Artrite reumatoide, attivitą fisica ne riduce il rischio nel sesso femminile

Livelli elevati di attivitą fisica potrebbero associarsi ad una riduzione del rischio di insorgenza di artrite reumatoide (AR) nel sesso femminile, stando ai risultati di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology.

Livelli elevati di attività fisica potrebbero associarsi ad una riduzione del rischio di insorgenza di artrite reumatoide (AR) nel sesso femminile, stando ai risultati di uno studio pubblicato su Arthritis & Rheumatology.

Gli effetti sono stati documentati solo nel sesso femminile in quanto lo studio ha valutato retrospettivamente i dati relativi alle partecipanti ad uno studio osservazionale epidemiologico Nurses’ Health Study II (1989-2015) che aveva reclutato solo donne.

Nello specifico, i ricercatori hanno raccolto informazioni sull’esposizione all’attività fisica delle donne incluse nello studio e su alcune covariate, servendosi di questionari somministrati a cadenza biennale.

Le cartelle cliniche relative alle partecipanti allo studio che avevano auto-riferito la presenza di AR nel questionario e che erano risultate positive alla presenza di malattia attraverso una survey aggiuntiva, sono state sottoposte al vaglio di due reumatologi indipendenti allo scopo di confermare la diagnosi di malattia.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dall’entità della riduzione di AR osservata in donne che svolgevano attività fisica ricreativa da lungo tempo (2-8 anni prima della diagnosi di malattia).

Per fare ciò, i ricercatori hanno calcolato, mediante analisi di regressione di Cox, gli hazard ratio dei fenotipi sierologici di AR (malattia sieropositiva, sieronegativa, combinazione dei casi) in base alla categorizzazione dell’attività fisica svolta, aggiustando i dati in base al BMI a 18 anni e alla presenza di possibili fattori confondenti variabili nel corso del tempo.

Su 113.366 donne con 2.428.573 persone-anno di follow-up, i ricercatori hanno identificato 506 casi di AR (67% sieropositiva).

Dopo aggiustamento dei casi per la presenza di fattori confondenti, i risultati hanno indicato che un incremento dell’esposizione cumulativa media ad attività fisica di tipo ricreativo si associava ad una riduzione del rischio di AR. Nelle donne che svolgevano attività fisica per meno di un’ora alla settimana oppure da un’ora a meno di due ore/settimana, l’hazard ratio del rischio di AR non è mutato (HR=1). Lo svolgimento di attività fisica per un tempo compreso da 2 a meno di 4 ore/settimana, invece, è risultato associato ad una riduzione dell’8% del rischio di insorgenza di AR (HR=0,92; IC95%= 0,72-1,17), mentre lo svolgimento di attività fisica per un tempo compreso da 4 ore a meno di 7 ore alla settimana oppure per più di 7 ore, è risultato associato, rispettivamente, ad una riduzione del rischio di AR del 16% (HR=0,84; IC95%=0,63-1,12) e del 33% (HR=0,67; IC95%= 0,47-0,98).

Lo studio, in conclusione “ha dimostrato che parte del rischio di AR sieropositiva insorta dopo svolgimento di attività fisica è mediato da variazioni del BMI, a suggerire come l’attività fisica e l’adozione di interventi di calo ponderale potrebbero ritardare o addirittura prevenire l’insorgenza di malattia”.

Tali risultati si aggiungono ai dati già esistenti in letteratura che postulano il coinvolgimento di fattori metabolici nella patogenesi di AR.

NC

Bibliografia
Liu X et al. Long-term physical activity and subsequent risk for rheumatoid arthritis among women: a prospective cohort study [published online March 28, 2019]. Arthritis Rheumatol. doi:10.1002/art.40899
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