L’impiego di farmaci anti-fibrinolitici in chirurgia spinale riduce in modo significativo il rischio emorragico e il ricorso alle trasfusioni e non aumenta il rischio di trombosi venosa profonda (TVP).
Queste le conclusioni di una metanalisi pubblicata sulla rivista PLoS One (1).

E’ noto come la chirurgia spinale e, in particolare, quella ricostruttiva, possa essere associata ad un rischio emorragico significativo.
Per quanto le trasfusioni di sangue possano rimpiazzare in modo efficace le emorragie perioperatorie, non si può escludere, tuttavia, che il ricorso alle trasfusioni possa essere potenzialmente associato al rischio di reazioni o complicanze da trasfusione e a quello di trasmissione di malattie.

Peraltro, ricordano gli autori nell’introduzione dello studio, l’adozione di misure atte a ridurre le complicanze legate alle trasfusioni di sangue, come la donazione pre-operatoria di sangue autologo o l’impiego di eritropoietina, si associa spesso a costi elevati ed a problemi logistici di non poco conto.

Gli agenti antifibrinolitici sono impiegati a livello routinario per ridurre le emorragie in presenza di chirurgia cardiaca, ortopedica ed epatica.
“Già nel 2008 – scrivono gli autori – era stata condotta una metanalisi di trial clinici prospettici per valutare se l’impiego di farmaci anti-fibrinolitici fosse in grado di ridurre il rischio di emorragie e di richiedere il ricorso alle trasfusioni nei pazienti sottoposti a chirurgia spinale. Il limite principale di questa metanalisi, tuttavia, consisteva nella qualità dei trial inclusi per la valutazione (2).”

La pubblicazione di trial clinici qualitativamente migliori ha, pertanto, sollecitato l’allestimento di questa nuova metanalisi nel corso della quale, dopo ricerca bibliografica esperta condotta sui principali database biomedici, sono stati individuati 9 studi per un totale di 482 pazienti.
Gli studi inclusi nella metanalisi dovevano soddisfare i seguenti criteri:
-    Essere trial randomizzati sulla chirurgia spinale nei quali gli agenti anti-fibrinolitici erano paragonati a placebo
-    Tra gli outcomes riportati doveva essere riportato almeno un caso di evento emorragico, trasfusione sanguigna o incidenza di DVT.

I risultati hanno documentato nei pazienti in terapia anti-fibrinolitica una riduzione delle emorragie (differenza media pesata: = -288,8; IC95 %= - 46,49, -110,19; p = 0,002) e delle trasfusioni di sangue (differenza media pesata =-242,7, IC95 %= - 422,57, - 62,95; P = 0,008). Lo studio ha mostrato anche una riduzione del tasso di trasfusioni (RR 0,73, IC95%= 0,58, 0,93; p = 0,010) nel gruppo in terapia anti-fibrinolitica: 70 pazienti su 227 vs 91 su 220 nel gruppo di controllo.
Nessun incremento del rischio di DVT, infine, è stato documentato nel gruppo trattato con farmaci anti-fibrinolitici vs controlli (RR 0,25, IC95 %=0,03, 2.22; P = 0,21).

In conclusione, l’impiego di farmaci anti-fibrinolitici appare più sicuro rispetto alle trasfusioni di sangue, nonostante i costi non trascurabili della terapia farmacologica.

Ciò nonostante, gli autori invitano a considerare con cautela tali risultati, che dovranno essere confermati in nuovi studi, riconoscendo qualche limite metodologico anche nella loro metanalisi. Uno di questi era costituito dalla presenza di fattori confondenti – eterogeneità relativa alle dosi di farmaco impiegate, alla procedure chirurgiche, all’età dei pazienti, ai protocolli per stimare la gravità dell’emorragie e l’indicazione alla trasfusione - che possono avere influenzato gli outcome.

L’altro limite era legato alla limitata numerosità del campione di pazienti reclutati nei trial utilizzati nella metanalisi.

1.    Yuan C et al. Efficacy and safety of using antifibrinolytic agents in spine surgery: a meta-analysis. PLoS One. 2013 Nov 22;8(11):e82063. doi: 10.1371/journal.pone.0082063. Leggi
2.    Brian Gill J et al. The Use of Antifibrinolytic Agents in Spine Surgery: A Meta-Analysis. J Bone Joint Surg Am, 2008 Nov 01;90(11):2399-2407. doi: 10.2106/JBJS.G.01179
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