In occasione del congresso della European League Against Rheumatism (EULAR), conclusosi da poco a Berlino, Abbott ha annunciato i risultati di due studi a lungo termine, in aperto, che hanno valutato i risultati di un trattamento con adalimumab durato fino a 10 anni in pazienti con artrite reumatoide (AR) di gravità medio-alta. I due studi, chiamati DE019 e DE020, sono tra i più lunghi in aperto fatti finora sull’AR.


In entrambi sono stati valutati i miglioramenti dei segni e sintomi della malattia, quali il dolore, il gonfiore e la rigidità articolare, così come la funzionalità fisica e il raggiungimento della remissione clinica.


Dopo una terapia con adalimumab durata fino a 10 anni, i partecipanti ai due studi hanno continuato a mantenere i miglioramenti dell'attività della malattia e in entrambi i trial più della metà dei pazienti che hanno proseguito il trattamento con l’anticorpo per un massimo di 10 anni hanno raggiunto la remissione clinica (DAS28 < 2,6), osservata nel 59,6% dei pazienti nello studio DE019 e nel 57,2% di quelli dello studio DE020.

Nel primo dei due trial è stata valutata anche la capacità di adalimumab di inibire la progressione del danno radiologico. I pazienti trattati per 10 anni con l’anticorpo e per il quale erano disponibili le radiografie al basale e a 10 anni hanno mostrato una variazione media di 2,8 punti dello score totale di Sharp modificato (mTSS).

Inoltre, in questo studio, i pazienti che nel primo anno (durante la fase randomizzata dello studio) sono stati trattati con adalimumab più metotrexate (MTX) hanno mostrato una minore progressione del danno radiografico (misurato come variazione media dell’mTSS) a 10 anni rispetto ai pazienti trattati in quella fase con placebo più MTX.

Lo studio DE019 è un trial di fase III, controllato e randomizzato in cui i pazienti con AR di lunga durata e una risposta inadeguata al MTX sono stati trattati per un anno con adalimumab 40 mg a settimane alterne (ADA-40), adalimumab 20 mg una volta alla settimana (ADA-20) oppure placebo, in tutti e tre i casi in combinazione con MTX.

Questa prima fase dello studio ha dimostrato la superiorità clinica e radiografica della combinazione adalimumab più MTX rispetto al placebo più MTX. Dei 619 pazienti che hanno partecipato a questa prima fase randomizzata dello studio, 202 (il 32,6%) hanno continuato ad assumere adalimumab in combinazione con MTX fino a raggiungere i 10 anni di terapia.

Gli autori hanno valutato gli outcome clinici e funzionali misurando le variazioni del DAS28 e dell’Health Assessment Questionnaire Disability Index (HAQ-DI), che è una misura della funzionalità fisica del paziente, e il danno radiografico al basale, dopo un anno e dopo 8 e 10, misurando le variazioni dell’mTSS.

Dopo 10 anni nello studio, i pazienti avevano un DAS28 medio di 2,6, un HAQ-DI medio di 0,7 e hanno ottenuto una variazione media dell’mTSS pari a 2,8. Più della metà dei pazienti che hanno continuato il trattamento con adalimumab per un massimo di 10 anni (il 59,6%) ha raggiunto la remissione clinica.

Nello studio, fa sapere Abbott, non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza correlati a un’esposizione al farmaco di durata fino a 10 anni.

Lo studio DE020 è invece un trial di follow-up a lungo termine, in aperto, nel quale sono stati coinvolti in totale 846 pazienti che avevano partecipato a quattro studi precedenti (tra cui i trial ARMADA e STAR e due studi più piccoli) facenti parte del programma di sviluppo di adalimumab ed effettuati in tutti e quattro i casi su pazienti con AR attiva e una risposta inadeguata al MTX e/o ad altri farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD). Dopo l’arruolamento nello studio DE020, i pazienti potevano fare anche una terapia integrativa con DMARD a discrezione dei ricercatori.

In questo caso, gli autori hanno valutato le risposte cliniche e funzionali misurando la risposta ACR 20, ACR50 e ACR70, la percentuale di pazienti con DAS28 <3,2 (indice di una bassa attività di malattia), con DAS28 < 2,6 e quella dei pazienti con HAQ-DI < 0,5 a 10 anni.

In totale, i partecipanti che hanno completato 10 anni di terapia con l’anticorpo sono stati 286 (il 33,85). I pazienti che avevano un DAS28 < 2,6 dopo 10 anni sono risultati il 57,2%, mentre quelli con un DAS28 < 3,2 e un HAQ-DI < 0,5 sono stati il 37,3%.

Al basale, il DAS28 medio era pari a 5,7, indice di un’attività elevata della malattia. Dopo 10 anni di trattamento con adalimumab, il DAS28 medio a è risultato, come nello studio DE019, uguale a 2,6, mentre il punteggio medio dell’HAQ-DI, che al basale era pari a 1,4, è sceso a 0,8.

Inoltre, le risposte ACR20, ACR50 ACR70 sono state rispettivamente del 78,6%, 55,5% e 32,8%, mentre i pazienti che hanno raggiunto un DAS28 ≤ 3,2 sono stati il 71,2% e quelli con un HAQ-DI < 0,5 il 42,4%.

Di nuovo, anche in questo studio, non sono emersi nuovi segnali di sicurezza correlati a un’esposizione al farmaco di durata fino a 10 anni e le percentuali di eventi avversi sono risultate in linea con il profilo di sicurezza noto di adalimumab.