Artrite reumatoide, denosumab inibisce l'erosione ossea in pazienti con determinati biomarker

Nei pazienti con artrite reumatoide positivi al fattore reumatoide, agli anticorpi anti-citrullina o altri biomarker di malattia, denosumab può rappresentare un'opzione terapeutica per inibire l'erosione ossea. E' quanto emerge dai risultati di uno studio giapponese pubblicato sulla rivista Rheumatology.

Nei pazienti con artrite reumatoide positivi al fattore reumatoide, agli anticorpi anti-citrullina o altri biomarker di malattia, denosumab può rappresentare un’opzione terapeutica per inibire l'erosione ossea. E’ quanto emerge dai risultati di uno studio giapponese pubblicato sulla rivista Rheumatology.

Lo studio ha coinvolto un sottogruppo dei partecipanti allo studio DRIVE (Denosumab in Patients With Rheumatoid Arthritis on Methotrexate to Validate Inhibitory Effect on Bone Erosion), un trial di fase II della durata di 12 mesi, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo.

Il trial ha valutato l'efficacia di denosumab sulla progressione dell'erosione ossea in un sottogruppo di pazienti con artrite reumatoide positivi ai fattori di rischio per la progressione, come la il fattore reumatoide (RF), la presenza di anticorpi anti-citrullina (ACPA), il livello basale della conta delle articolazioni gonfie (SJC, swollen joint count) e della proteina C-reattiva (CRP). I soggetti erano in trattamento con metotrexato e sono stati assegnati in modo casuale a ricevere placebo o denosumab 60 mg sottocute ogni 2, 3 o 6 mesi.

Denosumab efficace contro l’erosione ossea
Dopo 12 mesi di follow-up, i ricercatori hanno scoperto che denosumab inibiva significativamente la progressione dell'erosione ossea rispetto al placebo. Nel gruppo placebo, le variazioni medie rispetto al basale nel punteggio modificato di erosione ossea di Sharp erano 1,18 per i soggetti positivi al fattore reumatoide (RF) e di 0,59 per i pazienti RF-negativi.

Nel gruppo denosumab a 6 mesi, le variazioni medie erano di 0,25 per i soggetti RF-positivi (p =0,0601 vs placebo) e 0,31 per quelli RF-negativi (p=0,0827). Per i partecipanti nel gruppo denosumab a 3 mesi, i cambiamenti medi sono stati di 0,21 per gli RF-positivi (p=0,0422 vs placebo) e -0,02 per gli RF-negativi (p=0,0631), mentre in quelli nel gruppo denosumab a 2 mesi, le variazioni medie erano di 0,15 per RF-positivi (p=0,0010 vs placebo) e -0,05 per RF-negativi (p= 0,0332).

I ricercatori hanno anche calcolato le variazioni medie nel punteggio di erosione in base allo stato relativo agli anticorpi anti-citrullina (sottogruppi ACPA-positivo vs ACPA-negativo). Rispettivamente per placebo, denosumab a 6 mesi, denosumab a 3 mesi e denosumab a 2 mesi erano 1,30 vs 0,07, 0,26 (p=0,0142) vs 0,33 (p=0,2748), 0,16 (p=0,0058) vs 0,08 (p=0,7166) e 0,09 (p<0,0001) vs 0,08 (p=0,8939).

«La progressione radiografica a 12 mesi è stata molto superiore tra i pazienti positivi a RF e ACPA rispetto a quelli negativi, soprattutto nel gruppo placebo, scrivono gli autori». «Denosumab ha mostrato un potente effetto inibitorio sull'erosione ossea in maniera dose-dipendente tra i pazienti RF/ACPA-positivi ed è quindi da considerare come un'opzione di trattamento per questi soggetti».

Efficacia da rivedere in assenza dei fattori di rischio
Lo studio ha anche valutato l'efficacia di denosumab nei pazienti RF-negativi e ACPA-negativi, che potrebbero andare incontro solo una limitata progressione della distruzione articolare. «Denosumab non ha mostrato un chiaro effetto in questi pazienti, che sembrano quindi non beneficiare del trattamento», hanno aggiunto. «Tuttavia, la valutazione dei sottogruppi negativi riguardava campioni di dimensioni ridotte, quindi i risultati dovrebbero essere interpretati con cautela. Oltre a questo bisogna considerare che l'attività patologica dei pazienti in questo studio era inferiore a quella dei soggetti coinvolti in trial clinici che utilizzano altri farmaci biologici».

Gli autori segnalano alcune limitazione dello studio. Innanzitutto, la relativamente breve durata del trattamento (12 mesi). In secondo luogo, la dimensione del campione era piccola, e questo ha portato ad analisi di significatività apparentemente sottodimensionate in alcuni sottogruppi. Infine, è stata eseguita solo un'analisi post hoc parziale (proporzioni di pazienti senza progressione radiografica e rapida progressione radiografica nello studio DRIVE).

Concludono che «il fattore reumatoide e gli anticorpi anti-citrullina sono fattori prognostici sfavorevoli e denosumab è un'opzione di trattamento potenzialmente utile per i pazienti con artrite reumatoide in trattamento con metotrexato e con questi fattori di rischio. Sebbene sia stato riscontrato che il farmaco riduce la proporzione di pazienti con progressione dell’erosione ossea nei sottogruppi negativi ai fattori di rischio, è necessario un ulteriore studio clinico con un’adeguata dimensione del campione per confermare i risultati».

Bibliografia

Ishiguro N et al. Efficacy of denosumab with regard to bone destruction in prognostic subgroups of Japanese rheumatoid arthritis patients from the phase II DRIVE study. Rheumatology (Oxford). 2019 Jan 2.

Leggi