In uno studio di fase III l’anticorpo monoclonale sperimentale diretto contro l’interleuchina-17 (IL-17) ixekizumab si è dimostrato superiore al placebo nel trattamento di pazienti con artrite psoriasica nella forma attiva.

Nello studio, denominato SPIRIT-P1, ixekizumab ha aumentato la percentuale di pazienti che hanno ottenuto una risposta ACR20, rispetto al placebo.
Durante le 24 settimane di studio, i pazienti naive alla terapia con farmaci DMARD sono stati trattati con una di due dosi del farmaco o placebo. Con entrambe le dosi, ixekizumab si è dimostrato superiore al placebo nel miglioramento dei segni e dei sintomi della malattia, con una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi analizzati.

Nello studio, l’incidenza di eventi avveri era superiore con il farmaco. Il profilo di sicurezza di ixekizumab era consistente con quello osservato negli studi di fase III condotti in pazienti con psoriasi moderata-severa.

SPIRIT-P1 è un trial di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di ixekizumab in pazienti con artrite psoriasica non trattati precedentemente con DMARD. I partecipanti, che presentavano la malattia nella forma attiva da almeno 6 mesi, sono stati trattati con una dose da 160 mg sottocute del farmaco più una dose da 80 mg sottocute ogni due settimane o ogni 4 settimane.

I risultati completi dello studio verranno resi noti in occasione di un prossimo incontro scientifico sull’argomento.

Ixekizumab fa parte di una pattuglia di nuovi farmaci biologici che hanno come target l’IL-17 e che si affiancheranno agli attuali anti TNF ampiamente usati per la terapia delle patologia su base immunologica. Altri farmaci anti IL-17 sono secukinumab di Novartis, approvato dall’Ema lo scorso gennaio per il trattamento della psoriasi e brodalumab sviluppato da Amgen e AstraZeneca, che in uno studio di fase III ha dato risultati incoraggianti nella psoriasi e nell’artrite psoriasica. Stanno invece per entrare in fase III l’MK-3222 di Merck and Co. e guselkumab di Johnson & Johnson.