I risultati di uno studio retrospettivo italiano, pubblicato online sulla rivista Arthritis Care & Research, hanno documentato, in pazienti con artrite reumatoide (AR) e infezione concomitante da virus dell'epatite B (HBV) inattivo, l'efficacia e la sicurezza del trattamento con abatacept per 2 o più anni anche in assenza di profilassi antivirale.

La pubblicazione di questi dati avviene a pochi giorni dalla recente pubblicazione dell'update delle Linee Guida (LG) relative al trattamento dell'AR, che includono anche alcune raccomandazioni relative al trattamento di alcune condizioni di comorbidità associate all'AR, delle quali l'infezione da HBV è una delle più frequenti.

L'AR con infezione concomitante da HBV rappresenta spesso un problema terapeutico di non poco conto in ragione del rischio di riattivazione di HBV sotto trattamento immunosoppressivo.

Se l'esperienza clinica con i farmaci anti-TNF conferma l'assunto precedente, d'altro canto i dati disponibili per i nuovi farmaci biologici al riguardo sono ancora limitati, di tipo aneddotico  e spesso tra loro confliggenti.

Abatacept è una proteina di fusione costituita dalla porzione Fc della immunoglobulina G1 e dal dominio extracellulare dell'antigene 4 del linfocita T citotossico.
La molecola è un modulatore selettivo della co-stimolazione delle cellule T, disponibile in Italia per il trattamento dell'AR dal 2007, prevenendo l'attivazione di queste cellule mediante blocco dei segnali di co-stimolazione che sono coinvolti sia nella patogenesi dell'AR che nel controllo di alcune infezioni, quali quella sostenuta da HBV.

Obiettivo di questo studio osservazionale retrospettivo è stato quelli di valutare il profilo di safety di abatacept in pazienti con AR e infezione concomitante da HBV.

A tal scopo, i ricercatori hanno passato in rassegna le cartelle cliniche relative a pazienti provenienti da 11 centri di Reumatologia dislocati sul territorio italiano.
Tale lavoro preliminare ha portato all'identificazione di 62 donne e 10 uomini affetti da AR, trattati con abatacept, portatori di malattia da HBV inattiva (65,3%), o di HBV occulto (anti-core positivi) o affetti da epatite attiva cronica (5,6%).

I pazienti avevano un'età media di 63 anni e una durata media di malattia pari a 12 anni. Il trattamento pregresso, prima del reclutamento, era costituito, rispettivamente, da uno, due o tre farmaci biologici diversi nel 23,6%, 45,8% e 19,4% dei casi. I pazienti rimanenti, invece, erano trattati per la prima volta con un farmaco biologico, e il farmaco usato era proprio abatacept.

Due pazienti su tre erano trattati anche con metotressato (MTX), mentre un numero relativamente piccolo di pazienti era trattato con altri DMARD convenzionali come leflunomide o sulfasalazine.
Più dell'80% dei pazienti, inoltre, era sottoposto anche a terapia con steroidi a basse dosi.

All'inizio dello studio, i valori dei test di funzionalità epatica erano compresi nel range di normalità per tutti i pazienti, e il DNA virale era estremamente ridotto o non rilevabile, eccezion fatta per i pazienti con epatite attiva.

I 4 pazienti con malattia cronica attiva erano sottoposti a terapia antivirale con adefovir o tenofovir.

Nove portatori inattivi del virus e 4 portatori di virus occulto, invece, sono stati sottoposti a profilassi antivirale con lamivudina, mentre i 55 pazienti rimanenti non hanno osservato questa misura profilattica.

Alla fine del periodo di follow-up, è stato osservato che 49 pazienti erano ancora in trattamento con abatacept e i dati delle 316 visite di follow-up hanno dimostrato che il trattamento con abatacept era sicuro: nessun paziente, infatti, è andato incontro a riattivazione dell'epatite B.

Inoltre, il punteggio DAS28 a 24 mesi è stato pari a 2,3, ad indicare che il trattamento con abatacept è stato in grado di indurre remisione di malattia attiva.

Approfondendo l'analisi dei dati, è emerso che le interruzioni del trattamento con abatacept (osservate in 23 pazienti) erano dovute a mancanza di efficacia del trattamento, decisione soggettiva/perdita al follow-up o a causa di eventi avversi non legati all'infezione da HBV.

Nel commentare i risultati, gli autori hanno ribadito come “...lo studio suffraghi l'esistenza di un favorevole profilo di safety per abatacept nei pazienti con sieropositività ad HBV, indipendentemente o meno dal trattamento profilattico antivirale”.

Inoltre, nella discussione del lavoro, hanno suggerito per il trattamento dei pazienti sieropositivi ad HBV e candidati al trattamento con abatacept:
- l'aggiunta di analoghi nucleosidici/nucleotidici in presenza di epatite attiva
- un trattamento profilattico con lamivudina se portatori inattivi prima del trattamento
- un'attenta sorveglianza se portatori di virus occulto

E' necessario, a questo punto, effettuare studi prospettici (anziché retrospettivi e osservazionali), dimensionati ad hoc, che siano in grado di confermare questi risultati preliminari.

Bibliografia
Padovan M, et al "Safety of abatacept in rheumatoid arthritis with serological evidence of past or present hepatitis B virus infection" Arthritis Care Res 2015; DOI: 10.1002/acr.22786.
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http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/acr.22786/abstract