Artrite psoriasica, ixekizumab migliora sia l'entesite che la dattilite

In pazienti affetti da artrite psoriasica (PsA) con entesite o dattilite pre-esistenti, il trattamento quindicinale o mensile con ixekizumab, al dosaggio di 90 mg, č in grado di migliorare in modo significativo le succitate manifestazioni di malattia psoriasica. Queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato su Arthtitis Research & Therapy.

In pazienti affetti da artrite psoriasica (PsA) con entesite o dattilite pre-esistenti, il trattamento quindicinale o mensile con ixekizumab, al dosaggio di 90 mg, è in grado di migliorare in modo significativo le succitate manifestazioni di malattia psoriasica.

Queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato su Arthtitis Research & Therapy.

Razionale e disegno dello studio
“I farmaci biologici sono notoriamente efficacie nei pazienti con entesite e/o dattilite attiva – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro – e sono ora raccomandanti nei pazienti con risposta insoddisfacente ai FANS e ai corticosteroidi”.

Ixekizumab, è un anticorpo monoclonale sviluppato per legarsi all’interleuchina 17A una proteina presente nel sistema immunitario dell'organismo e coinvolta negli effetti del sistema immunitario che causano la psoriasi, inclusa l'infiammazione.

La commissione europea ha approvato all'inizio dello scorso'anno ixekizumab per il trattamento degli adulti con artrite psoriasica attiva (PsA) intolleranti o che non abbiano avuto risposta a uno o più farmaci modificanti la malattia.

L’obiettivo di questa analisi post-hoc degli studi registrativi SPIRIT-P1 e SPIRIT-P2 è stato quello di analizzare gli outcome relativi alla dattilite e all’entesite in pazienti con PsA trattati con il farmaco.

A tal scopo, sono stati considerati i pazienti dei due studi registrativi menzionati, affetti da dattilite e/o entesite, che erano stato randomizzati al trattamento con ixekizumab - a cadenza quindicinale o mensile e alla dose di 80 mg dopo una dose di partenza pari al doppio – oppure a placebo.

I partecipanti ai due trial in questione che presentavano una risposta insoddisfacente al trattamento a 16 settimane dall’inizio dello studio, erano sottoposti a terapia di soccorso.

L’analisi post-hoc ha incluso 679 pazienti. Quelli con entesite o dattilite iniziali sono stati sottoposti a valutazione sia per le caratteristiche che per il carico di malattia mediante 2 indici ad hoc – Leeds Enthesitis Index o Leeds Dactilitys Index – valutati a 24 settimane. Successivamente, i ricercatori hanno determinato l’impatto dell’entesite e/o della dattilite sulla qualità della vita legata allo stato di salute, la funzione fisica e il dolore percepito.

Risultati principali
Dei 679 pazienti iniziali, 403, provenienti dai due trial, erano affetti inizialmente da entesite e 155 a dattilite. A 24 settimane, il 39% dei pazienti con entesite iniziale, trattato con ixekizumab a cadenza mensile, ha raggiunto la risoluzione della sintomatologia, rispetto al 35% di quelli trattati a cadenza quindicinale e al 21% dei pazienti del gruppo placebo.

Considerando i pazienti con dattilite all’inizio dello studio, è emerso che il 78% di quelli trattati con ixekizumab a cadenza mensile sperimentava la risoluzione della sintomatologia, rispetto al 65% di quelli trattati con l’anticorpo monoclonale a cadenza quindicinale e al 24% di quelli trattati nel gruppo placebo.

Non solo: tra tutti i pazienti trattati con placebo e ixekizumab, la risoluzione dell’entesite a 24 settimane è risultata associata a miglioramenti della funzione fisica e della qualità della vita legata allo stato di salute.

La risoluzione della dattilite, invece, è risultata associata a miglioramenti più contenuti.

Nello specifico, la variazione quadratica media dell’indice di disabilità HAQ-DI, rispetto al basale, è risultata pari a -0,44 nei pazienti con risoluzione dell’entesite e a -0,25 nei pazienti con risoluzione della dattilite.

Da ultimo, il miglioramento sulla scala VAS EuroQoL a 5 dimensioni è stato pari a 12,3 per quelli che hanno sperimentato la risoluzione della loro entesite e pari a 5,8 per quelli che non sono riusciti a raggiungere il risultato.

Tra i pazienti con dattilite, invece, il miglioramento è stato pari a 10,8 in quelli guariti e pari a 9,8 in quelli non guariti.

Riassumendo
In conclusione, il trattamento con ixekizumab a cadenza quindicinale e mensile è risultato associato a miglioramenti significativi dell’entesite e della dattilite in pazienti con entesite o dattilite pre-esistenti. La risoluzione della sintomatologia legata all’entesite, tuttavia, è risultata associata a miglioramenti della funzione dei pazienti, del dolore e della qualità della vita indipendenti dal trattamento utilizzato.

A questo riguardo, i ricercatori hanno addotto a parziale spiegazione di questa osservazione il fatto che alcuni fattori potrebbero aumentare la variabilità inter-individuale nella valutazione dell’entesite, come l’indentificazione dei punti di entesi l’intensità della pressione applicata, la soglia di dolore del paziente o la presenza di altre condizioni algiche concomitanti (es: fibromialgia). Inoltre, il Leeds Enthesitis Index limita l’individuazione dell’entesite a 6 siti, mentre altri indici misurano un numero maggiore di siti.

Nicola Casella

Bibliografia
Gladman DD et al. Ixekizumab and complete resolution of enthesitis and dactylitis: integrated analysis of two phase 3 randomized trials in psoriatic arthritis. Arthritis Research & Therapy201921:38
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