Il miglioramento significativo degli outcome dermatologici ottenuto nei pazienti con artrite psoriasica attraverso il trattamento con certolizumab pegol perdura per almeno 96 settimane. Il risultato arriva da un’analisi dello studio di fase III RAPID-PsA, presentata di recente ad Amsterdam in occasione del congresso annuale della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV).

L’analisi evidenzia, inoltre, un profilo di sicurezza in linea con i risultati ottenuti in studi a breve termine, compresi i risultati a 24 settimane dello studio RAPID-PsA. Gli eventi avversi emergenti nei pazienti trattati con l’anticorpo sono risultati simili per tipologia e frequenza a quelli osservati nei controlli, trattati con placebo, ad eccezione di un aumento delle infezioni minori del tratto respiratorio superiore nel gruppo trattato con il biologico, mentre non si sono verificati casi di tubercolosi.

"Non sono emersi nuovi problemi di sicurezza, nonostante l'aumento del tempo di esposizione al farmaco, fino a 96 settimane" ha detto Owen Davies, di UCB Pharma (azienda che produce il farmaco), presentando I dati.

RAPID-PsA è uno studio di fase III, tuttora in corso, che durerà in totale 216 settimane. Nel prime 24 settimane il trial è stato randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo. Lo studio è iniziato con 409 pazienti affetti da artrite psoriasica, nella metà dei quali non aveva funzionato, in precedenza, un farmaco antireumatico in grado di modificare il decorso della malattia (DMARD) non biologico, mentre l'altra metà non aveva risposto a due o più farmaci. Dei 273 pazienti trattati con certolizumab, l'80% ha completato sia le 48 sia le 96 settimane di trattamento, ha spiegato Davies.

Nella sua presentazione, l’autore si è focalizzato sugli outcome dermatologici, perché i risultati relativi all’artrite erano già stati presentati e proprio su questi si è basata l’approvazione di certolizumab per il trattamento dell'artrite psoriasica. Il biologico è approvato, inoltre, per il trattamento dell'artrite reumatoide, della spondilite anchilosante e della malattia di Crohn. Tuttavia, la durata dell’effetto del farmaco sulle manifestazioni cutanee psoriasiche dell’artrite psoriasica è un aspetto che finora non era stato affrontato.

In breve, dopo 12 settimane (endpoint primario per gli outcome articolari), la risposta ACR20 è stata del 55% nel gruppo trattato con certolizumab contro 24% nel gruppo placebo. Inoltre, il 35% dei pazienti trattati con l’anticorpo ha raggiunto una risposta ACR50 e il 20% una risposta ACR70. La risposta ACR nei pazienti trattati con certolizumab è risultata simile nei pazienti naïve agli anti-TNF e in quelli già trattati con questi biologici.

Al congresso di Amsterdam, Davies ha presentato in dettaglio i risultati dermatologici nei 166 pazienti con artrite psoriasica con almeno il 3% della superficie corporea interessata dalla psoriasi al basale. Questo sottogruppo era malato in media da 10 anni, aveva il 24% della superficie corporea interessato dalle lesioni psoriasiche e un punteggio iniziale del Psoriasis Area Severity Index (PASI) pari a 12.

Le risposte dermatologiche al farmaco sono risultate comparabili a prescindere dalla posologia utilizzata (200 mg per via sottocutanea ogni 2 settimane o 400 mg una volta ogni 4 settimane). Analogamente a quanto osservato per le risposte articolari, anche quelle cutanee a certolizumab sono risultate simili nei pazienti naive agli anti-TNF e in quelli già trattati con questi farmaci, ha riferito il ricercatore..

La risposta PASI 75 in questo gruppo di pazienti con artrite psoriasica con coinvolgimento cutaneo significativo è stata del 61% dopo 24 settimane, del 65% dopo 48 settimane e del 53% dopo 96 settimane. Il miglioramento è stato ancora maggiore nei 71 pazienti con coinvolgimento cutaneo più grave (cioè con un punteggio iniziale dell’indice PASI pari a 10 o superiore). I pazienti trattati con certolizumab hanno mostrato inoltre miglioramenti importanti del Physician Global Assessment e del Dermatology Life Quality Index.

Certolizumab è un frammento Fab-peghilato di un anticorpo monoclonale umanizzato anti-TNF alfa. Questo biologico, ha sottolineato Davies, è strutturalmente diverso da altri agenti anti-TNF attualmente disponibili, che sono anticorpi monoclonali IgG1 o, nel caso di etanercept, una proteina di fusione del recettore p75 del TNF-alfa con la frazione Fc dell’immunoglobulina umana IgG1. L’autore ha aggiunto che negli studi attualmente in corso si sta valutando se tali differenze strutturali si traducano anche in differenze cliniche.