Artrite reumatoide, dati di fase 3 positivi per olokizumab in pazienti con risposta non adeguata al metotressato #ACR2019

Il trattamento con olokizumab, nuovo farmaco anti-IL6 attualmente in fase di sviluppo clinico, risulta sicuro ed efficace in pazienti con artrite reumatoide. Questo il responso di uno studio di fase 3, presentato nel corso del congresso ACR, che amplia le possibilitÓ di trattamento per quei pazienti con AR e risposta non adeguata al metotressato.

Il trattamento con olokizumab, nuovo farmaco anti-IL6 attualmente in fase di sviluppo clinico, risulta sicuro ed efficace in pazienti con artrite reumatoide (AR). Questo il responso  di uno studio di fase 3, presentato nel corso dell’edizione 2019 del Congresso dell’American College of Rheumatology, che ha tenuto quest’anno i suoi lavori ad Atlanta (Usa), che amplia le possibilità di trattamento per quei pazienti con AR e risposta non adeguata al metotressato.

Che cosa è olokizumab
Olokizumab (OKZ) è un inibitore di IL-6, attualmente oggetto di un programma di sviluppo clinico per il trattamento dell’AR, frutto della ricerca R-Pharma e UCB. A differenza di tocilizumab, anticorpo monoclonale diretto contro il recettore dell’IL-6, OKZ è un inibitore della citochina stessa; tale inibizione blocca selettivamente l’assemblaggio finale del complesso di segnalazione, incaricato di mediare la risposta pro-infiammatoria.

Lo studio presentato al Congresso è il primo degli studi di fase 3 pianificati per la valutazione dell’efficacia e della sicurezza di questo nuovo trattamento nell’AR in pazienti con risposta inadeguata al metotressato (MTX), frequentemente candidati a trattamento con farmaci anti-TNF.

Lo studio
Il trial, randomizzato, in doppio cieco controllato vs. placebo e multicentrico (condotto in Russia, Bielorussia  e Bulgaria, è stato condotto in pazienti con AR attiva di grado moderato-severo nonostante il trattamento con MTX.

Questi pazienti sono stati randomizzati, secondo uno schema 1:1:1, al trattamento sottocute con OKZ 64 mg a cadenza quindicinale, mensile, oppure a placebo per 24 settimane, in costanza di trattamento con MTX (farmaco di background). A 14 settimane dall’inizio dello studio, ai pazienti non-responder erano prescritti farmaci di emergenza (sulfasalazina e/o idroclorochina), in aggiunta al trattamento in studio.

Dopo 24 settimane, i pazienti del trial entravano nella fase “in aperto” del trial, tuttora in corso, oppure in una fase di follow-up di safety.

L’endpoint primario dello studio era rappresentato dal soddisfacimento della risposta ACR20 a 12 settimane. Tra gli endpoint secondari, invece, vi erano la percentuale di pazienti con ridotta attività di malattia (DAS28-CRP < 3,2 a 12 settimane), il miglioramento dell’abilità fisica dal basale a 12 settimane (punteggio riportato al questionario HAQ-DI), la risposta ACR50 a 24 settimane e la percentuale di pazienti con CDAI ≤2,8 (remissione) a 24 settimane.

L’analisi di safety prevedeva, invece, la valutazione del numero di eventi avversi (AE) e di AE seri e delle anomalie di alcuni parametri di laboratorio.

Risultati positivi per entrambi i regimi posologici di OKZ analizzati
Più del 90% dei pazienti di ciascun gruppo ha portato a termine il trattamento assegnato dalla randomizzazione. Lo studio ha documentato la migliore efficacia del trattamento con OKZ vs. placebo su tutti gli endpoint (primario e secondario) considerati, indipendentemente dal regime posologico utilizzato.

Nello specifico, il 91% dei pazienti trattati con OKZ ogni 2 settimane e la totalità dei pazienti trattati mensilmente ha soddisfatto la risposta ACR20 a 12 settimane (endpoint primario) vs. 37% dei pazienti del gruppo placebo. A 24 settimane, il 61% dei pazienti trattati con OKZ a cadenza quindicinale e il 69% di quelli trattati a cadenza mensile ha soddisfatto la risposta ACR50 vs. 11% dei pazienti del gruppo placebo. Inoltre, la remissione CDAI a 24 settimane è risultata pari al 12% e all’11%, rispettivamente, nei gruppi trattati con OKZ a cadenza quindicinale e mensile, a fronte di un valore pari a 0 nel gruppo placebo.

Per quanto riguarda la safety, invece, i dati sono risultati sovrapponibili al profilo di sicurezza già noto per il farmaco in questione. L’incidenza complessiva di eventi avversi legati al trattamento è stata pari al 58% nei pazienti trattati con OKZ a cadenza quindicinale, al 57% in quelli trattati mensilmente e al 43,7% nel gruppo placebo. Quanto agli eventi avversi legati al trattamento che hanno portato alla sospensione del trattamento in essere, la loro incidenza è stata pari al 4,9%, 3,5% e 0,7% dei pazienti, rispettivamente.

Riassumendo
I risultati di questo trial suffragano l’efficacia di olokizumab nel migliorare segni, sintomi e funzione fisica in pazienti con AR e risposta insoddisfacente a MTX, con un profilo di safety consistente con gli studi di fase 2 condotti con il farmaco e con quello degli agenti farmacologici aventi meccanismo d’azione similare. Non sono state rilevate, inoltre, differenze di rilievo tra i due regimi posologici di OKZ, sia in termini di outcome di efficacia che di sicurezza.

NC

Bibliografia

Nasonov E et al. Safety and Efficacy of Olokizumab in a Phase III Trial of Patients with Moderately to Severely Active Rheumatoid Arthritis Inadequately Controlled by Methotrexate – CREDO1 Study. Presented at: 2019 ACR/ARP Annual Meeting; November 8-13, 2019; Atlanta, GA. Abstract L12
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