Artrite psoriasica, come varia la persistenza al trattamento con farmaci biologici ad un anno?

Stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Journal of Managed Care & Specialty Pharmacy, la maggior parte dei pazienti con artrite psoriasica (PsA) che inizia un trattamento ex novo con farmaci biologici (inibitori TNF-alfa o inibitore IL12/23) abbandona il trattamento prescritto nel corso del primo anno, suggerendo come la persistenza della terapia non risulti ottimale in questi pazienti.

Stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione sulla rivista Journal of Managed Care & Specialty Pharmacy, la maggior parte dei pazienti con artrite psoriasica (PsA) che inizia un trattamento ex novo con farmaci biologici (inibitori TNF-alfa o inibitore IL12/23) abbandona il trattamento prescritto nel corso del primo anno, suggerendo come la persistenza della terapia non risulti ottimale in questi pazienti.

Nello specifico, la percentuale di pazienti con PsA che ha abbandonato del tutto il trattamento con il farmaco biologico prescritto è stata pari al 27%, a fronte di un 23% di pazienti che è passata a trattamento con un altro farmaco biologico e di un 6% che ha interrotto il trattamento assegnato per poi riprenderlo successivamente.

Razionale e disegno dello studio
La persistenza al trattamento assegnato è un fattore importante per raggiungere outcome ottimali nei pazienti con PsA in terapia con farmaci biologici, hanno ricordato gli autori nell'introduzione al lavoro.

Lo studio in questione, avente un disegno osservazionale retrospettivo, si è avvalso dei dati amministrativi di dispensazione farmaci, contenuti in un database assicurativo sanitario USA, relativi a 1.235 pazienti adulti con PsA che avevano iniziato ex novo un trattamento con un farmaco biologico dal 2013 al 2015.

I pazienti, equamente distribuiti tra i due sessi e con un'età media di 50,3 anni, erano stati trattati con i farmaci biologici approvati per il trattamento della PsA al tempo di dispensazione della terapia farmacologica. Quasi la metà di questi (48%) era stata trattata con un etanercept, mentre il 24% e il 10% dei pazienti erano stati trattati, rispettivamente, con adalimumab e infliximab. Il resto era stato sottoposto a trattamento, invece, con golimumab, ustekinumab o certolizumab pegol.

Risultati principali
La durata media della persistenza al trattamento con il farmaco biologico inizialmente prescritto è stata appena di 246 giorni (circa 8 mesi).
Nello specifico, la persistenza al trattamento è risultata maggiore nei pazienti sottoposti a trattamento con infliximab (media= 293 giorni) e minore con certolizumab pegol (media= 207 giorni).

Tra i pazienti che, a 90 giorni, risultavano ancora in trattamento con il farmaco biologico inizialmente prescritto, quasi la metà ha avuto bisogno di iniziare un trattamento aggiuntivo, costituito prevalentemente da corticosteroidi (22%), oppioidi (17%) o FANS (13%) (farmaci ad azione anti-infiammatoria o analgesica).
Inoltre, nel 9,6% dei pazienti seguiti ad un anno è stata necessaria una titolazione verso l'alto del farmaco biologico utilizzato.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno notato come “i tassi elevati di abbandono e di switch terapeutici documentati a seguito dell'utilizzo di farmaci biologici, insieme ai tassi elevati di titolazione posologica verso l'alto, suggeriscano un'esperienza di impiego dei farmaci biologici non proprio ottimale nei pazienti con PsA”.

Per quanto lo studio in questione non abbia approfondito le case dei tassi elevati di abbandono o di switch terapeutico, studi precedenti di letteratura hanno individuato nell'insorgenza di eventi avversi e nella mancanza di efficacia le ragioni più comunemente riferite dai pazienti alla base del comportamento sopra citato.

A questo riguardo, i ricercatori ipotizzano che “un controllo insufficiente della sintomatologia potrebbe portare i pazienti ad interrompere il trattamento con farmaci biologici, contribuendo alla progressione di malattia”.

“Di qui – aggiungono – la necessità di effettuare studi ulteriori per monitorare gli outcome dei pazienti, comprendere le ragioni dell'abbandono o dello switch terapeutico con farmaci biologici e valutare l'impatto del controllo insufficiente del dolore e dell'infiammazione”.

Pertanto, alla luce di queste considerazioni, i ricercatori ipotizzano che possa essere importante in questa popolazione di pazienti con PsA prendere in considerazione il ricorso a terapie concomitanti o, come extrema ratio, alternative agli inibitori di TNF-alfa e agli inibitori di IL12/23.

NC

Bibliografia
Walsh JA et al. Treatment Patterns Among Patients with Psoriatic Arthritis  Treated with a Biologic in the United States: Descriptive  Analyses from an Administrative Claims Database J Manag Care Spec Pharm. 2018 Mar 20. doi: 10.18553/jmcp.2018.17388.
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