Artrite reumatoide, conferme per sarilumab, in aggiunta a MTX, nei pazienti con risposta insoddisfacente alla monoterapia

L'aggiunta di sarilumab al trattamento con metotressato è in grado di migliorare in modo significativo sia la sintomatologia che la funzione fisica in pazienti affetti da artrite reumatoide e con risposta insoddisfacente al DMARDcs. L'ennesima conferma giunge da uno studio giapponese recentemente pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy, che si aggiunge al corpus di evidenze che ha consentito l'introduzione, anche nel nostro Paese, del nuovo anticorpo monoclonale umano, indicato per il trattamento dell'artrite reumatoide attiva da moderata a grave.

L’aggiunta di sarilumab al trattamento con metotressato (MTX) è in grado di migliorare in modo significativo sia la sintomatologia che la funzione fisica in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) e con risposta insoddisfacente al DMARDcs.

L’ennesima conferma giunge da uno studio giapponese recentemente pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy, che si aggiunge al corpus di evidenze che ha consentito l’introduzione, anche nel nostro Paese, del nuovo  anticorpo monoclonale umano, indicato per il trattamento dell'artrite reumatoide attiva da moderata a grave.

Sarilumab è un anticorpo monoclonale umano anti-IL-6R (anti-IL6 recettore), che si lega con elevata affinità sia alla forma di membrana sia alla forma solubile del recettore dell’interleuchina-6. Sarilumab blocca quindi la cascata di segnalazione pro-infiammatoria mediata da questa interleuchina, responsabile probabilmente fin dalle prime fasi dell’infiammazione articolare e sistemica tipica dell’artrite reumatoide.

Gli autori di questo studio randomizzato, a gruppi paralleli, si sono proposti di valutare l’efficacia e la safety di sarilumab, in combinazione con MTX, per trattare pazienti con AR attiva e risposta non soddisfacente alla monoterapia con MTX.

Lo studio
Sono stati reclutati 243 pazienti giapponesi. Questi sono stati randomizzati, secondo lo schema 2:2:1:1, al trattamento con sarilumab sottocute 150 mg a cadenza quindicinale (n=81), sarilumab 200 mg a cadenza quindicinale (n=80), placebo seguito da sarilumab 150 mg a 24 settimane (n=42) o placebo seguito da sarilumab 200 mg a 24 settimane (n=40).

Tutti i pazienti dello studio erano in terapia con MTX come terapia di background. I partecipanti sono stati seguiti in un follow-up della durata totale di un anno, costituito da una fase in doppio cieco, controllata vs. placebo della durata di 24 settimane, seguita da una fase di estensione, in singolo cieco, della durata di 28 settimane.

L’outcome primario dello studio era rappresentato dalla proporzione di pazienti che ha raggiunto la risposta ACR20 a 24 settimane. Quanto alla safety, sono stati considerati gli eventi avversi occorsi nello studio,  ed è stata condotta un’analisi dei segni vitali, di alcuni parametri di laboratorio, dell’abilità fisica e dei tracciati elettrocardiografici.

I risultati
A 24 settimane, è stata raggiunta la risposta ACR20 nel 67,9% dei pazienti del gruppo sarilumab 150 mg, nel 57,5% di quelli del gruppo sarilumab 200 mg e nel 14,8% dei pazienti placebo (i 2 gruppi placebo, presenti alla randomizzazione, si sono fusi nell’analisi a 24 settimane).

A distanza di un anno si è osservata una tenuta sostanziale delle percentuali di raggiungimento della risposta ACR20 - documentata, rispettivamente, nel 71,6% e nel 60% di pazienti trattati con sarilumab 150 mg e 200 mg.

Considerando i gruppi placebo passati, per switch terapeutico, a trattamento con sarilumab, sono state documentate percentuali di raggiungimento ad un anno della risposta ACR20 nel 64,3% dei pazienti trattati con sarilumab 150 mg e nel 66,7% di quelli trattati con sarilumab 200 mg, rispettivamente.

La safety
I ricercatori hanno registrato la presenza di eventi avversi seri legati al trattamento nel 9,9% dei pazienti trattati con sarilumab 150 mg, nel 6,3% di quelli trattati con il farmaco al dosaggio maggiore, in nessuno dei pazienti trattati con placebo e passati a sarilumab 150 mg e nel 13,3% dei pazienti passati a sarilumab 200 mg.

Le infezioni sono risultate essere l’evento avverso più comune emergente dal trattamento, con un’incidenza  compresa tra il 52,5% e il 67,9% tra i vari gruppi di trattamento.
Ad ogni modo, sono stati documentati casi seri di infezione solo in 5 pazienti trattati con sarilumab 150 mg e in un paziente trattato inizialmente con placebo e passato a terapia con sarilumab al dosaggio maggiore.

Non sono stati riferiti decessi legati al trattamento.

Mentre nel 13,6% dei pazienti trattati con sarilumab 150 mg e nel 7,5% di quelli trattati con sarilumab 200 mg è stata registrata una conta assoluta di neutrofili anomala (<1 Giga/l), la neutropenia non è risultata generalmente associata a rischio di infezione.

Limiti dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato alcuni limiti metodologici del loro lavoro, quali l’inclusione nel trial di una popolazione di pazienti giapponesi che aveva un’AR di lungo corso e che era stata precedentemente trattata con DMARDb. Ciò non consente di generalizzare i risultati ad altre popolazioni, come i pazienti con AR di nuova insorgenza e quelli caratterizzati da risposta insoddisfacente a DMARDb.

Inoltre, anche la mancanza di misure relative alla progressione radiografica di malattia potrebbe aver limitato i risultati dello studio.

NC

Bibliografia

Tanaka Y et al. Sarilumab plus methotrexate in patients with active rheumatoid arthritis and inadequate response to methotrexate: results of a randomized, placebo-controlled phase III trial in Japan [published online March 20, 2019]. Arthritis Res Ther. doi: 10.1186/s13075-019-1856-4
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