L'approccio “treat-to-target” al trattamento dell'artrite reumatoide (AR) è efficace nel migliorare l'attività di malattia, indurne la remissione ed arrestarne la progressione, ma non è in grado di prevenire le alterazioni di composizione corporea tipicamente associate alla malattia.

Queste le conclusioni di uno studio presentato nel corso del meeting annuale della BSR (British Society for Rheumatology) recentemente tenutosi a Manchester.
E' noto come una delle manifestazioni tipiche che si accompagnano al quadro clinico dell'AR sia la cosiddetta cachessia reumatoide, definita come una diminuzione di massa magra e un aumento della distribuzione di grasso del tronco.

L'entità e la prevalenza della cachessia reumatoide destano allarme in quanto la perdita di massa muscolare tipica di questa condizione, oltre a ridurre la funzione fisica ed aggravare la disabilità, si associa ad alterazioni a carico del sistema immunitario e polmonare, nonché ad osteoporosi, intolleranza al glucosio ed aumento della mortalità.
Come per l'attività di malattia, si ritiene che l'infiammazione rappresenti il primum movens della cachessia reumatoide, e sia l'American College of Rheumatology (ACR) che l'EULAR (European League Against Rheumatism) stanno attualmente perorando l'inclusione della cachessia reumatoide come uno degli obiettivi del trattamento dell'AR.

Con lo scopo di verificare se un miglior controllo dello stato infiammatorio fosse in grado di prevenire questa condizione e la conseguente riduzione della funzione fisica, gli autori dello studio hanno reclutato 68 pazienti trattati con l'approccio “treat-to-target” dal 2008 e 81 soggetti sani, incrociati in base all'età e al sesso.

La composizione corporea è stata misurata mediante DEXA, mentre la funzione fisica mediante test ad hoc. Lo stato di disabilità percepita dal singolo paziente era classificato sulla base dei risultati ottenuti al test validato HAQ (the Health Assessment Questionnaire).
I pazienti avevano un'età media di 61 anni e le donne costituivano i 2/3 del campione. Non solo: la durata media di malattia era appena sotto i 2 anni, il punteggio DAS28 di attività di malattia era pari a 2,8 e quello medio HAQ era pari a 0,6 su 3.

Rispetto ai controlli sani, i pazienti con AR si caratterizzavano, in partenza, per un BMI più elevato (28,5 vs 25,6  kg/m2 – P<0,001), una percentuale più bassa di massa magra (63,8% vs 68% - P=0,001) ed una massa grassa a livello del tronco maggiormente rappresentata (13,7 kg vs 10,2 kg – p<0,001).
I risultati dello studio hanno documentato che, rispetto ai soggetti sani, i pazienti con AR andavano incontro ad una riduzione della massa magra a livello delle braccia e della gambe pari all'11% (25,9% va 28,7%, p<0,001). Inoltre, i pazienti andavano incontro ad un incremento del 15% del grasso corporeo totale (33,3% vs. 28,9%, P= 0,001).
Inoltre, nonostante il fatto che la percezione soggettiva di disabilità fosse di entità moderata in base al punteggio HAQ, i risultati riportati nei test validati per la valutazione delle performance fisiche sono stati peggiori nei pazienti in trattamento con AR.

A questo punto, i ricercatori hanno voluto verificare anche se le differenze osservate tra i 2 gruppi dipendessero dal tempo di insorgenza di malattia. Anche in questo caso, che la malattia fosse di recente insorgenza o ormai conclamata da tempo, le misure di composizione corporea e quelle relative alla funzione fisica sono risultate identiche nei due gruppi di trattamento.

In particolare, i ricercatori hanno osservato che “...nonostante il deciso miglioramento del controllo della malattia, con un maggior numero di pazienti prossimo alla condizione di remissione (DAS28<2,6), la perdita di massa muscolare e l'incremento di massa grassa rispetto ai controlli sono rimasti pressochè identici a quelli riferiti prima dell'approccio treat-to-target”.

“Questi risultati – concludono i ricercatori – suggeriscono che le alterazioni a livello della composizione corporea, rilevate nei pazienti con AR, si palesano precocemente, probabilmente prima  della diagnosi e dell'inizio del trattamento, e che si impongono come necessari sia il ripristino della funzione fisica che la messa a punto di interventi che migliorino la composizione corporea (es: attività fisica controllata).

NC

Lemmey A, et al "Treat-to-target treatment fails to restore either body composition or objectiveldy assessed physical function in rheumatoid arthritis patients" BSR 2015; Abstract 070.