Abatacept e tocilizumab mostrano efficacia clinica paragonabile in pazienti affetti da AR; tuttavia, i fattori predittivi di successo terapeutico differiscono nei due farmaci sopramenzionati.

Queste le conclusioni principali di uno studio pubblicato online sulla rivista Annals of the Rheumatic Diseases (1).

Le raccomandazioni  USA ed UE relative al trattamento dell'AR annoverano l'impiego di abatacept e di tocilizumab come farmaci biologici da utilizzare in prima battuta, insieme ai farmaci anti-TNF. Allo stato attuale, però, esistono evidenze limitate sui criteri di scelta relativi a questi farmaci.

Abatacept è un modulatore selettivo della co-stimolazione delle cellule T, mentre tocilizumab è un anticorpo monoclonale diretto contro IL-6. Entrambi sono disponibili in Italia  per l'uso, in combinazione o senza metotressato (MTX), nell'AR da moderata a grave in pazienti adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o sono intolleranti ad una precedente terapia con uno o più DMARD o farmaci anti-TNF.

I ricercatori hanno messo a confronto in questo studio pazienti trattati con l'uno o l'altro farmaco biologico in un periodo compreso tra il 2008 e il 2013, allo scopo di valutare l'eventuale presenza di differenze di efficacia.

A tal scopo, su 194 pazienti trattati con abatacept e 273 pazienti trattati con tocilizumab, ne sono stati selezionati 102 in entrambi i gruppi mediante propensity-score matching in base all'età, al sesso, alla durata di malattia, all'impiego di farmaci, alla conta delle articolazioni dolenti e tumefatte, a valori di laboratorio e a varie misure di efficacia come l'indice SDAI (The Simplified Disease Activity Index), la valutazione globale dello stato di salute da parte del medico e del paziente, e il punteggio DAS28 di attività di malattia.

I partecipanti allo studio avevano un'età media di 60 anni, una durata media di malattia di 9 anni, e in maggioranza di sesso femminile (80% sul totale dei pazienti). Inoltre, quasi la metà dei pazienti reclutati nello studio  era stata esposta ad uno o a più farmaci biologici e il 70% dei pazienti di ciascun gruppo in terapia con lo stesso trattamento farmacologico ad un anno dall'inizio della terapia.

I risultati dello studio hanno documentato la simil efficacia clinica dei due trattamenti testati: nei pazienti trattati con abatacept, il punteggio SDAI è diminuto dal valore iniziale di 28,7  a 14 ad un anno dall'inizio del trattamento. Quindi, ad un anno, il 47% dei pazienti in terapia con abatacept era in remissione o con ridotta attività di malattia in base al punteggio SDAI.
Quanto ai pazienti in trattamento con tocilizumab, il punteggio SDAI è crollato dal valore iniziale di 27,7 a 12,5, con un 55% di pazienti in remissione o ridotta attività di malattia ad un anno dall'inizio del trattamento.

Anche i risultati relativi alla qualità di vita legata allo stato di salute hanno documentato un miglioramento paragonabile tra i 2 gruppi: il punteggio HAQ-DI si è  ridotto da 1,5 a 1,2 sia in pazienti trattati con abatacept che in quelli trattati con tocilizumab. In particolare, l'outcome della remissione funzionale, indicato da un punteggio HAQ-DI<= 0,5, è stato raggiunto dal 36% dei pazienti in terapia con abatacept e dal 28% di quelli trattati con tocilizumab (p=0,26).

Considerando altre misure di efficacia, i trend sopra osservati sono stati confermati anche in questi casi: la conta media di articolazioni dolenti è passata da 9,1 a 4,2 nel gruppo trattato con abatacept e da 8,7 a 3,6 nel gruppo trattato con tocilizumab. Il numero di articolazioni tumefatte, invece, è passato da 6,7 a 2,1 nel gruppo trattato con abatacept e da 6,6 a 1,6 in quello trattato con tocilizumab.

E' stata rilevata, invece, una differenza tra i 2 gruppi in merito al punteggio DAS28, che è migliorato in maniera sensibile nel gruppo trattato con tocilizumab. Secondo gli autori, tale differenza sarebbe da ascrivere al fatto che tale punteggio incorpora la valutazione dei livelli di alcuni marker di infiammazione, quali la VES, direttamente influenzati dall'inibizione di IL-6 ad opera di tocilizumab.

Lo studio ha dimostrato anche una maggiore predittività di migliori punteggi CDAI in pazienti con punteggio SDAI al basale ridotto e livelli elevati di fattore reumatoide (RF) trattati con abatacept.
A quest'ultimo riguardo, l'osservazione dell'esistenza di livelli più elevati di fattore reumatoide (RF) al basale in associazione ad una migliore risposta ad abatacept conferma osservazioni precedentemente documentate in letteratura secondo le quali la positività all'anticorpo anti peptide ciclico citrullinato si associa ad una maggiore efficacia del farmaco (2).
“E' possibile, pertanto – spiegano gli autori – che gli agenti farmacologici che hanno come target le cellule T siano pià efficaci dei farmaci anti-TNF e degli inibitori di IL-6 in pazienti con AR reumatoide sieropositiva”.
Il mancato utilizzo pregresso di un farmaco biologico e la rilevazione di punteggi HAQ-DI al basale più bassi sarebbero predittivi, invece, di migliori punteggi CDAI in pazienti trattati con tocilizumab.

In conclusione, i risultati dello studio mostrano come i pazienti trattati con abatacept o tocilizumab si caratterizzino per una sostanziale sovrapposizione dei benefici in termini di outcome clinici. La predittività di successo terapeutico, invece, sarebbe differente, con abatacept che risulta più vantaggioso nei pazienti con elevati titoli di RF e tocilizumab che risulta più efficace se utilizzato precocemente in pazienti naive ai farmaci biologici e con punteggi HAQ-DI al basale ridotti.

NC


Bibliografia
1. Kubo S. et al. Comparison of the efficacies of abatacept and tocilizumab in patients with rheumatoid arthritis by propensity score matching. ARD Online First, published on August 5, 2015 as 10.1136/annrheumdis-2015-207784
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http://ard.bmj.com/content/early/2015/08/05/annrheumdis-2015-207784.full.pdf+html
2. Gottemberg JE et al. Positivity for anti-cyclic citrullinated peptide is associated with a better response to abatacept: data from the 'Orencia and Rheumatoid Arthritis' registry.
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