Warfarin possibile scudo contro diversi tumori

Assumere l'anticoagulante warfarin potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti di una vasta gamma di tumori nelle persone di età superiore ai 50 anni. A suggerirlo è un ampio studio osservazionale condotto in Norvegia e pubblicato di recente su JAMA Internal Medicine.

Assumere l’anticoagulante warfarin potrebbe avere un effetto protettivo nei confronti di una vasta gamma di tumori nelle persone di età superiore ai 50 anni. A suggerirlo è un ampio studio osservazionale condotto in Norvegia e pubblicato di recente su JAMA Internal Medicine.

"Siamo rimasti sorpresi innanzitutto dall’entità dell'associazione protettiva nei confronti dei tumori e poi dal fatto che nella nostra analisi dei sottogruppi questa associazione è risultata più forte nei pazienti che assumevano warfarin per anomalie del ritmo cardiaco (fibrillazione o flutter atriale)” ha dichiarato James B Lorens, dell’Università di Bergen, in Norvegia.

I risultati "potrebbero avere implicazioni importanti per la scelta dei farmaci nei pazienti che necessitano di una terapia anticoagulante" scrivono Lorens e i colleghi nel loro articolo.

Per questo studio, i ricercatori hanno identificato nei registri nazionali norvegesi circa 1,25 milioni di adulti di età compresa tra i 52 e gli 82 anni, di cui 92.942 (il 7,4%) sono stati classificati come utilizzatori di warfarin e 1,1 milioni come non utilizzatori dell’anticoagulante. L’utilizzo di warfarin è stato definito come l’assunzione del farmaco per almeno 6 mesi di età e almeno 2 anni dalla prima prescrizione a una qualsiasi diagnosi di tumore.

Durante il periodo di osservazione di 7 anni, a 132.687 partecipanti (il 10,6%) è stato diagnosticato un tumore. Rispetto ai non utilizzatori di warfarin, gli utilizzatori del farmaco hanno mostrato un’incidenza significativamente più bassa (aggiustata in base a sesso ed età) di tumori di qualsiasi tipo (IRR 0,84; IC al 95% 0,82-0,86) e di tumore al polmone (IRR 0,80; IC al 95% 0.75-0.86), alla prostata (IRR 0,69; IC al 95% 0,65-0,72) e alla mammella (IRR 0,90; IC al 95% 0,82-1,00), ma non al colon (IRR 0,99; IC al 95% 0,93-1,06).

Un'analisi nel sottogruppo di pazienti con fibrillazione o flutter atriale ha mostrato tassi significativamente più bassi di tumori di qualsiasi tipo (IRR 0,62; IC al 95% 0,59-0,65) e di cancro al polmone (IRR 0,39; IC al 95% 0,33-0,46), alla prostata (IRR 0,60; IC al 95% 0,55-0,66), al seno (IRR 0,72; IC al 95% 0,59-0,87) e al colon (IRR 0,71; IC al 95% 0,63-0,81).

L'associazione tra warfarin e incidenza minore di cancro in questo sottogruppo è risultata "più forte rispetto a quella dei gruppi dell'analisi principale", riferiscono i ricercatori.

Inoltre, scrivono Lorens e i colleghi, “le sfide ben note insite nella somministrazione di warfarin, che necessita di un monitoraggio regolare, hanno dato impulso alla transizione verso i nuovi anticoagulanti orali. Una conseguenza involontaria di questo passaggio ai nuovi anticoagulanti orali potrebbe essere un aumento dell’incidenza dei tumori, il che è una considerazione importante per quanto riguarda la salute pubblica".

Nella discussione, i ricercatori ricordano che, in ogni caso, il loro è un ampio studio osservazionale basato sull’analisi di registri nazionali norvegesi, non in grado, per sua natura, di dimostrare l’esistenza di una relazione causa-effetto, e che il lavoro presenta limitazioni significative.

"Tuttavia, studi preclinici mostrano che warfarin ha un'attività antitumorale a dosi che non inibiscono la coagulazione. Questo suggerisce che gli effetti antitumorali di warfarin non sono collegati all’anticoagulazione, ma sono piuttosto dovuti al meccanismo di antagonismo dell’azione della vitamina K. Noi e altri abbiamo dimostrato in modelli sperimentali di cancro che warfarin inibisce l'attività di un recettore (AXL) presente sulle cellule tumorali e del sistema immunitario, e ci sono studi in corso in cui si sta cercando di capire questo meccanismo” ha dichiarato Lorens.

"Questo studio è molto significativo, rigoroso e di grande impatto" ha commentato Rolf Brekken, dello UT Southwestern Medical Center di Dallas, aggiungendo che, tuttavia, ci sono alcuni fattori confondenti: “per esempio, è probabile che questa coorte di pazienti non fosse formata da fumatori, il che influirebbe sull’incidenza dei tumori”.

"Tuttavia, i dati indicano fortemente che warfarin riduce lo sviluppo del cancro e danno consistenza al lavoro preclinico dal mio gruppo, in base al quale warfarin inibisce la metastatizzazione in modo AXL-dipendente" ha rimarcato l’esperto.

Il gruppo di Brekken e altri hanno osservato che dosi basse di warfarin che non influenzano la coagulazione sono, invece, in grado di inibire AXL. Il ricercatore ha definito questo dato “entusiasmante”, perché suggerisce che se si trattano i pazienti affetti da un tumore con una dose bassa di warfarin, riducendo così il rischio di tossicità, si potrebbe ottenere un beneficio antitumorale, possibilità che, naturalmente, bisognerebbe valutare in un trial clinico.

G.S. Haaland, et al. Association of Warfarin Use With Lower Overall Cancer Incidence Among Patients Older Than 50 Years. JAMA Intern Med. 2017; doi:10.1001/jamainternmed.2017.5512.
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