In pazienti affetti da artrite reumatoide (AR), l'assunzione di statine si associa ad una riduzione della mortalità. Inoltre, la forza di tale associazione è risultata simile a quella già documentata in molti studi condotti in pazienti non affetti da AR, e addirittura superiore a quella osservata per la prevenzione primaria nella popolazione generale
Questo il responso di uno studio di coorte pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases da un'equipe di ricercatori USA.
“L'incremento del rischio di malattia CV e di mortalità prematura in presenza di AR, come pure il contributo dell'infiammazione all'insorgenza del rischio CV hanno aperto la strada all'interesse per il ruolo cardioprotettivo delle statine nell'AR che, come è noto, oltre all'effetto primario di riduzione dei livelli lipidici, sono dotate anche di proprietà anti-infiammatorie – scrivono gli autori dello studio”.
Di qui il razionale dello studio, avente l'obiettivo di esaminare l'associazione tra l'impiego di statine con la mortalità per tutte le cause in pazienti con AR all'interno della popolazione generale.
La popolazione considerata nel lavoro, individuata grazie al database di cartelle cliniche THIN (The Health Improvement Network), un database che copre circa 10 milioni di pazienti nel Regno Unito, includeva pazienti di età non inferiore ai 20 anni, con diagnosi posta di AR e che erano stati   sottoposti a trattamento con almeno un DMARD in un arco temporale compreso tra il 2000 e il 2012. L'impiego corrente o pregresso di statine era causa di esclusione dallo studio.
Da questa popolazione sono state definite due coorti di pazienti: una costituita da pazienti che iniziavano ad assumere una statina; l'altra costituita da pazienti, candidabili alla terapia con statine, che non erano sottoposti a tale trattamento farmacologico.

Entrambi i gruppi presentavano livelli di colesterolo al basale pari a 231 mg/dL, e ciascuno di essi era costituito da 2.943 pazienti.
L'outcome primario dello studio, già ricordato sopra, era costituito dall'associazione tra l'impiego di statine e la mortalità per tutte le cause, stimata utilizzando modelli di Cox. Si è fatto ricorso al “propensity score matching” per ridurre il peso di eventuali fattori di confondimento e il confronto tra le due coorti è avvenuto sulla base di blocchi aventi ciascuno come durata temporale un anno, per tenere conto di eventuali variazioni sia della prescrizione di statine che della mortalità nel tempo.
Dopo l'incrocio dei gruppi in base al “propensity score matching” e dopo un follow-up medio di 4,51 anni per il gruppo trattato con statine e di 4,29 anni per l'altro gruppo, sono stati registrati 432 decessi tra i pazienti trattati con statine e 513 decessi tra quelli che non erano sottoposti a questo trattamento farmacologico.

“Lo studio – scrivono gli autori – ha documentato che l'impiego di statine era associato ad una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause pari al 21% (HR=0,79; IC95%= 0,68-0,91). Tale associazione si è palesata fin dal primo anno di osservazione dello studio ed è stata mantenuta negli anni successivi di follow-up. Non solo: l'associazione è risultata essere indipendente dall'età anagrafica del paziente, dal sesso, dal BMI, dallo status socioeconomico, dalla presenza di comorbidità importanti, dall'impiego concomitante di farmaci CV e dai livelli di colesterolo totale.”
Quanto all'effetto delle statine, questo non è stato influenzato da alcuni fattori quali età, sesso, status socioeconomico, durata dell'AR, livelli basali di colesterolo o anamnesi di malattia del sistema circolatorio.
Successivamente, è stata condotta una ripetizione delle analisi sopra riportate, partendo, questa volta, da una definizione meno restrittiva di AR, utilizzando solo il codice diagnostico (senza considerare l'eventuale impiego di DMARD) per verificare che non vi fossero risultati difformi. Anche in questo caso, l'associazione tra l'impiego di statine e la mortalità è risultato simile all'analisi originale (HR=0,81; IC95%=0,74-0,90).
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio affermano che, a loro conoscenza, il loro è il primo studio ad aver valutato l'associazione tra l'impiego di statine e la mortalità per tutte le cause in pazienti con AR, indipendentemente dalla presenza o meno di una storia di malatti CV.
E, nel concludere la discussione del lavoro, ipotizzano che la riduzione della mortalità associata con l'impiego di statine derivi, nei pazienti con AR, dalla riduzione della mortalità specifica-CV.
“Ciò – concludono gli autori – sollecita la messa a punto di nuovi studi che esaminino approfonditamente gli outcome di mortalità in base ad una causa specifica”.
Nicola Casella

Schoenfeld S R, et al "Statin use and mortality in rheumatoid arthritis: a general population-based cohort study" Ann Rheum Dis 2015.
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