Artrite reumatoide e mortalità ridotta: quali i fattori alla base di questo risultato?

I risultati di uno studio osservazionale di popolazione britannico, hanno documentato, nell'ultimo decennio, un deciso miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) rispetto alla popolazione generale. Il miglioramento della gestione della malattia e delle comorbilità associate nel corso degli ultimi anni sembra essere ascrivibile all'avvento dei farmaci biologici, alla messa a punto di strategie di trattamento treat-to-target, nonché all'implementazione di misure di prevenzione CV. Lo studio su Annals of the Rheumatic Diseases.

I risultati di uno studio osservazionale di popolazione britannico, pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases e basato sui dati provenienti dal The Health Improvement Network, un database medico rappresentativo della popolazione generale del Regno Unito, hanno documentato, nell'ultimo decennio, un deciso miglioramento della sopravvivenza dei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) rispetto alla popolazione generale.

Il miglioramento della gestione della malattia e delle comorbilità associate nel corso degli ultimi anni sembra essere ascrivibile all'avvento dei farmaci biologici, alla messa a punto di strategie di trattamento treat-to-target, nonché all'implementazione di misure di prevenzione CV.

Quale era il disegno dello studio?
Utilizzando il database sopramenzionato, i ricercatori hanno identificato pazienti con incidenza di AR e fino a 5 individui non affetti dalla malattia. I dati relativi agli e agli altri sono stati incrociati in base all'età, al sesso e all'anno di diagnosi (1999-2014).

La coorte di pazienti con AR è stata suddivisa, a sua volta, in due coorti basate sull'anno di diagnosi di AR: remota (diagnosi di AR occorsa tra il 1999 e il 2006) e recente (2007-2014).
In questo modo, i ricercatori hanno messo a confronto i tassi di mortalità, gli hazard ratio (HR) e le differenze dei tassi tra i soggetti con presenza o assenza di AR, dopo aggiustamento dei dati in base a potenziali fattori confondenti.

La coorte di pazienti con diagnosi di AR remota era costituita da 10.126 pazienti, aventi un'età media di 60 anni e costituita in prevalenza da persone di sesso femminile ed i dati relativi a questa coorte sono stati incrociati, nel modo descritto sopra, con 50.546 controlli, non affetti da AR. Durante il follow-up sono deceduti, rispettivamente, 936 pazienti con AR e 2.968 controlli. I decessi sono avvenuti ad un'età mediana pari, rispettivamente, a 77 e a 78,4 anni.

La coorte di pazienti con diagnosi di AR recente, invece, era costituita da 10.769 pazienti, aventi un'età media di 59 anni e, anche in questo caso, prevalentemente appartenenti al sesso femmilile ed i dati relativi a questa coorte sono stati incrociati con quelli relativi a 53.749 controlli.

Durante il follow-up, sono deceduti 605 pazienti con AR e 2.293 controlli. I decessi sono avvenuti ad un'età mediana pari, rispettivamente, a 77,9 e a 78,4 anni.

Nelle condizioni di partenza dello studio, non vi erano differenze di età, sesso, BMI, consumo di alcol e uso di farmaci tra le coorti di pazienti con AR (diagnosi remota e recente) e i rispettivi controlli.

I DMARDs erano utlizzati dal 65% dei pazienti con AR della coorte con diagnosi remota e all'81% di quelli della coorte con diagnosi recente, mentre, rispettivamente, il 68% e l'8%% dei pazienti delle due coorti ha fatto impiego di MTX.

I ricercatori hanno fatto riferimento, inoltre, ad uno studio britannico che aveva documentato come le prescrizioni di MTX si fossero triplicate dal 2001 al 2012, mentre le prescrizioni di farmaci anti-TNF fossero cresciute dell'1,56%.

Quali sono stati i risultati principali?
E' stato osservato che i pazienti con AR diagnosticata tra il 1999 e il 2006 (coorte con diagnosi remota di malattia) presentavano un tasso di mortalità considerevolmente più elevato rispetto al gruppo di confronto (29,1 vs 18 decessi/1000 persone-anno). La differenza dei tasso di mortalità tra i pazienti con AR diagnosticata tra il 2007 e il 2014 (coorte con diagnosi recente di confronto) e il gruppo di confronto, invece, è risultata più contenuta in termini numerici (17 vs 12,9 decessi/1000 persone-anno).

Considerando la coorte di pazienti con diagnosi remota di AR, il tasso di mortalità assoluta è stato pari ad un eccesso di 9,5 decessi per 1.000 persone-anno per AR, mentre per la coorte con diagnosi recente di AR, questo valore è sceso a 3,1.

Quanto agli HR di mortalità, questi sono stati pari, rispettivamente, a 1,56 (IC95%= 1,44-1.69) e a 1,29 (IC95%= 1,17-1,42) nelle due coorti considerate (p<0,01).

Quali sono i limiti di questo studio?
I risultati ottenuti depongono a favore dell'ipotesi che il miglioramento della gestione dell'AR e delle sue comorbidità abbia contribuito a questo risultato lusinghiero.

Lo studio, tuttavia, non è esente da alcune limitazioni metodologiche, quali la mancanza di dettagli sulle cause di mortalità documentata in alcuni casi. I dati estrapolati dal registro di popolazione, inoltre, non hanno consentito ai ricercatori di valutare la storia naturale della presentazione di AR.

Di qui la necessità, sottolineata dagli autori, di condurre nuovi studi finalizzati a valutare l'entità del miglioramento della sopravvivenza sia direttamente attribuibile al miglioramento della gestione dell'AR.

Nicola Casella

Bibliografia
Zhang Y, et al "Improved survival in rheumatoid arthritis: a general population-based cohort study" Ann Rheum Dis 2016; DOI: 10.1136/annrheumdis-2015-209058.
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