli di confidenza.

Malgrado la brevità del follow-up di questo studio, gli autori ipotizzano che, se ci fosse un qualche effetto negativo dei due tipi di integratori, il rischio potrebbe essere tuttalpiù quello di favorire lo sviluppo di lesioni cliniche preesistenti, piuttosto che di provocarne di nuove.

Andreeva VA, Touvier M, Kesse-Guyot E, et al. B vitamin and/or omega-3 fatty acid supplementation and cancer. Arch Intern Med 2012; DOI:10.1001/archinternmed.2011.1450.
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