Artrite psoriasica, Ustekinumab OK nella real life: dati preliminari studio PsABio#EULAR2018

PsABIO: questo l'acronimo (PsA: artrite psoriasica; Bio=farmaci biologici) di uno studio internazionale osservazionale real life, che ha coinvolto 8 nazioni europee tra le quali l'Italia, che si è proposto di valutare, efficacia, sicurezza e persistenza della terapia con farmaci biologici in pazienti affetti da artrite psoriasica. Nel corso dell'ultimo congresso EULAR sono stati presentati i dati preliminari relativi ai primi 600 pazienti.

PsABIO: questo l'acronimo (PsA: artrite psoriasica; Bio=farmaci biologici) di uno studio internazionale osservazionale real life, che ha coinvolto 8 nazioni europee tra le quali l'Italia, che si è proposto di valutare, efficacia, sicurezza e persistenza della terapia con farmaci biologici in pazienti affetti da artrite psoriasica.

Nel corso dell'ultimo congresso EULAR sono stati presentati i dati preliminari relativi ai primi 600 pazienti reclutati nello studio (la fase di reclutamento avrà termine con il raggiungimento di un campione di 1.000 pazienti) che hanno fatto una sorta di “fotografia” delle caratteristiche al basale di questi pazienti, sviscerando alcune differenze di efficacia e persistenza in terapia tra i farmaci biologici attualmente in uso (farmaci anti-TNF e ustekinumab, inibitore di IL12/IL23 (1,2).

Artrite psoriasica: la rivoluzione del trattamento con i farmaci biologici
L'artrite psoriasica (PsA) è una condizione che può causare infiammazione persistente, danno articolare progressivo, disabilità e alterazione della qualità della vita.

In passato, il trattamento standard di questa condizione si basava sull'impiego di FANS, steroidi e alcune DMARDs, mutuando paradigmi di trattamento in larga parte dalla terapia delle artriti periferiche nell'artrite reumatoide.

La situazione è profondamente cambiata con l'introduzione dei farmaci biologici, in particolare gli inibitori di TNF-alfa, che si sono rivelati molti efficaci nei vari domini di malattia (malattia cutanea e ungueale, entesite, artrite assiale e dattilite).

Non solo: il miglioramento dei segni e dei sintomi della malattia psoriasica ottenuto con questi farmaci ha portato anche ad un affinamento dei goal della terapia.

A differenza degli anni passati, infatti, quando anche un minimo miglioramento era considerato un successo, il trattamento attuale si propone il raggiungimento del più basso livello di attività di malattia, da conseguire per ciascun paziente e ciascun ambito (o dominio) della malattia. Inoltre, accanto ai segni e ai sintomi di malattia, sono considerati attualmente goal di trattamento anche l'ottimizzazione della qualità della vita (QoL), il mantenimento dello stato funzionale e la minimizzazione del danno articolare.

Dal momento che i farmaci anti-TNF possono non essere efficaci in un paziente su 2 affetto da PsA , la ricerca ha acceso i riflettori sull'immunopatogenesi della PsA, con il conseguente sviluppo di nuovi agenti terapeutici con meccanismi d'azione distinti.

Ustekinumab, come è noto, già approvato nel trattamento della malattia psoriasica (psoriasi e artrite psoriasica) nonché del morbo di Crohn, ha come bersaglio terapeutico due citochine (IL-12 e IL-23), legandosi alla subunità p40 condivisa da entrambe.

Obiettivo dello studio PsABio: fare una “fotografia” sull'impiego, nella pratica clinica reale, dei farmaci biologici nella PsA
La mancanza di dati real-world a lungo termine sull'impiego di ustekinumab e degli inibitori di TNF-alfa nei pazienti con PsA ha sollecitato la messa a punto di questo studio che, come ha ricordato ai nostri microfoni la prof.ssa Elisa Gremese (professore associato presso la Facolta di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica Sacro Cuore, Roma): “si è proposto di valutare l'efficacia, la tollerabilità le persistenza del trattamento con ustekinumab e i farmaci anti-TNF in un'ampia coorte multinazionale europea di pazienti con PsA che iniziavano un trattamento di prima, seconda o terza line con DMARDb nella pratica clinica reale” (fig.1).

