Artrite psoriasica, nello studio SPIRIT ixekizumab supera l'anti TNF standard #EULAR19

Annunciati a Madrid nel corso del Congresso Europeo di Reumatologia i risultati del primo studio di superioritÓ di ixekizumab rispetto alla terapia standard (adalimumab), in pazienti affetti da artrite psoriasica.

Annunciati a Madrid nel corso del Congresso Europeo di Reumatologia i risultati del primo studio di superiorità di ixekizumab rispetto alla terapia standard (adalimumab), in pazienti affetti da artrite psoriasica.

Lo studio SPIRIT, un trial randomizzato e in doppio cieco di fase 3b/4, è il primo e unico trial H2H (Head-to-Head) che utilizza il dosaggio approvato sia per ixekizumab che per adalimumab e consente l’associazione concomitante con DMARD convenzionali. Lo studio conferma con ulteriori dati a supporto, come già anticipato dai top line results annunciati a dicembre dello scorso anno, il raggiungimento degli endopint primari per ixekizumab.

“L’artrite psoriasica è una malattia infiammatoria progressiva dovuta ad alterazioni del sistema immunitario e colpisce le articolazioni e la pelle di adulti spesso ancora in giovane età” afferma Maurizio Rossini, Professore di Reumatologia presso l’Università degli studi di Verona “I risultati dello studio SPIRIT-H2H evidenziano, in pazienti affetti da artrite psoriasica dopo 24 settimane di trattamento, una maggiore efficacia di ixekizumab rispetto ad adalimumab nella capacità di migliorare contemporaneamente le articolazioni e la pelle in termini di segni e i sintomi della malattia. Avere a disposizione dei dati di questo tipo può certamente rappresentare un elemento importante da tenere in considerazione nel momento della definizione del piano terapeutico per una paziente affetto da questa patologia”
L'endpoint primario dello studio ha dimostrato la superiorità di ixekizumab rispetto ad adalimumab nei pazienti che hanno ottenuto contemporaneamente una riduzione di almeno il 50% dell’attività della malattia come definita dall'American College of Rheumatology (ACR50) e una clearance cutanea completa misurata dall'Indice di gravità e area psoriasica (PASI 100).

“Trattandosi di una malattia multiforme che colpisce diverse parti del corpo, per i pazienti con artrite psoriasica, è particolarmente importante trovare un trattamento che sia efficace e coerente sia nell'alleviare i sintomi articolari debilitanti, sia nel migliorare al contempo anche la pulizia della pelle" sottolinea Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus (ANMAR) “Il ritardo nella diagnosi e la difficoltà nell’individuazione di un giusto trattamento, influiscono anche sullo stato emotivo delle persone affette da questa patologia. Speriamo quindi che i progressi della ricerca, come quelli dimostrati da questo studio, uniti al dialogo con gli specialisti, possano trovare presto le giuste soluzioni in grado di controllare i sintomi della malattia e rassicurare i pazienti sulla possibilità di gestire la malattia con il minor impatto possibile sulla loro qualità di vita”.

Lo studio SPIRIT-H2H ha coinvolto un totale di 566 pazienti con artrite psoriasica. I pazienti arruolati hanno ricevuto ixekizumab (n=234) o adalimumab (n=231) nella dose approvata per la artrite psoriasica per un totale di 52 settimane, con un’analisi primaria condotta a 24 settimane. I pazienti con artrite psoriasica che hanno anche soddisfatto i criteri di studio per la psoriasi a placche da moderata a grave hanno ricevuto ixekizumab (n=49) o adalimumab (n=52) alla dose approvata per la Psoriasi.

Dopo 24 settimane, la percentuale di pazienti che hanno ottenuto sia una riduzione di almeno il 50% dell'attività della malattia come definita dall'ACR50, sia la clearance cutanea completa come misurata dal PASI 100, era significativamente più alta per ixekizumab (36%) che per adalimumab (28%) (P<.05).

Ixekizumab è un anticorpo monoclonale IgG4 che si lega in modo selettivo alla citochina interleuchina-17A (IL-17A; <3 pM) e ne inibisce l’interazione con il recettore dell’IL-17. L’IL-17A è una citochina naturale coinvolta nelle normali risposte immunitarie e infiammatorie. Il farmaco biotecnologico inibisce il rilascio di chemochine e citochine proinfiammatorie.