Artrite idiopatica giovanile e metalli pesanti, scoperta associazione

L'esposizione ai metalli pesanti nell'utero materno o durante i primi anni di vita (resa possibile mediante consumo di pesce contaminato) sembra associarsi ad un incremento di ben 5 volte del rischio di andare incontro ad artrite idiopatica giovanile (AIG). Questi i risultati di uno studio svedese, pubblicato su Pediatric Rheumatology, che suggerisce come un'esposizione a queste sostanze possa avere effetti sul sistema immunitario del bambino, con sviluppo di sieropositività agli anticorpi anti-nucleari (ANA) e di AIG.

L'esposizione ai metalli pesanti nell'utero materno o durante i primi anni di vita (resa possibile mediante consumo di pesce contaminato) sembra associarsi ad un incremento di ben 5 volte del rischio di andare incontro ad artrite idiopatica giovanile (AIG).

Questi i risultati di uno studio svedese, pubblicato su Pediatric Rheumatology, che suggerisce come un'esposizione a queste sostanze possa avere effetti sul sistema immunitario del bambino, con sviluppo di sieropositività agli anticorpi anti-nucleari (ANA) e di AIG.

Razionale e disegno dello studio
Per quanto le cause di AIG non siano ancora ben note, un tratto comune nella loro presentazione clinica è dato dal riscontro di ANA, presenti anche in altre patologie ad eziologia autoimmunitaria.

In ragione dell'efficacia parziale dei trattamenti attualmente disponibili, la ricerca sulla prevenzione delle AIG si è focalizzata sull'importanza dell'alimentazione nei primi anni di vita del bambino: a questo riguardo, uno studio già pubblicato dalla stessa equipe di ricerca ha individuato in una durata maggiore del periodo di allattamento al seno un fattore associato ad un rischio più basso di insorgenza di AIG.

“Una migliore conoscenza del ruolo della nutrizione nella prima infanzia e della sua associazione con l'autoimmunità rappresenta un fattore di cruciale importanza, in quanto l'adozione di raccomandazioni alimentari potrebbe essere di aiuto nel prevenire queste patologie croniche  - ribadiscono gli autori nell'introduzione allo studio”.

Su questi presupposti è stato implementato il nuovo studio, che ha analizzato i dati provenienti da bambini reclutati nel the All Babies Southwest Sweden project (relativi al triennio 1997-1999) e quelli del registro pediatrico svedese relativo alle AIG.

Dalla rassegna di questi dati, i ricercatori hanno identificato 41 casi pediatrici di AIG, dei quali erano note, mediante questionari, informazioni sull'alimentazione, lo stile di vita e l'esposizione ad agenti ambientali. Tali dati sono stati messi a confronto con quelli relativi ad almeno 16.000 controlli.

Sono stati effettuati anche prelievi di campioni biologici alla nascita e nel corso dell'infanzia, al fine di analizzare la presenza di alcuni fattori di rischio di AIG, come la positività agli ANA. L'esposizione prenatale ai metalli pesanti, invece, è stata valutata mediante campioni di sangue cordonale.

Risultati principali
In almeno un caso su 2, i piccoli pazienti affetti da AIG erano colpiti dal sottotipo oligoarticolare di malattia.

Quasi l'87% del campione di bambini con AIG era stato esposto a consumo materno di pesce durante la gravidanza, oppure a consumo diretto di alimenti ittici nel corso dei primi anni di vita rispetto al 56% dei controlli, per un odds ratio aggiustato pari a 5,4 (IC95%=1,9-15,4; p=0,002).

Dai risultati è emerso che il consumo di pesce più volte la settimana, nel corso della gravidanza come durante il primo anno di vita del bambino, era associato ad un incremento rilevante del rischio di AIG (aOR=4,5; IC95%= 1,95-10,4; p<0,001;  aOR=5,1; IC95%=2,1-12,4; p<0,001).

