Artrite reumatoide e cessazione fumo sigaretta, quale relazione?

Tra i tanti benefici associati all'abbandono definitivo del fumo di sigaretta sembra aggiungersene un altro: la riduzione del rischio di andare incontro ad artrite reumatoide! Stando, infatti, ai risultati di uno studio osservazionale prospettico di recente pubblicazione sulla rivista Arthritis Care & Research, le persone che smettono di fumare e che tengono fede in maniera duratura nel tempo a questo proposito mostrano un rischio ridotto di sviluppare artrite reumatoide (AR) sieropositiva, pur permanendo un rischio moderatamente elevato di insorgenza di malattia (indipendentemente dalla sierologia) a 30 anni dall'addio definitivo alla sigaretta.

Tra i tanti benefici associati all’abbandono definitivo del fumo di sigaretta sembra aggiungersene un altro: la riduzione del rischio di andare incontro ad artrite reumatoide!

Stando, infatti, ai risultati di uno studio osservazionale prospettico di recente pubblicazione sulla rivista Arthritis Care & Research, le persone che smettono di fumare e che tengono fede in maniera duratura nel tempo a questo proposito mostrano un rischio ridotto di sviluppare artrite reumatoide (AR) sieropositiva, pur permanendo un rischio moderatamente elevato di insorgenza di malattia (indipendentemente dalla sierologia) a 30 anni dall’addio definitivo alla sigaretta.

Razionale e disegno dello studio
Il fumo di sigaretta è notoriamente considerato, da tempo, come un fattore di rischio di AR di potenziale importanza, soprattutto se si tiene presente l’AR sieropositiva (presenza di fattore reumatoide e di anticorpi ACPA).

L’influenza del fumo sull’insorgenza di malattia viene giustificata, pur in assenza di identificazione di meccanismi precisi alla base di questa associazione, come il risultato dell’infiammazione locale a carico dei polmoni, della promozione di una funzionalità delle cellule T del sistema immunitario alterata dalla citrullinazione, e dell’induzione di citochine pro-infiammatorie.

Ancora oggi, tuttavia, permangono molte incertezze sull’effetto della decisione di abbandonare il fumo di sigaretta e il rischio di insorgenza successivo di AR.

Per rispondere a questa domanda gli autori del nuovo studio hanno analizzato i dati di 2 studi, il Nurses Health Study (1976-2014) – che aveva incluso 117.182 donne – e il Nurses Health Study 2 (1989-2015), che ne aveva incluso 113.550.

Le partecipanti alle due coorti in questione avevano completato, a cadenza biennale, la compilazione di questionari relativi a molteplici aspetti socio-demografici, relativi alla loro salute e al loro stile di vita (compresa l’abitudine al fumo).

In base a questi dati, i ricercatori hanno effettuato delle analisi di regressione di Cox per stimare gli hazard ratio per tutti i fenotipi sierologici di AR (casi di AR in toto, casi di AR sieropositiva e di AR sieronegativa) in base allo status di fumatore, all’intensità, al numero di pacchetti di sigarette fumati in un anno e agli anni dalla cessazione dell’abitudine al fumo.

Risultati principali
Su 230.732 donne considerate per l’analisi, sono stati identificati 1.528 casi di AR di nuova insorgenza (nel 63,4% dei casi si trattava di AR sieropositiva).

Rispetto alle non fumatrici, è stato documentato nelle fumatrici “irriducibili” un incremento del rischio di AR in toto, indipendentemente dalla sierologia (HR= 1,47; IC95%= 1,27-1,72) e di AR sieropositiva (HR=1,67; IC95%= 1,38-2,01) ma non di AR sieronegativa (HR=1,20; IC95%= 0,93-1,55).

Anche il maggior numero di pacchetti di sigarette fumati è risultato associato ad un trend all’incremento del rischio di AR in toto (p<0,0001) e di AR sieropositiva (p<0,0001).

Rispetto alle non fumatrici, quelle che fumavano più di 25 sigarette al giorno andavano incontro ad un rischio maggiore di AR sieropositiva (HR=1,92, IC95%=1,39-2,66).
Non è stato documentato, invece, un incremento del rischio di AR nelle donne con una storia di fumo inferiore ai 10 pacchetti di sigarette fumate in un anno, mentre quelle che avevano fumato dai 10 ai 20 pacchetti annuali mostravano un rischio elevato di AR in toto (HR=1,38, IC95% =1,17-1,64) e di AR sieropositiva (HR=1,54,IC 95%=1,25-1,89), ma non di AR sieronegativa.

Al superamento dei 40 pacchetti di sigarette fumate l’anno, erano ancora più elevati sia il rischio di AR in toto (HR=1,83, IC95%=1,52-2,20) che di AR sieropositiva (HR=2,25, IC95%=1.80-2,82) ma, ancora una volta, non di AR sieronegativa “a suggerire che le due forme di AR in base alla sierologia potrebbero rappresentare dei fenotipi ben distinti, caratterizzati da differenti fattori di rischio".

All’aumentare del lasso di tempo trascorso dall’ultima sigaretta, inoltre, è stato osservato un trend decrescente del rischio di AR in toto (p=0,009) e di AR sieropositiva (p=0,002). Non solo: rispetto a quelli che avevano smesso di fumare da meno di 5 anni, un abbandono molto più precoce della sigaretta (non inferiore ai 30 anni) era associato ad una riduzione significativa dell’hazard ratio di AR sieropositiva.

A questi dati sostanzialmente positivi si è aggiunto, però, un dato meno entusiasmante: ancora a 30 anni dall’abbandono dell’abitudine al fumo, è stato documentato un rischio moderatamente moderato sia di AR in toto che di quella sieropositiva (AR in toto: HR=1,25, IC95%=1.02‐1,53; AR sieropositiva: HR=1,30, IC95%=1,01‐1,68) rispetto alle donne dello studio che non avevano mai fumato.

Riassumendo
Lo studio ha mostrato che un intervento di cessazione  definitiva e duratura del fumo di sigaretta è in grado di ridurre il rischio di AR sieropositiva rispetto ad un abbandono più recente, a suggerire la capacità di questa misura comportamentale di ritardare o addirittura prevenire l’insorgenza di AR sieropositiva.

A questo punto sarebbe auspicabile la messa a punto di uno studio di intervento in grado di verificare se la formazione di autoanticorpi possa essere prevenuta nei soggetti a rischio o se la progressione di malattia possa modificata tra i fumatori.

NC

Bibliografia
Liu X, et al "Impact and timing of smoking cessation on reducing risk for rheumatoid arthritis among women in the Nurses' Health Studies" Arthritis Care Res 2019; DOI: 10.1002/acr.23837.
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