“I dati presentati al Congresso – ha aggiunto la prof.ssa Gremese, provengono da un'analisi ad interim che si è proposta di descrivere il profilo al basale di 563 pazienti finora reclutati tra la fine di dicembre del 2015 e il mese di agosto 2017 dei 1.000 pazienti originariamente previsti dal protocollo (la fase di reclutamento sarà completata nei prossimi mesi)”.

Ustekinumab somministrato in pazienti con malattia più aggressiva e resistente a trattamenti pregressi
Su 563 pazienti finora reclutati nello studio, 278 sono stati sottoposti nel periodo temporale analizzato a trattamento con ustekinumab e 285 con inibitori di TNF-alfa.

Questi ultimi sono stati somministrati più frequentemente come farmaci di prima linea rispetto ad ustekinumab (56,8% vs. 39,2%) (fig.2): “Ciò indica – spiega la prof.ssa Gremese – che ustekinumab è stato utilizzato in una percentuale maggiore di pazienti che avevano già fallito un trattamento di prima o seconda linea, ovvero pazienti con malattia di più lunga durata e più aggressiva in quanto più resistente alle terapie farmacologiche precedenti”.

Differenze tra gruppi di trattamento in termini di attività malattia, sottotipi PsA e comorbilità
L'attività di malattia è risultata di entità moderata-elevata in entrambi i gruppi di trattamento. Quanto ai sottotipi di PsA, sono prevalse le forme poliarticolari in entrambi i gruppi di trattamento, anche se, nel gruppo trattato con ustekinumab, si è avuto anche un maggior coinvolgimento assiale, cutaneo e ungueale di malattia.

Quanto alle comorbilità, anche in questo caso le percentuali sono risultate sovrapponibili tra i due gruppi, con una maggior frequenza di manifestazione di comorbilità CV (prevalentemente obesità, ipertensione e dislipidemia) (tab.1) (box)

Dati preliminari di efficacia
Nel corso del congresso sono stati resi noti anche i dati preliminari di efficacia a 6 mesi relativi a 152 pazienti (su 278) trattati con ustekinumab e di 151 pazienti (su 285) trattati con farmaci anti-TNF, dai quali è emerso come i pazienti sottoposti a trattamento con inibitore di IL12/IL23 o con inibitore di TNF-alfa mostravano miglioramenti statisticamente e numericamente significativi di alcune misure di outcome dopo 6 mesi in un setting real-world, indipendentemente dal fatto che il trattamento in questione venisse utilizzato come trattamento di prima o di seconda, terza linea (tab.2).

Riassumendo
Dai dati preliminari dello studio PsaBIO, emerge, quindi, che:
- i pazienti dello studio, sottoposti a trattamento con DMARDb, si caratterizzano per un'attività di malattia di grado moderata-severo e per il riscontro di sottotipi sovrapponibili di PsA, prevalentemente malattia poliarticolare
- le comorbilità, soprattutto CV, sono molto comuni
- rispetto ai pazienti trattati con farmaci anti-TNF, i pazienti trattati con ustekinumab ricorrono a questo farmaco come opzione di terapia biologica di seconda-terza linea e in pazienti con maggior coinvolgimento assiale e cutaneo di malattia

Con il completamento della fase di arruolamento dello studio, prevista entro l'estate, continuerà la fase di follow-up per altri 6 mesi, alla fine dei quali verrà effettuata una nuova valutazione di efficacia, sicurezza e persistenza al trattamento assegnato.

Bibliografia
1) Gossec L et al. Biologic DMARDS and psoriatic arthritis in Europe in 2016/2017: Characteristics of patients starting TNF-inhibitors or ustekinumab in the ongoing PsABio Observational Cohort Study.
2) Smolen JS et al. Ustekinumab and TNF inhibitors in psoriatic arthritis: first follow-up data from a routine case study in 8 European Countries (PSABIO)