Uno studio pubblicato ahead-of-print sulla rivista Urology suggerisce come l’impiego di alendronato, da solo o in associazione con idroclorotiazide, sia in grado non solo di migliorare la densità minerale ossea (DMO) ma anche di rallentare l’attività litogenica renale in soggetti affetti da osteopenia/osteoporosi, ipercalciuria e nefrolitiasi calcica recidivante. Inoltre, in associazione con idroclorotiazide, è in grado di migliorare sensibilmente sia la DMO che la riduzione della calciuria

“L’esistenza di una relazione tra ostepenia/osteoporosi e nefrolitiasi calcica è stata documentata da tempo in letteratura, come pure tra la perdita di DMO, l’ ipercalciuria, l’ipocitraturia e la nefrolitiasi – scrivono gli autori del nuovo studio nell’introduzione al loro lavoro.”
Le associazioni sopra menzionate sono più significative nei pazienti con nefrolitiasi calcica recidivante e la loro eziologia sembra essere multifattoriale, comprendendo fattori predisponenti quali l’iperparatiroidismo, l’ipofosfatemia, l’acidosi metabolica, l’ipogonadismo, l’adozione di una dieta ipocalcemica, un’ alterazione a livello del rimodellamento osseo e l’osteoporosi idiopatica maschile.
“La nefrolitiasi calcica potrebbe essere considerata una malattia dell’osso – continuano gli autori nell’introduzione del lavoro – e un suo trattamento appropriato potrebbe dipendere dalla DMO del paziente, dall’età, dal sesso e dall’escrezione urinaria di calcio, ossalati, acido urico e citrati”

E’ noto come i diuretici tiazidici abbiano un effetto ipocalciurico che comporta una riduzione del riassorbimento osseo, in modo similare a quanto ottenuto con la somministrazione congiunta di calcio e vitamina D ma senza incremento del rischio di litiasi, per cui se si rimpiazza la vitamina D con un diuretico tiazidico in pazienti con osteopenia/osteoporosi e litiasi, mantenendo livelli di assunzione di calcio fisiologici, si riesce a prevenire le recidive di nefrolitiasi e, allo stesso tempo, si ottiene una corretta mineralizzazione ossea.
L’effetto di queste sostanze sulla mineralizzazione ossea, tuttavia, può essere in alcuni casi insufficiente: di qui l’impiego di farmaci che inibiscono il riassorbimento osseo, come i bifosfonati e, in particolare, di alendronato che, al dosaggio settimanale di 70 mg, si è dimostrato efficace non solo nel ridurre la perdita di massa ossea e ridurre l’incidenza di frattura, ma anche nel controllare la calcemia e la calciuria.

Nella studio in questione, uno studio prospettico di coorte comprendente 3 anni di dati di follow-up clinico, sono stati presi in considerazione 2 gruppi di pazienti con nefrolitiasi calcica recidivante, ipercalciuria e perdita di DMO: il primo (35 pazienti) è stato trattato con alendronato 70 mg/settimana, il secondo con lo stesso regime di trattamento di alendronato impiegato nel gruppo precedente e l’aggiunta di un trattamento quotidiano con 50 mg di idroclorotiazide.
Erano previsti, a intervalli periodici, degli esami biochimici, ematici e urinari, nonché valutazioni della DMO e degli episodi recidivanti di nefrolitiasi.
I risultati dello studio non hanno documentato differenze tra i 2 gruppi all’inizio del trattamento in relazione all’età, al sesso, ai marker biochimici al basale e ai valori di DMO.

Dopo 2 anni di trattamento, però, il gruppo trattato solo con alendronato ha sperimentato una riduzione significativa dei marker di riassorbimento osseo e della calciuria e un miglioramento significativo della DMO. Nel secondo gruppo, invece, si è osservata una riduzione della calciuria e un miglioramento della DMO superiori a quelli ottenuti nel gruppo trattato solo con alendronato, con una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi.

In conclusione, “…alla luce dei risultati ottenuti da questo studio in pazienti con nefrolitiasi calcica recidivante e perdita di massa ossea, gli aminobifosfonati hanno ridotto l’attività litogenica renale ed aumentato la DMO, con un’efficacia maggiore sull'osteopenia, l'osteoporosi e la calciuria osservata quando alendronato era combinato con idroclorotiazide – scrivono gli autori alla fine del loro lavoro”. Aggiungono, però, di non aver osservato differenze di attività litogenica tra i 2 gruppi probabilmente a causa della ridotta numerosità del campione. Di qui la necessità di condurre studi multicentrici con un ampio numero di pazienti in grado di confermare i risultati ottenuti.

Arrabal-Polo MA et al.Effects of Aminobisphosphonates and Thiazides in Patients With Osteopenia/Osteoporosis, Hypercalciuria, and Recurring Renal Calcium Lithiasis. Urology. 2013 Jan 30. pii: S0090-4295(12)01500-2. doi: 10.1016/j.urology.2012.12.013. [Epub ahead of print]

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