Arterite cellule giganti, la qualitą della vita migliora con tocilizumab

In pazienti affetti da arterite a cellule giganti, il trattamento con tocilizumab migliora in modo significativo la qualitą della vita legata allo stato di salute. Questi i risultati di un'analisi post-hoc dei dati di un trial clinico di Fase 3, recentemente pubblicati su Arthritis Research & Therapy, che suffragano l'impiego di questo farmaco, che inibisce IL-6, nel trattamento di queste vasculiti.

In pazienti affetti da arterite a cellule giganti, il trattamento con tocilizumab migliora in modo significativo la qualità della vita legata allo stato di salute. Questi i risultati di un’analisi post-hoc dei dati di un trial clinico di Fase 3, recentemente pubblicati su Arthritis Research & Therapy, che suffragano l’impiego di questo farmaco, che inibisce IL-6, nel trattamento di queste vasculiti.

Che cosa è l’arterite a cellule giganti (AGC)?
È una vasculite dei grandi vasi, che interessa soprattutto le arterie che originano dall'arco aortico, in particolare dai rami extracranici delle arterie carotidee. È la vasculite più comune negli adulti, con un'incidenza annuale di 1/3.000-1/25.000 adulti di età superiore ai 50 anni. L'età media alla diagnosi è di 70-75 anni ed è due volte più frequente nelle femmine rispetto ai maschi. Può portare a cecità, ictus e aneurismi.

Il trattamento convenzionale è rappresentato dai glucocorticoidi, ma gli effetti collaterali sono frequenti e spesso si verificano recidive quando vengono progressivamente ridotte le dosi. La causa della malattia è sconosciuta, ma sono state implicate citochine proinfiammatorie come il fattore di necrosi tumorale TNF-α e l'interleuchina IL-6. Per il trattamento sono stati sperimentati più agenti immunosoppressivi e inibitori del TNF, ma hanno mostrato scarsa o nessuna efficacia.

Qual è stato il razionale e gli obiettivi di questa analisi post-hoc?
La qualità di vita legata allo stato di salute è stata finora poco esplorata in pazienti affetti da AGC e, almeno finora, mai riportata in trial clinici randomizzati sull’impiego di farmaci nel trattamento di questa condizione.

“E’ noto, invece, che le complicanze di malattia e gli eventi avversi associati all’impiego di glucocorticoidi a lungo termine possono essere causa di problemi non solo fisici ma anche psicologici, con un possibile impatto negativo sulla qualità della vita legata allo stato di salute – ricordano gli autori dello studio nell’introduzione al lavoro”.

“I timori sulle possibili ripercussioni a carico della vista e sui problemi associati agli effetti collaterali dei GC – continuano – sono stati identificati come quelli di maggior impatto sulla qualità della vita di questi pazienti, anche se la perdita della vista non è risultata associata ad un’alterazione della qualità della vita al basale o dopo trattamento con GC, con o senza MTX”.

Lo studio GiACTA era un trial clinico randomizzato di fase 3, della durata di un anno, che aveva documentato come il 56% dei pazienti trattati con infusione settimanale di tocilizumab (TCZ), insieme ad un trattamento di breve durata con prednisone, fosse andato in remissione ad un anno rispetto al 14% dei pazienti del gruppo placebo (insieme ad un trattamento di breve durata con prednisone). I risultati di questo trial hanno portato all’approvazione di TCZ, antagonista recettoriale di IL-6, all’approvazione dell’indicazione per il trattamento di AGC negli USA e nella UE.

L’analisi post-hoc in questione ha analizzato gli outcome riferiti dai pazienti (PRO) di questo trial, tra i quali il confronto tra i gruppi di trattamento relativamente ai punteggi riportati con riferimento al dominio “fisico” (PCS) e al dominio “mentale” al test SF-36 (36-Item Short-Form Health Survey) che misura la qualità della vita, nonché con riferimento al punteggio FACIT-Fatigue  (Functional Assessment of Chronic Illness Therapy) e PtGA (Patient Global Assessment of Disease Activity).

Sono stati messi a confronto, inoltre, i miglioramenti ad un anno, ottenuti nei due gruppi, di entità superiore alle differenze cliniche minimamente importanti (MCID) o ai valori rientranti nella norma in base all’età e al sesso.

Qual è stato il disegno dello studio?
L’analisi in questione ha incluso 201 pazienti, aventi un’età media di 69 anni. Tre pazienti su 4 erano di sesso femminile, mentre la quasi totalità del campione era di etnia Caucasica.

I pazienti nei 2 gruppi placebo assumevano una dose cumulativa di prednisone approssimativamente pari al doppio della dose assunta nel gruppo TCZ: la dose cumulativa mediana era pari a 3.296 mg nel gruppo placebo + prednisone ridotto gradualmente in 26 settimane e pari a 3.871,5 mg nel gruppo placebo + prednisone ridotto gradualmente in 52 settimane, rispetto a 1.862 mg nel gruppo TCZ (p<0,001).

Al basale i punteggi SF-36 relativi al dominio “fisico” e a quello “mentale” erano simili nei gruppi TCZ e nei 2 gruppi placebo, essendo, approssimativamente, pari ad una deviazione standard al di sotto del punteggio pari a 50, a suggerire un’alterata qualità della vita legata allo stato di salute.

Quali sono stati i risultati principali?
Dall’analisi ad hoc è emerso che, a distanza di un anno, le variazioni rispetto al basale di 4 domini del punteggio SF-36 (fisico, funzionale, salute generale e vitalità) sono risultate significativamente più elevate (ad indicare un miglioramento) nel gruppo TCZ rispetto al gruppo placebo + prednisone ridotto gradualmente in 26 settimane. Inoltre, le variazioni di 6 domini del punteggio SF-36 (funzionale, dolore, salute generale, vitalità, attività sociali e salute mentale) sono risultate più elevate nel gruppo TCZ piuttosto che in quello placebo + prednisone ridotto gradualmente in un anno.

Non solo: i pazienti del gruppo TCZ hanno mostrato incrementi significativi di entità maggiore dei punteggi FACIT-F rispetto al gruppo placebo + prednisone ridotto gradualmente in 26 settimane (5,30 vs. 0,09) e rispetto all’altro gruppo placebo (-0,42; p<0,001 per entrambi).

Sono stati documentati anche miglioramenti clinicamente significativi del punteggio PtGA (-17,14 vs. -7,19 e -7,56),

Riassumendo
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come, con il loro lavoro, siano state riportate per la prima volta le osservazioni relative alla qualità della vita legata allo stato di salute in pazienti con AGC sottoposti a trattamento farmacologico in un trial clinico e come, da questa analisi, provengano informazioni importanti sul miglioramento della qualità della vita in pazienti trattati con TCZ e sottoposti a graduale riduzione della posologia dei GC.

“Tali risultati – concludono – suffragano l’esistenza di meccanismi basati sull’inibizione di IL-6 che sembrano migliorare la qualità della vita legata allo stato di salute ed avere un impatto positivo sull’umore, oltre a sottolineare l’importanza di questa citochina nella patofisiologia alla base di AGC”.

NC

Bibliografia
Strand V, et al "Health-related quality of life in patients with giant cell arteritis treated with tocilizumab in a phase 3 randomized controlled trial" Arthritis Res Ther 2019; DOI:10.1186/s13075-019-1837-7.
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