Artrite reumatoide, certolizumab pegol efficace indipendentemente dalla posologia di metotressato

I risultati di uno studio francese, di recente pubblicazione su Arthritis Care and Research, hanno dimostrato l'efficacia di certolizumab pegol (CZP) nel ridurre i segni e i sintomi di malattia e proteggere le articolazioni allo stesso modo, indipendentemente dalla posologia di MTX. Lo studio, pertanto, suggerisce come sia possibile adattare le dosi di partenza di MTX utilizzate da questi pazienti alla loro tollerabilità individuale, per ridurre al minimo l'insorgenza di eventi avversi legati al trattamento (TEAE), senza influenzare l'efficacia del trattamento con il farmaco anti-TNF.

Buone notizie per i pazienti con artrite reumatoide (AR) che hanno problemi di tollerabilità al metotressato: i risultati di uno studio francese, di recente pubblicazione su Arthritis Care and Research (1), hanno dimostrato l'efficacia di certolizumab pegol (CZP) nel ridurre i segni e i sintomi di malattia e proteggere le articolazioni allo stesso modo, indipendentemente dalla posologia di MTX.

Lo studio, pertanto, suggerisce come sia possibile adattare le dosi di partenza di MTX utilizzate da questi pazienti alla loro tollerabilità individuale, per ridurre al minimo l'insorgenza di eventi avversi legati al trattamento (TEAE), senza influenzare l'efficacia del trattamento con il farmaco anti-TNF.

Come è noto, MTX rappresenta il DMARDs maggiormente utilizzato nella terapia dell'AR. Introdotto più di 30 anni nell'armamentario terapeutico dell'AR, viene generalmente somministrato nei pazienti a dosi settimanali comprese tra 7,5 e 30 mg.

Nonostante MTX possegga uno dei migliori profili di rischio-beneficio, alcuni pazienti con AR sono intolleranti al trattamento o presentano una risposta insoddisfacente al trattamento.

In questi casi, solitamente si procede con un incremento del dosaggio di farmaco o con la combinazione con altri DMARDs. Ciò porta ad un incremento del rischio di eventi avversi.
Normalmente, in associazione con un farmaco anti-TNF, MTX è quasi sempre più efficace di quanto lo sia in monosomministrazione.

CTZ è un frammento Fab-peghilato di un anticorpo monoclonale umanizzato anti-TNF alfa. Questo farmaco biologico è strutturalmente diverso da altri agenti anti-TNF attualmente disponibili, che sono anticorpi monoclonali IgG1 o, come etanercept, una proteina di fusione del recettore p75 del TNF-alfa con la frazione Fc dell’immunoglobulina umana IgG1.
Il farmaco è indicato da tempo per il trattamento dell'AR attiva di grado da moderato a grave in pazienti adulti quando la risposta ai farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARDs), incluso il metotressato (MTX), sia risultata inadeguata. Può essere utilizzato con o senza MTX in caso di intolleranza.

In ragione dell'esistenza di una relazione dose-risposta e di una relazione dose-tossicità per il trattamento dell'AR con MTX e della necessità di determinare la dose di MTX ottimale su base individuale, è importante capire se la somministrazione di un farmaco anti-TNF sarà efficace lungo un ampio spettro di dosi di MTX, utilizzato nella terapia di background.

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato quello di rianalizzare i dati dei due studi registrativi di Fase III (RAPID 1 e 2) utilizzati per l'approvazione di CZP nell'AR, allo scopo di valutare l'efficacia e la sicurezza/tollerabilità di CZP rispetto a placebo in pazienti con AR sottoposti a vari dosaggi di MTX, utilizzato come terapia di background.

A tal scopo, una prima analisi specificata per sottogruppi ha messo a confronto 2 categorie di dosaggi di MTX (15 mg/settimana), utilizzando i dati in pool dei due trial registrativi sopra menzionati, in base alla somministrazione quindicinale di CZP (ai dosaggi di 200 mg e 400 mg) o di placebo.

Tra gli endpoint di efficacia inclusi nello studio vi erano il raggiungimento delle risposte ACR20, ACR50 e ACR70 dopo 24 settimane di trattamento, le variazioni rispetto al basale del punteggio DAS28-ESR e il punteggio SHS modificato.

I tassi di incidenza di TEAE, infine, sono stati classificati in base alla dose iniziale di MTX.

L'analisi preliminare dei dati ha mostrato che 638 pazienti erano stati trattati con CZP 200 mg, 635 con CZP 400 mg e 325 pazienti con placebo.

I risultati a 24 settimane hanno documentato che le risposte alla terapia in entrambi i gruppi trattati con CZP non erano influenzate dalla categoria di dose di MTX iniziale, e sono risultate superiori al gruppo placebo per tutti gli endpoint analizzati: ACR20/50/70, DAS28-ESR e SHS.

Inoltre, i tassi di incidenza di TEAE sono risultati più elevati nei pazienti in trattamento con dosi di MTX>15 mg/settimana per la maggior parte dei TEAE osservati (prevalentemente a carico del tratto gastrointestinale). L'intensità di questi TEAE è stata di grado lieve-moderato.

In conclusione, questa analisi per sottogruppi suggerisce come CZP, in combinazione con MTX, riduca i segni e i sintomi di AR e inibisca la progressione radiografica rispetto al placebo, indipendentemente dalla dose di MTX utilizzata.
“Il fatto che l'efficacia di CZP rimanga elevata entro un ampio spettro di dosaggio di MTX – spiegano gli autori – potrebbe essere particolarmente utile per quei pazienti che non sono in grado di tollerare dosaggi elevati di MTX, consentendo ai medici, in questo modo, di personalizzare la dose di MTX alla tolleranza individuale del paziente senza compromettere in modo significativo l'efficacia di CZP.

NC

Bibliografia
Combe B et al. Certolizumab Pegol Efficacy Across Methotrexate Regimens: A Pre-Specified Analysis of Two Phase III Trials. Arthritis Care & Research Vol. 68, No. 3, March 2016, pp 299–307
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