Artrite psoriasica, risultati promettenti in fase 2 per guselkumab

Ortopedia e Reumatologia

Pubblicati su Lancet i risultati di un trial di Fase 2 secondo i quali guselkumab, un anticorpo monoclonale anti-IL 23, sarebbe in grado di migliorare sia la sintomatologia articolare che quella cutanea in pazienti artrite psoriasica attiva. Tali risultati fanno pertanto ben sperare nella prossima estensione d'impiego di questo farmaco a tutto lo spettro della malattia psoriasica (alla fine dello scorso anno la Commissione europea ha approvato il farmaco biotecnologico per la terapia di pazienti adulti con psoriasi da moderata a severa candidati alla terapia sistemica).

Sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Lancet i risultati di un trial di Fase 2 secondo i quali guselkumab, un anticorpo monoclonale anti-IL 23, sarebbe in grado di migliorare sia la sintomatologia articolare che quella cutanea in pazienti artrite psoriasica (PsA) attiva. Tali risultati fanno pertanto ben sperare nella prossima estensione d'impiego di questo farmaco a tutto lo spettro della malattia psoriasica (alla fine dello scorso anno la Commissione europea ha approvato il farmaco biotecnologico guselkumab per la terapia di pazienti adulti con psoriasi da moderata a severa candidati alla terapia sistemica).

Informazioni su guselkumab
Guselkumab è il primo farmaco che inibisce in maniera selettiva l’interleukina-23, una citochina che gioca un ruolo chiave nella psoriasi. L'interleuchina (IL)-23 è una citochina eterodimerica composta da una distinta subunità p19 e da una subunità p40, che condivide con l'IL-12. Sembra che l’interleuchina-23, un tipo di molecola di segnalazione immunitaria, inizi una cascata di interazioni che conducono all’ infiammazione della pelle, eccessiva crescita delle cellule della pelle e dilatazione dei vasi sanguigni.

Il farmaco viene somministrato ogni 8 settimane sotto forma di iniezione sottocutanea, dopo due dosi iniziali alla settimana 0 e 4.

Disegno dello studio
Lo studio di Fase 2 appena pubblicato su the Lancet, randomizzato, in doppio cieco, controllato vs. placebo e multicentrico, si è proposto di valutare l'efficacia e la sicurezza di guselkumab rispetto al placebo in pazienti adulti con PsA attiva e un'area corporea cutanea (BSA) interessata da psoriasi di dimensioni non inferiori al 3%, nonostante il trattamento pregresso con le opzioni standard (SoC), compresi quelli precedentemente trattati con farmaci anti-TNF.

I pazienti (n=149) sono stati randomizzati, secondo uno schema 2:1, al trattamento con guselkumab 100 mg o placebo sottocute all'inizio del trial, dopo 4 settimane e poi a cadenza bimestrale fino al raggiungimento della 44esima settimana.

A 16 settimane dall'inizio dello studio, i pazienti di entrambi i gruppi con un miglioramento inferiore al 5% rispetto alle condizioni iniziali della conta articolare (articolazioni tumefatte e dolenti) erano eleggibili per uno switch terapeutico in aperto al trattamento con ustekinumab.

L'endpoint primario dello studio era rappresentato dalla proporzioni di pazienti con risposta ACR20 alla 24esima settimana.

Dopo questo time-point, tutti i pazienti rimanenti allocati inizialmente al gruppo placebo sono passati a trattamento con guselkumab 100 mg, somministrato di nuovo alla 28esima settimana, e poi a cadenza bimestrale fino alla fine dello studio (44 settimane).

La visita finale di follow-up post-trattamento è stata condotta nel corso della 56esima settimana.

Risultati principali di efficacia
Lo studio ha soddisfatto tutti gli endpoint primari e secondari a 24 settimane, con alcuni pazienti che hanno raggiunto un miglioramento tempestivo e significativamente significativo della malattia articolare e di quella cutanea già a partire dalla quarta settimana.

A 24 settimane, inoltre, sono migliorati, grazie al trattamento con guselkumab, alcuni segni e sintomi di PsA quali la conta articolare (articolazioni tumefatte e dolenti), il dolore e la funzione fisica (misurata mediante punteggio HAQ-DI), come pure l'indice PASI.

Ecco nel dettaglio, una sintesi dei risultati numerici ottenuti:
- la risposta ACR20 (endpoint primario) e ACR50 sono state raggiunte, rispettivamente, dal 58% e dal 34% dei pazienti trattati con guselkumab. Nel gruppo placebo, invece, le risposte ACR20/50 sono state raggiunte, rispettivamente, dal 18% e dal 10% dei pazienti.
- Il miglioramento medio dei punteggi HAQ-DI (range 0-3) è stato pari a 0,42 per il gruppo trattato con guselkumab e a 0,06 per il gruppo placebo (p=0,0002).
- Il 66% dei pazienti trattati con guselkumab ha raggiunto la risposta PASI90 (risoluzione quasi completa della placca cutanea psoriasica) rispetto al 6% dei pazienti del gruppo placebo (p<0,0001).
- I pazienti trattati con guselkumab hanno sperimentato miglioramenti significativi della dattilite e dell'entesite. In particolare, sul totale dei pazienti con dattilite all'inizio dello studio, il 55% è andato incontro a risoluzione completa della dattilite rispetto al 17% dei pazienti del gruppo placebo (p=0,0014). Sul totale dei pazienti con entesite all'inizio dello studio, invece, il 57% ha sperimentato la risoluzione completa di questa condizione vs. 29% del gruppo placebo.
- La percentuale di pazienti che ha raggiunto la condizione di minima attività di malattia (MDA) è stata pari al 23% nel gruppo trattato con guselkumab rispetto al 2% di quelli del gruppo placebo (p=0,001) nel corso delle prime 24 settimane dello studio. Inoltre, i pazienti in trattamento con l'anticorpo monoclonale hanno sperimentato miglioramenti significativi delle misure di salute fisica e mentale (punteggi sottoscale SF-36).
- I risultati di efficacia si sono mantenuti fino alla visita finale del trial (56esima settimana).

Risultati principali di safety                                                                                                         
Nel corso delle prime 24 settimane del trial, il 36% dei pazienti in trattamento con guselkumab ha sperimentato eventi avversi rispetto al 33% di quelli afferenti al gruppo placebo.

Alla visita di controllo finale (56 settimane), il 40% dei pazienti in trattamento con l'anticorpo monoclonale è andato incontro ad AE (prevalentemente infezioni).

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno affermato che guselkumab, già dimostratosi efficace e approvato per la psoriasi in Europa e negli USA, sembra  avere anche efficacia nel trattamento del dolore e della disabilità associati alla PsA. Ciò suffraga un corpo crescente di evidenze che suggeriscono come IL-23 possa rappresentare un target critico per il trattamento della PsA. E' auspicabile che quanto osservato in questo trial di fase 2 possa trovare ulteriori conferme dal programma di studi di fase 3 che Janssen Biotech sta portando avanti.

Nicola Casella

Bibliografia
Deodhar A et al. Efficacy and safety of guselkumab in patients with active psoriatic arthritis: a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 2 study.Lancet Volume 391, No. 10136, p2213–2224, 2 June 2018
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