Artrite reumatoide, il fenotipo alla presentazione dipende da spettro autoanticorpi

Ortopedia e Reumatologia

In pazienti affetti da artrite reumatoide (AR), lo spettro auto-anticorpale di associa al fenotipo clinico alla presentazione, a suggerire come l'ampiezza della risposta umorale autoimmune influenzi la presentazione clinica iniziale di AR. Sono queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato online sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases.

In pazienti affetti da artrite reumatoide (AR), lo spettro auto-anticorpale di associa al fenotipo clinico alla presentazione, a suggerire come l'ampiezza della risposta umorale autoimmune influenzi la presentazione clinica iniziale di AR.
Sono queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato online sulla rivista Annals of Rheumatic Diseases.

Razionale dello studio
Quasi il 60% dei pazienti con AR all'esordio sono sieropositivi agli autoanticorpi associati alla malattia (RF, ACPA, anti-CarP), ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro.

Gli autoanticorpi posso svilupparsi anni prima dall'insorgenza di malattia e sono comunemente considerati come marker di patofisiologia autoimmunitaria sottostante.

Pertanto, il fenotipo clinico alla presentazione potrebbe essere un riflesso di meccanismi patofisiologici che si instaurano prima dell'insorgenza di malattia conclamata.

“L'AR sieropositiva e sieronegativa – continuano gli autori nell'introduzione al lavoro – differiscono tra loro in termini di fattori di rischio e di decorso della malattia”.

Ad esempio, la sieropositività agli ACPA si associa con alcuni fattori di rischio quali il fumo di sigaretta e alcuni alleli codificanti per l'epitopo condiviso (SE) dell'antigene HLA. I pazienti sieropositivi, inoltre, si caratterizzano per outcome di malattia peggiori, insieme al riscontro di un maggiore danno radiologico nel tempo.

Per contro, i pazienti sieronegativi si caratterizzano, invece, per il riscontro di una maggiore infiammazione articolare alla presentazione clinica iniziale di malattia.

D'altro canto, esistono ancora oggi aree di incertezza relative all'effetto della presenza concomitante di più specie autoanticorpali, espressione di una risposta autoimmunitaria umorale più pronunciata.

Obiettivo di questo studio, pertanto, è stato quello di indagare l'associazione esistente tra il numero di specie autoanticorpali e la presentazione clinica iniziale di malattia in due coorti indipendenti di pazienti con AR all'esordio.

Disegno dello studio e risultati principali
Sono state prese in considerazione due coorti indipendenti di pazienti olandesi e svedesi con AR: the Leiden Early Arthritis Clinic (EAC) (n=828) e the Better Anti-Rheumatic Pharmacotherapy (BARFOT) project (n=802).

Tutti i pazienti si caratterizzavano per una breve durata della sintomatologia (
Questi soddisfacevano i criteri ACR 1987 per l'AR (nello studio EAC entro un anno di follow-up, nello studio BARFOT all'inclusione).

Inoltre, si è fatto ricorso a modelli di regressione ordinale univariata e multivariata per valutare l'associazione tra lo spettro autoanticorpale e le caratteristiche cliniche al basale.
In entrambe le coorti, la distribuzione del numero di autoanticorpi era pressochè sovrapponibile: la maggior parte dei pazienti erano sieronegativi (31% EAC; 33% BARFOT) oppure erano sieropositivi, contemporaneamente, ad RF, ACPA e anti-CarP (35% EAC; 29% BARFOT).

Analizzando i dati relativi a questi modelli, è emerso che i pazienti con un numero più elevato di anticorpi associati ad AR erano più giovani, molto spesso fumatori, con una durata della sintomatologia e valori di VES maggiori rispetto ai pazienti con livelli autoanticorpali meno elevati.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato come “...la predisposizione genetica sottostante, associata con la positività autoanticorpale, potrebbero rendere parte conto di quanto osservato – ad esempio perchè i pazienti con spettro autoanticorpale multiplo sviluppi AR in età precoce”.

“Tale idea – continuano – è supportata dall'esistenza di un'associazione tra la presentazione clinica di AR e gli alleli HLA SE, che rappresentano parte della predisposizione genetica. L'associazione tra la presenza di ulteriori autoanticorpi e una durata dei sintomi maggiore è in linea con quanto già osservato e presente in letteratura”.

Lo studio ha documentato, inoltre, come l'incremento del numero di autoanticorpi si associ ad una conta ridotta di articolazioni dolenti e tumefatte: “Ciò – spiegano gli autori – potrebbe riflettere il maggior numero di articolazioni richieste per gli individui sieronegativi per soddisfare i criteri di classificazione come le differenze patofisiologiche intrinseche”.

“Nel complesso – aggiungono i ricercatori – i risultati dello studio suggeriscono come la predisposizione genetica sottostante il riscontro di AR sieropositiva agli autoanticorpi possa dar luogo ad un'insorgenza precoce di malattia, che è difficile da identificare tempestivamente da parte dei pazienti e dei medici curanti”.

Nicola Casella

Bibliografia
Derksen VFAM et al. Rheumatoid arthritis phenotype at presentation differs depending on the number of autoantibodies present. ARD Online First, published on November 9, 2016 as 10.1136/annrheumdis-2016-209794
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