Artrite psoriasica, metanalisi suffraga efficacia nuovi inibitori interleuchine

Clazakizumab (nuovo inibitore di IL-6), ustekinumab (inibitore di IL-12/23) e gli inibitori di IL-17A (secukinumab, brodalumab e ixekizumab) sono agenti efficaci e generalmente ben tollerati nel trattamento dell'artrite psoriasica (PsA). La conferma viene da una rassegna sistematica della letteratura, con annessa metanalisi, di recente pubblicazione sulla rivista the Journal of Clinical Rheumatology, che suffraga l'allargamento dell'armamentario terapeutico a disposizione di questa malattia multiforme, e della possibilitÓ di raggiungere un maggior numero di pazienti, in un'ottica di maggiore personalizzazione del trattamento.

Clazakizumab (nuovo inibitore di IL-6), ustekinumab (inibitore di IL-12/23) e gli inibitori di IL-17A (secukinumab, brodalumab e ixekizumab) sono agenti efficaci e generalmente ben tollerati nel trattamento dell'artrite psoriasica (PsA).

La conferma viene da una rassegna sistematica della letteratura, con annessa metanalisi, di recente pubblicazione sulla rivista the Journal of Clinical Rheumatology, che suffraga l'allargamento dell'armamentario terapeutico a disposizione di questa malattia multiforme, e della possibilità di raggiungere un maggior numero di pazienti, in un'ottica di maggiore personalizzazione del trattamento.

Razionale dello studio
La PsA, è una condizione che può causare infiammazione persistente, danno articolare progressivo, disabilità e alterazione della qualità della vita.

In passato, il trattamento standard di questa condizione si basava sull'impiego di FANS, steroidi e alcune DMARDs, mutuando paradigmi di trattamento in larga parte dalla terapia delle artriti periferiche nell'artrite reumatoide (2).

La situazione è profondamente cambiata con l'introduzione dei farmaci biologici, in particolare gli inibitori di TNF-alfa, che si sono rivelati molti efficaci nei vari domini di malattia (malattia cutanea e ungueale, entesite, artrite assiale e dattilite).

Non solo: il miglioramento dei segni e dei sintomi della malattia psoriasica ottenuto con questi farmaci ha portato anche ad un affinamento dei goal della terapia.

A differenza degli anni passati, infatti, quando anche un minimo miglioramento era considerato un successo, il trattamento attuale si propone il raggiungimento del più basso livello di attività di malattia, da conseguire per ciascun paziente e ciascun ambito (o dominio) della malattia. Inoltre, accanto ai segni e ai sintomi di malattia, sono considerati attualmente goal di trattamento anche l'ottimizzazione della qualità della vita (QoL), il mantenimento dello stato funzionale e la minimizzazione del danno articolare.

Il successo raggiunto con i farmaci anti-TNF ha acceso i riflettori della ricerca sull'immunopatogenesi della PsA, con il conseguente sviluppo di nuovi agenti terapeutici con meccanismi d'azione distinti.

Obiettivo di questa metanalisi, pertanto, è stato quello di passare in rassegna i dati di efficacia e sicurezza relativi al trattamento della PsA con questi nuovi inibitori citochinici: clazakizumab (inibitore IL-6), ustekinumab (IL-12/23) e degli inibitori di IL-17A (secukinumab, brodalumab e ixekizumab).

Disegno dello studio e risultati principali
I ricercatori hanno condotto una ricerca bibliografica esperta della letteratura, effettuata utilizzando i principali database bibliografici biomedici, finalizzata all'individuazione dei trial clinici randomizzati che avevano valutato l'efficacia dei farmaci sopra-indicati (risposta ACR20 a 24 settimane).

La ricerca della letteratura ha portato all'individuazione di 8 trial clinici per un totale di 2.722 individui. Nello specifico, 1896 partecipanti ai trial erano in trattamento con i nuovi inibitori citochinici (clazakizumab, ustekinumab, secukinumab, brodalumab e ixekizumab) mentre 826 erano nel gruppo placebo. I risk ratio relativi alle risposte ACR20/50/70 sono stati tutti in favore del trattamento attivo vs. placebo (ACR20= 2,02 – IC95%: 1,65-2,47; ACR50= 2,95 – IC95%= 2,23-3,73; ACR70= 5,14 – IC95%=3,28-8,06).

I ricercatori non hanno rilevato l'esistenza di eterogeneità significative tra i trial utilizzati per la metanalisi. L'analisi per sottogruppi, inoltre, ha dimostrato l'efficacia di questi farmaci soprattutto nei pazienti naive ai farmaci anti-TNF e in quelli con risposta insoddisfacente a questi ultimi.

Passando alla safety, invece, il numero di eventi avversi è risultato superiore nei gruppi sottoposti a trattamento attivo vs. i gruppi placebo. Gli AE registrati erano tutti di intensità lieve e tale da non richiedere un aggiustamento del trattamento (risk ratio= 1,17; IC95%= 1,06-1,28; P =0,001).

Infine, non sono state osservate differenze significative di abbandono del trattamento tra i vari gruppi.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato come la loro metanalisi abbia dimostrato l'efficacia e la tollerabilità dei nuovi inibitori citochinici nella gestione della PsA.

“Nonostante la metanalisi non prevedesse confronti testa-a-testa – aggiungono - i tassi di risposta di questi nuovi farmaci sono risultati simili a quelli precedentemente riportati con gli inibitori di TNF-alfa”.

Per quanto i farmaci anti-TNF siano ormai considerati una sorta di gold standard nel trattamento della PsA, in ragione della loro efficacia sui molteplici domini della malattia psoriasica, i nuovi inibitori citochinici fanno ben sperare in un ampliamento delle possibilità di cura di un numero più ampio di pazienti.

Di qui il suggerimento dei ricercatori di “...utilizzare i risultati delle analisi per sottogruppi della metanalisi come base per la messa a punto di trial clinici randomizzati ben disegnati”.

NC

Bibliografia
Bilal J et al. A systematic review and meta-analysis of efficacy and safety of novel interleukin inhibitors in the management of psoriatic arthritis [published online September 19, 2017]. J Clin Rheumatol. doi: 10.1097/RHU.0000000000000583
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