Arterite a cellule giganti: abatacept, in aggiunta a steroide, efficace in Fase 2

In pazienti affetti da arterite a cellule giganti, l'aggiunta di abatacept ad un regime di trattamento con prednisone ridure il rischio di recidiva e non si associa ad un tasso pił elevato di tossicitą rispetto allo steroide da solo. Questo l'esito di un trial di fase 2 di recente pubblicazione su Arthritis & Rheumatology.

In pazienti affetti da arterite a cellule giganti, l'aggiunta di abatacept ad un regime di trattamento con prednisone ridure il rischio di recidiva e non si associa ad un tasso più elevato di tossicità rispetto allo steroide da solo.

Questo l'esito di un trial di fase 2 di recente pubblicazione su Arthritis & Rheumatology.

Informazioni su arterite a cellule giganti e abatacept
L'arterite a cellule giganti è una vasculite caratterizzata da interessamento preferenziale delle arterie del collo e della testa. Si tratta di una malattia autoimmune che colpisce generalmente le persone  sopra i 50 anni, per le quali rappresenta una delle principali cause di cefalea, e può essere associata a complicanze severe, quali la cecità.

Il trattamento con glucocorticoidi (GC) rappresenta l'opzione gold standard nella terapia di questa condizione clinica, in quanto in grado di prevenire l'insorgenza di complicanze vascolari severe. Il loro impiego, tuttavia, si associa ad una non trascurabile morbi- mortalità in ragione dei dosaggi elevati e della lunga durata del trattamento.

Abatacept è una proteina di fusione costituita dalla porzione Fc della immunoglobulina G1 e dal dominio extracellulare dell'antigene 4 del linfocita T citotossico.

La molecola, disponibile in Italia per il trattamento dell'AR dal 2007, è un modulatore selettivo della co-stimolazione delle cellule T, che previene l'attivazione di queste cellule mediante blocco dei segnali di co-stimolazione richiesti per generare una risposta immunitaria alle proteine e agli antigeni peptidici.

Razionale dello studio
Gli scarsi risultati ottenuti nel trattamento di questa condizione clinica dal'impiego di DMARD convenzionali e di alcuni farmaci biologici in termini di remissione di malattia hanno sollecitato la ricerca di opzioni terapeutiche alternative più efficaci.

In uno studio di fase 2 pubblicato lo scorso anno, era stata dimostrata l'efficacia del blocco di IL-6, mediante tocilizumab, nell'indurre e mantenere la condizione di remissione di malattia nei pazienti affetti da arterite delle cellule giganti.

Obiettivo del nuovo studio è stato quelli di verificare se il blocco dei processi relativi all'attivazione delle cellule T, ottenuto con abatacept, potesse rappresentare una nuova alternativa terapeutica nel trattamento di questi pazienti.

A tal scopo, sono stati reclutati in questo trial multicentrico 49 pazienti con arterite a cellule giganti (di nuova diagnosi o recidivante) e trattati con abatacept 10 mg/kg endovena nei giorni 1, 15, 29 e all'ottava settimana, insieme a prednisone.

I pazienti erano in preponderanza di sesso femminile (90%) ed avevano un'età mediana pari a 66 anni.

A dodici settimane dall'inizio del trattamento, i pazienti in remissione sono stati sottoposti a continuazione del trattamento mensile con abatacept o  a switch terapeutico verso placebo previa randomizzazione in doppio cieco.

I pazienti di entrambi i bracci di trattamento sono stati sottoposti ad un regime terapeutico che prevedeva la riduzione graduale della posologia di prednisone, fino alla completa sospensione dello steroide a 28 settimane.
L'endpoint primario dello studio era rappresentato dall'intervallo di tempo libero da recidive di malattia, ovvero dalla durata della condizione di remissione.

Risultati principali dello studio
Su 49 pazienti iniziali dello studio, 41 sono stati effettivamente randomizzati al trattamento con abatacept o con placebo. La riduzione graduale di prednisone è stata effettuata mediante ricorso ad un algoritmo standardizzato che prevedeva il raggiungimento di un dosaggio dello steroide pari a 20 mg/die a 12 settimane e la sospensione totale del trattamento a 28 settimane.

Considerando l'endpoint primario, lo studio ha dimostrato che la durata mediana della remissione  a 12 mesi era pari a 9,9 mesi nei pazienti trattati con abatacept e di 3,9 mesi in quelli sottoposti a trattamento con placebo (p=0,023).

Inoltre, è stato osservato che le recidive erano associate con alcune caratteristiche tipiche dell'arterite a cellule giganti quali la cefalea e il dolore localizzato a livello del cuoio capelluto, claudicatio della mandibola o della lingua e sensazione di malessere.

Un paziente ha sperimentato un evento ischemico e perdita parziale della visione; questo evento si è risolto con la re-introduzione dello steroide.

Durante gli episodi di recidiva di malattia, inoltre, sono stati osservati livelli elevati di VES e di CRP nella maggior parte dei pazienti in questa condizione.

Non sono state rilevate differenze, invece, tra il trattamento attivo e quello placebo in termini di severità degli eventi avversi, incluse le infezioni.

Riassumendo
Nonostante la ridotta numerosità del campione di pazienti considerato, la differenza osservata in termini di durata della remissione tra i gruppi di trattamento previsti (abatacept e placebo) è risultata significativa sia dal punto di vista meramente statistico che dal punto di vista clinico.
estione prevedeva l'impiego di abatacept.

Ciò nonostante, i ricercatori, nelle conclusioni, invitano alla prudenza: “Dal momento che il disegno dello studio in questione prevedeva l'impiego di abatacept come trattamento aggiuntivo agli steroidi, non è possibile trarre ancora conclusioni definitive sull'effetto di abatacept nel trattamento dell'arterite attiva indipendentemente dall'impiego di glucocorticoidi”.

Nicola Casella

Bibliografia
1. Langford C, et al "A randomized, double-blind trial of abatacept (CTLA4-IG) for the treatment of giant cell arteritis" Arthritis Rheum 2017; DOI:10.1002/art.40044.
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2. https://www.pharmastar.it/index.html?cat=search&id=20897