Artrite reumatoide, confermata la safety di adalimumab

I risultati di un nuovo studio pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases hanno riaffermato il profilo di safety di adalimumab in pazienti con artrite reumatoide (AR) di grado moderato-severo, comprese le donne in gravidanza. L'analisi in questione, inoltre, non ha segnalato l'emersione di nuovi eventi avversi (AE) legati all'impiego del farmaco, utilizzato con successo da più di 10 anni nel trattamento dell'AR.

I risultati di un nuovo studio pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases hanno riaffermato il profilo di safety di adalimumab in pazienti con artrite reumatoide (AR) di grado moderato-severo, comprese le donne in gravidanza. L'analisi in questione, inoltre, non ha segnalato l'emersione di nuovi eventi avversi (AE) legati all'impiego del farmaco, utilizzato con successo da più di 10 anni nel trattamento dell'AR.

Per rivalutare la safety del prodotto, gli autori dello studio hanno focalizzato la loro attenzione su alcuni AE divenuti recentemente oggetto di interesse, quali la riattivazione virale, la risposta alle vaccinazioni, la presenza di anomalie di laboratorio e gli outcome legato allo stato gravidico.

A tal scopo, i ricercatori hanno passato al setaccio i dati di AE provenienti da 28 trial clinici sull'impiego di adalimumab nei pazienti con AR. L'analisi ha incluso 15.152 pazienti con AR, corrispondenti a 24.810 pazienti-anni di esposizione al farmaco anti-TNF.

In questo modo è stato possibile osservare che gli AR seri più frequentemente riportati erano rappresentati dalle infezioni, quali le polmoniti, le celluliti, le artriti batteriche e la sepsi.

L'incidenza di infezioni serie è stata quantificata in 4,7 eventi/100 pazienti-anni.

Il tasso di incidenza di TBC, calcolato dopo screening per la presenza di TBC latente e dopo trattamento preventivo, se appropriato, si è attestato intorno a 0,3 eventi/100 pazienti-anni.

L'incidenza di infezioni opportunistiche, come quelle sostenute da Candida e citomegalovirus, è stata calcolata intorno a 0,1 eventi/100 pazienti-anni.

Passando all'infezione da Herpes zoster, invece, il tasso di incidenza complessivo, a seguito del trattamento con adalimumab, è stato calcolato in 1,7 eventi/100 pazienti-anni. Questo valore, secondo gli autori, sembra essere inferiore a quello riportato con gli inibitori della Jak chinasi.

Dunque, l'impiego di farmaci anti-TNF, sembraa non esporre in pazienti con AR ad un innalzamento del rischio di herpes zoster, anche se “...resta comunque imprescindibile una valutazione del profilo rischio-beneficio della vaccinazione prima dell'impiego di farmaci biologici – puntualizzano gli autori.
I ricercatori hanno documentato in due pazienti la riattivazione del virus dell'epatite B, ad un tasso di incidenza comunque <0,1/100 pazienti-anni.
Quanto alla vaccinazione per l'influenza, un'analisi post-hoc ha valutato l'impiego del vaccino in 553 pazienti con AR sottoposti ad almeno una somministrazione di adalimumab fino a 10 anni. Ebbene, i risultati di quest'analisi hanno documentato AE legati all'influenza nel 5% dei pazienti vaccinati rispetto al 14% di quelli non vaccinati.

L'Advisory Committee on Immunization Practices statunitense raccomanda la vaccinazione di routine dei pazienti con AR con virus uccisi, anche in presenza di trattamento con farmaci anti—TNF. Tuttavia, secondo gli autori di questo studio di safety di adalimumab, la sensibilizzazione al recepimento di questa raccomandazione sembra essere ancora bassa.

Alla luce di questi dati, pertanto, emerge che lo spettro di infezioni rilevato in quest'ultima analisi “è sovrapponibile a quello rilevato con altri farmaci anti-TNF, sia per i dati provenienti dai trial clinici che per quelli provenienti dalla pratica clinica reale (registri). Inoltre, la tipologia di infezioni documentate non sembra essere cambiata nel tempo”.

Lo studio non ha documentato un incremento clinicamente significativo dei livelli di colesterolo totale (CT) e di LDL. Inoltre, l'incidenza di anemia è risultata meno significativa nei pazienti trattati con adalimumab e MTX, con un incremento medio dell'emoglobina più elevato nei pazienti sottoposti a questo trattamento di combinazione.

Per quanto riguarda gli outcome legati allo stato gravidico, i ricercatori si sono avvalsi di un registro (the Organization of Teratology Information Specialists pregnancy registry), che monitora gli outcome di donne gravide, affette da AR, esposte ad adalimumab. Come gli altri farmaci anti-TNF, adalimumab  considerato come agente di categoria B (nessuna tossicità umana documentata in gravidanza) dall'ente regolatorio statunitense.

Sono state considerate 154 donne (74 esposte e 80 non esposte ad adalimumab). L'analisi delle frequenze e del rischio relativo di difetti neonatali principali e di aborti spontanei non ha documentato l'esistenza di differenze significative tra le donne, con AR, esposte al trattamento o meno con adalimumab e un gruppo di 219 donne gravide sane, non affette da malattia ad eziologia autoimmunitaria.

Va peraltro detto che, in questo caso, l'analisi si è limitata all'esperienza acquisita nei trial clinici, che potrebbero non riflettere pienamente l'esperienza clinica reale, in ragione dei bias di selezione delle popolazioni reclutate negli studi clinici di registrazione e, potenzialmente, del minor numero di comorbidità rispetto ai pazienti provenienti dalla “real life”.

In conclusione, i risultati di questa analisi confermano ed espandono il profilo di safety noto di adalimumab, non riportando nuovi segnali aggiuntivi di nuovi AE in termini di anomalie di laboratorio, riattivazione di epatite B ed outcome legati allo stato gravidico (con alcuni caveat in quest'ultimo caso, come ricordato sopra).

Inoltre, lo studio rinforza i dati a supporto dei benefici della vaccinazione anti-influenzale anche in questa categoria di pazienti.

NC

Bibliografia
Burmester GR, et al "Adalimumab long-term safety: infections, vaccination response and pregnancy outcomes in patients with rheumatoid arthritis" Ann Rheum Dis 2016; DOI: 10.1136/annrheumdis-2016-209322.
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