Artrite reumatoide, il ruolo delle cellule T varia in base al sesso

Uno studio di recente pubblicazione su Arthritis Research & Therapy ha dimostrato l'esistenza di differenze di genere relativamente all'associazione tra sottogruppi di cellule T e l'attività di malattia in pazienti con artrite reumatoide iniziale non trattata (ueRA). Non solo: Le cellule T helper Th2, stando allo studio, potrebbero avere un ruolo nella regolazione dell'attività di malattia nei soli pazienti di sesso maschile. Tali risultati potrebbero rendere conto delle differenze di risposta ai trattamenti farmacologici impiegati per l'AR, osservate nei due generi.

Uno studio di recente pubblicazione su Arthritis Research & Therapy ha dimostrato l'esistenza di differenze di genere relativamente all'associazione tra sottogruppi di cellule T e l'attività di malattia in pazienti con artrite reumatoide iniziale non trattata (ueRA). Non solo: Le cellule T helper Th2, stando allo studio, potrebbero avere un ruolo nella regolazione dell'attività di malattia nei soli pazienti di sesso maschile.

Tali risultati potrebbero rendere conto delle differenze di risposta ai trattamenti farmacologici impiegati per l'AR, osservate nei due generi.

Razionale dello studio
Da tempo esistono studi in letteratura che hanno documentato un possibile coinvolgimento delle cellule T CD4 nel promuovere l'insorgenza di AR.
I risultati di un numero cospicuo di studi hanno portato alla scoperta di un discreto numero di loci genici condivisi dall'AR e dall'attivazione delle cellule T, anche se, finora, non erano stati ancora identificati in modo inequivocabile i i fenotipi delle cellule T CD4 legati all'AR.

D'altro canto, studi recenti hanno evidenziato l'esistenza di differenze di genere relativamente al decorso naturale dell'AR e agli esiti di trattamento con farmaci specifici.

Su questi presupposti è nato il nuovo studio, che, con l'obiettivo di studiare queste differenze di genere relativamente all'AR, si è proposto di determinare l'associazione esistente tra sottogruppi di cellule T e l'attività di malattia in pazienti non trattati con ueRA di entrambi i generi.

Disegno dello studio
Lo studio ha reclutato 72 pazienti con AR naive al trattamento e incrociato i dati relativi a questi pazienti con quelli relativi a 31 volontari sani (controlli).

I ricercatori hanno valutato l'attività di malattia servendosi di alcuni indici, quali la conta delle articolazioni tumefatte e dolenti su un totale, rispettivamente, di 66 e 68 articolazioni, la conta di articolazioni tumefatte su un totale di 28 articolazioni, i livelli di concentrazione di CRP, VES, il punteggio DAS28 e l'indice CDAI.

Risultati principali
Dai risultati è emerso che l'associazione tra le proporzioni di diversi sottogruppi di cellule T e l'attività di malattia divergono nei pazienti con ueRA dei due sessi. Nello specifico, è stato osservato che le cellule T helper Th2 correlano con l'aumento dell'attività di malattia nei pazienti di sesso maschile ma non nelle pazienti di sesso femminile.

Invece, i sottogruppi di cellule T CD4+ convenzionali non regolatorie sono risultati correlati con l'attività di malattia solo nel sesso maschile.

Da ultimo, i pazienti con ueRA di entrambi i sessi hanno mostrato, quantitativamente, dei pattern di espressione diversi dei vari sottotipi cellulari T rispetto a quanto osservato nei controlli.

Implicazioni dello studio
Nel complesso, i risultati dello studio suggeriscono l'esistenza di differenze di genere relativamente al contributo delle cellule Th2, Th1Th17 e CXCR3+ Th17 alla severità di malattia osservata.

Anche se la proporzione di cellule T CD4+ convenzionali non regolatorie è risultata elevata a livello ematico in ambo i sessi con ueRA, questo sottotipo cellulare è risultato correlato con l'attività di malattia solo nei pazienti di sesso maschile.

Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno affermato che “...una possibile spiegazione della mancanza di associazioni positive tra le proporzioni di sottogruppi di cellule T e l'attività di malattia nelle pazienti di sesso femminile potrebbe risiedere nel fatto che i meccanismi immunologici che guidano la malattia all'esordio potrebbero essere più eterogenei nelle pazienti con AR rispetto ai pazienti di sesso maschile. Questo potrebbe rendere più difficile l'identificazione tra i meccanismi immunologici e l'attività di malattia nelle pazienti di sesso femminile”.

Non solo: “Quanto osservato – aggiungono i ricercatori – potrebbe anche rendere conto della risposta più consistente al trattamento con MTX e con i farmaci anti-TNF osservato nei pazienti di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile, anche dopo aggiustamento dei dati per l'attività iniziale di malattia” (2).

In conclusione, anche se questi risultati sono al momento privi di implicazioni cliniche, sono molto utili per la ricerca farmacologica nel settore,  in quanto confermano l'opportunità di prendere in considerazione le differenze di genere nella messa a punto di nuovi farmaci immunomodulanti.

Nicola Casella

Bibliografia
1) Aldridge J et al. Sex-based differences in association between circulating T cell subsets and disease activity in untreated early rheumatoid arthritis patients. Arthritis Res Ther. 2018;20:150. doi: 10.1186/s13075-018-1648-2.
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2) Kvien TK et al. Epidemiological aspects of rheumatoid arthritis: the sex ratio. Ann N Y Acad Sci. 2006;1069:212–222. doi: 10.1196/annals.1351.019.
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