L'esposizione precoce a regime alimentare a base di pesce, inoltre, è risultato associato anche ad un incremento della sieropositività agli ANA (OR=2,2; IC95%=1,4-3,6; p=0,002).
Nei bambini affetti da AIG, le concentrazioni medie di alcuni metalli pesanti nel sangue cordonale sono risultate significativamente più elevate rispetto ai controlli:
- Alluminio: 11,2 vs 6,1 µg/l (p<0,001)
- Cadmio: 0,19 vs 0,07 µg/l (p<0,001)
- Mercurio: 0,33 vs 0,24 µg/l (p<0,001)
- Litio: 2,79 vs 1,01 µg/l (p<0,001)

Non solo: più della metà di questi bambini mostrava concentrazioni di questi metalli che erano due deviazioni standard al di sopra della media.
Inoltre, le concentrazioni di alluminio, cadmio e litio nel sangue cordonale sono risultate  significativamente più elevate anche nei pazienti con sieropositività agli ANA, e due pazienti su 3 presentavano concentrazioni di questi metalli che erano due deviazioni standard al di sopra della media.

La frequenza di consumo materno di pesce nel corso della gravidanza è risultata correlata con le concentrazioni di cadmio, litio e mercurio. Nello specifico, la frequenza di consumo materno di pesce proveniente dal Mar Baltico correlava con le concentrazioni di cadmio, mentre il consumo di pesce proveniente da altri oceani correlava con le concentrazioni di cadmio, litio e mercurio.

Implicazioni dello studio
Nel discutere i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come il consumo di pesce possa aiutare a ridurre la probabilità di andare incontro a malattie infiammatorie e autoimmunitarie in ragione della presenza di acidi grassi PUFA e di altri micronutrienti. Tuttavia, la contaminazione di alimenti ittici con policlorobifenili (PCB), diossina e metalli pesanti, potrebbe inficiarne i benefici.

Quanto all'effetto nocivo dei diversi metalli pesanti, è stato ricordato come il cadmio figuri come un possibile agente “trigger” di artrite reumatoide, soprattutto con l'inalazione associata al fumo di sigaretta. Esistono dati ottenuti in modelli animali, peraltro, che mostrato come l'esposizione a questo metallo con l'alimentazione sia stata legata ad uno stato pro-infiammatorio e al rilascio di citochine.

Non solo: “Non esiste un pathway di eliminazione efficace del cadmio nella specie umana – ricordano i ricercatori – ragion per cui l'emivita di questo metallo nell'organismo è piuttosto lunga (si stima 15-20 anni)”.

Per quanto riguarda l'alluminio, sono note le sue capacità di stimolazione del sistema immunitario; stando ad alcuni studi, questo metallo pesante sarebbe in grado di indurre alcune citochine pro-infiammatorie, come IL-1 e IL-6.

Il mercurio è in grado di indurre fenomeni di autoimmunità in modelli murini e nell'uomo; inoltre, l'esposizione occupazionale a questo metallo pesante è stata associata a livelli elevati di ANA.

Infine, anche il litio è stato implicato nell'innalzamento dei livelli di ANA nei pazienti con disturbi emotivi trattati con questo metallo.

“Alla luce di queste considerazioni – scrivono i ricercatori nelle conclusioni del lavoro – è ragionevole credere che un innalzamento delle concentrazioni di cadmio, alluminio, mercurio e litio possa giocare un ruolo nell'indurre variazioni del funzionamento corretto del sistema immunitario, contribuendo allo sviluppo di malattie reumatologiche autoimmuni”.
Di qui l'auspicio ad una tempestiva inclusione, nelle future linee guida sull'alimentazione, di raccomandazioni a sfavore dell'esposizione ai metalli pesanti durante la gravidanza e nei primi anni di vita del bambino.

Nicola Casella

Bibliografia
Kindgren E, et al "Heavy metals in fish and its association with autoimmunity in the development of juvenile idiopathic arthritis: a prospective birth cohort study" Pediatric Rheum 2019; DOI: 10.1186/s12969-019-0344-3
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