Artrite psoriasica, risultati promettenti con bimekizumab, doppio inibitore IL-17A/17F #ACR2018

In pazienti con artrite psoriasica l'anticorpo monoclonale bimekizumab, un farmaco sviluppato dalla belga UCB che neutralizza sia l'interleuchina (IL) -17A che 17F, si č dimostrato molto efficace nel migliorare le manifestazioni cutanee e articolari della malattia, secondo i risultati dello studio di fase IIb BE ACTIVE presentato al congresso dell'American College of Rheumatology (ACR) che si č tenuto a Chicago.

In pazienti con artrite psoriasica l'anticorpo monoclonale bimekizumab, un farmaco sviluppato dalla belga UCB che neutralizza sia l'interleuchina (IL) -17A che 17F, si è dimostrato molto efficace nel migliorare le manifestazioni cutanee e articolari della malattia, secondo i risultati dello studio di fase IIb BE ACTIVE presentato al congresso dell’American College of Rheumatology (ACR) che si è tenuto a Chicago.

Alla settimana 12, secondo l’autore principale Christopher Ritchlin, dell'Università di Rochester, New York, in oltre il 46% dei pazienti è stato riscontrato un miglioramento del 50% nei segni e nei sintomi della malattia (ACR50). Entro la settimana 48, fino al 63% dei pazienti aveva risposte ACR50.

Inoltre, è stato osservato un miglioramento del 90% dell'indice Psoriasis Area and Severity Index (PASI90) fino al 54% dei pazienti alla settimana 12 e fino all'85% dei pazienti alla settimana 48.

«I risultati osservati con bimekizumab sono impressionanti, in quanto dimostrano il potenziale mantenimento a lungo termine di una risposta profonda nei rigorosi endpoint cutanei e articolari», ha affermato Ritchlin. «Gli esiti dello studio supportano ila validità della neutralizzazione di IL-17F in aggiunta a IL-17A nel trattamento dell'artrite psoriasica. Si tratta di una malattia grave e cronica, con una vasta gamma di sintomi muscolo-scheletrici e cutanei che può rendere difficile per i pazienti svolgere molte attività quotidiane, incidendo negativamente sulla qualità della vita complessiva. Nonostante la disponibilità di nuovi trattamenti, una parte sostanziale dei pazienti non riesce a raggiungere un adeguato controllo dei sintomi e quindi vi è un'importante necessità di nuove terapie in grado di alleviare in modo significativo le molte manifestazioni della malattia».

Merito della doppia inibizione della interleuchina
«Questi risultati sono sorprendenti», ha detto il reumatologo Roy Fleischmann del Southwestern Medical Center di Dallas, non coinvolto nello studio. «Le risposte ACR sono migliori di qualsiasi altra cosa abbia mai visto, compresi gli inibitori di IL-17 e del TNF. Terreste mai questo farmaco in considerazione per l’artrite reumatoide quando altri inibitori IL-17 hanno fallito?» ha domandato.

Gli agenti che hanno come bersaglio IL-17A come secukinumab e ixekizumab si sono dimostrati efficaci nelle malattie infiammatorie. Ma la logica della neutralizzazione di IL-17F in aggiunta a IL-17A risiede nel fatto che le due citochine condividono un'omologia strutturale del 50% e hanno simili funzioni pro-infiammatorie. Inoltre cooperano in modo indipendente con altre citochine per mediare l'infiammazione, ha spiegato Ritchlin.

Lo studio BE ACTIVE
Per valutare la possibilità di ottenere una maggiore soppressione dell'infiammazione nell’artrite psoriasica tramite la doppia inibizione dell’interleuchina 17, è stato condotto uno studio di dose-ranging noto come BE ACTIVE, che ha randomizzato 206 pazienti con malattia attiva a placebo o a una di quattro dosi di bimekizumab per via sottocutanea ogni 4 settimane (16 mg, 160 mg, 160 mg con una dose di carico di 320 mg o 320 mg). La fase in doppio cieco dello studio consisteva nelle prime 12 settimane, dopodiché i pazienti che ricevevano placebo o 16 mg venivano passati a una delle dosi più elevate fino alla 48a settimana.

L'età media dei pazienti era di 50 anni e la durata media della malattia era di 7 anni. Avevano una media di 22 articolazioni dolenti e 12 articolazioni tumefatte. In quasi il 20% dei soggetti un precedente trattamento con un inibitore del fattore di necrosi tumorale (TNF) era stato inefficace.

Risultati evidenti con bimekizumab
Alla settimana 12, sono state osservate risposte ACR50 nel 7%, 27%, 42% (p<0,01 vs placebo) 46% (p<0,001 vs placebo) e 24% dei pazienti rispettivamente nei gruppi placebo, 16 mg, 160 mg, 160 mg più dose di carico e 320 mg, mentre le risposte PASI75 sono state osservate nel 7%, 45%, 64%, 77% e 73% dei casi (p<0,01 per tutti vs placebo).

Alla settimana 24, il 45% dei pazienti che erano stati passati dal placebo a bimekizumab 160 mg aveva risposte ACR50, così come il 50% di quelli passati alla dose di 320 mg.

Alla settimana 48, le percentuali di risposta ACR20, 50 e 70 erano 70%, 55% e 43% per la dose da 160 mg, 73%, 57% e 46% per la dose da 160 mg più il carico e 76 %, 63% e 39% per i 320 mg.

Inoltre, le percentuali di risposta PASI90 alla settimana 48 erano del 70% per entrambi i gruppi da 160 mg e dell’85% per la dose da 320 mg.

Sono stati riportati eventi avversi gravi nel 4,4% dei pazienti fino alla 48a settimana e il più comune evento avverso dovuto al trattamento è stato la rinofaringite. La candidosi orale è stata osservata nel 4,9% dei soggetti, ma non ci sono stati casi di malattia infiammatoria intestinale, eventi cardiaci maggiori o decessi.

Bibliografia

Ritchlin CT et al. Dual neutralization of IL-17A and IL-17F with bimekizumab in patients with active PsA: results from a 48-week phase 2b, randomized, double-blind, placebo-controlled, dose-ranging study. ACR 2018; abstract L17.