Il trattamento di bambini affetti da artrite idiopatica giovanile (JIA) con una terapia di combinazione “aggressiva” raggiungono lo stato di inattività di malattia più velocemente di quanto succede con un trattamento non “aggressivo”. Queste le conclusioni di un lavoro presentato nel corso dell’edizione annuale del Congresso dell’American College of Rheumatology.

Con il termine JIA si designano alcuni tipi di artrite caratterizzati da infiammazione articolare cronica (lungo termine). Questo stato infiammatorio esordisce prima che i pazienti raggiungano l’età di 16 anni e i sintomi durano da 6 settimane e 3 mesi da essere definiti “cronici”. La JIA può coinvolgere una o più articolazioni e causare altri sintomi come febbre, rash e/o infiammazione oculare.

Non sono ancora note le cause responsabili del malfunzionamento del sistema immunitario nella JIA. Queste condizioni non sono considerate ereditarie e raramente colpiscono più di un membro all’interno di una famiglia. Alcune ricerche suggeriscono che alcuni individui potrebbero avere una predisposizione genetica allo sviluppo di JIA, ma tale condizione si palesa solo dopo esposizione ad un’infezione o ad un’altra causa scatenante di origine sconosciuta. Fattori alimentari ed emozionali non sembrano avere un ruolo nello sviluppo di JIA. Questi disturbi possono colpire i bambini a qualsiasi età, anche se più raramente si presentano nei primi 6 mesi di vita.

Nello studio presentato al Congresso, ricercatori USA hanno analizzato i dati provenienti dal trial TREAT (the Trial of Early Aggressive Therapy in Polyarticular Juvenile Idiopathic Arthritis), uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato vs. placebo, mettendo a confronto due approcci terapeutici “aggressivi” per il trattamento della JIA in 85 pazienti di età compresa tra i 2 e i 17 anni, allo scopo di determinare quale regime fosse in grado di assicurare il raggiungimento della stato di inattività di malattia in 6 mesi. I ricercatori, inoltre, hanno esplorato anche la possibilità che una terapia più aggressiva potesse assicurare il raggiungimento della remissione clinica di malattia, misurata a 6 mesi di malattia clinicamente inattiva.

“Obiettivo di questo studio era quello di identificare i predittori per il raggiungimento e la sostenibilità dello stato di malattia inattiva in pazienti pediatrici affetti da JIA poliarticolare e trattati con una terapia “aggressiva” precoce – ha dichiarato la dr.ssa Carol Wallace, autrice dello studio. – Questo è il primo trial clinico ad impiegare lo stato di inattività di malattia e la remissione clinica come outcomes e ad aver messo a confronto due approcci di trattamento”aggressivi” – ha aggiunto”.

I pazienti partecipanti allo studio, affetti da JIA poliarticolare da meno di 12 mesi, sono stati randomizzati a due approcci di trattamento. Quarantadue pazienti sono stati sottoposti a terapia di combinazione più “aggressiva”, a base di MTX 0,5 mg/kg/iniezione settimanale, etanercept 0,8 mg/kg/settimanali e prednisolone 0,5 mg/kg/die con interruzione graduale in 17 settimane. Un secondo gruppo di 43 pazienti, invece, è stato sottoposto ad un regime terapeutico meno “aggressivo”, a base di MTX 0,5 mg/kg/iniezione settimanale e placebo etanercept e prednisolone.
Lo studio prevedeva che i pazienti venissero valutati per il raggiungimento dello stato di malattia inattiva secondo i criteri di Wallace ad intervalli di 1 mese, 2 mesi, 4 mesi, 6 mesi, 7 mesi, 8 mesi, 10 mesi e 12 mesi. I soggetti partecipanti alla sperimentazione clinica che mancavano l’obiettivo del  raggiungimento della risposta ACR 70 pediatrica dopo 4 mesi o quello dell’inattività di malattia dopo 6 mesi passavano, “in aperto”, alla terapia più aggressiva a base di MTX, etanercept e prednisolone.

Nel gruppo sottoposto a terapia più aggressiva, 30 partecipanti allo studio hanno raggiunto lo stato di malattia inattiva almeno una volta, rispetto a 28 pazienti che erano stati inizialmente sottoposti a terapia meno aggressiva (17 su 28 hanno soddisfatto l’outcome dopo lo switch terapeutico “in aperto” al regime terapeutico più aggressivo).

Il numero mediano di giorni di terapia necessari al raggiungimento dello stato di malattia inattiva è stato pari a 168,5 giorni con il regime terapeutico aggressivo vs 192 giorni nel gruppo sottoposto a terapia meno aggressiva.
I partecipanti allo studio sottoposti a terapia aggressiva hanno trascorso, inoltre, un tempo mediano di follow-up con malattia inattiva di 139,5 giorni, a fronte dei 79 giorni osservati nel gruppo sottoposto a terapia meno aggressiva.

I ricercatori, pertanto, hanno concluso che la somministrazione di un regime terapeutico aggressivo nelle prime fasi di JIA consente ad un gran numero di pazienti a raggiungere lo stato di malattia inattiva entro 12 mesi. Non solo: una terapia di combinazione a base di un farmaco anti-TNF, MTX e prednisolone sembra essere in grado di aiutare i pazienti a raggiungere uno stato di malattia inattiva sostenibile meglio della sola monoterapia con MTX.

“Questo studio, pertanto, rafforza l’importanza del trattamento precoce ed aggressivo della JIA al fine di raggiungere e mantenere lo stato di malattia inattiva e di remissione clinica – ha concluso la dr.ssa Wallace”.

Wallace CA et al. Abstract 790: Predictors and Sustainability Of Clinical Inactive Disease In Polyarticular Juvenile Idiopathic Arthritis Given Aggressive Therapy Very Early In The Disease Course. Presented at: the 2013 American College of Rheumatology Annual Meeting; Oct. 26-30, San Diego.