Stando ai risultati di uno studio caso-controllo pubblicato sulla rivista Rheumatology, l'essere in sovrappeso o l'essere obesi potrebbe proteggere dall'artrite reumatoide (AR). Tale protezione, però, riguarderebbe solo i soggetti di sesso maschile e non quelli di sesso femminile.

La presenza di dati contraddittori sull'impatto di un BMI elevato sullo sviluppo di AR ha sollecitato la messa a punto di questo studio, che ha attinto ai dati di due ampie survey sanitarie svedesi: la survey MDCS (the Maimö Diet Cancer Study) - condotta tra il 1991 e il 1996, che ha incluso 30.447  persone di ambo i sessi – e la survey MPMP (the Malmö Preventive Medicine Program) – condotta tra il 1974 e il 1992, che ha incluso 33.356 soggetti nati tra il 1921 e il 1949 (di sesso maschile) o tra il 1925 e il 1938 (di sesso femminile).

In questo modo i ricercatori hanno identificato i soggetti che hanno sviluppato AR almeno ad un anno dall'inclusione nelle rispettive survey sopra menzionate.
Nello specifico, nella survey MDCS sono stati identificati 36 uomini e 136 donne con diagnosi di AR. Il tempo mediano intercorrente dall'inclusione nella survey alla diagnosi di AR era di 5 anni.
Nello studio MPMP, invece, sono stati identificati 290 casi di AR (151 uomini e 139 donne), per i quali il tempo mediano intercorrente dall'inclusione nella survey alla diagnosi era, invece, di 12 anni.

Per ciascun caso validato, i ricercatori hanno selezionato 4 controlli, incrociati in base al sesso, all'anno di nascita e all'anno in cui sono stati sottoposti a screening, residenti in Svezia e non affetti da AR.
La condizione di sovrappeso era definita da un BMI compreso tra 25 e 30, quella di obesità da un BMI>30, mentre il normopeso era definito da un BMI compreso tra 18,5 e 25. I pazienti sottopeso (BMI<18,5) erano esclusi dallo studio.

I risultati dello studio hanno mostrato che l'essere in sovrappeso o obesi al momento di inclusione in una delle due survey si associava ad una riduzione del rischio di sviluppare AR in entrambe le coorti di soggetti nel sesso maschile (survey MDCS= OR:0,33; IC95%: 0,14-0,76; survey MPMP= OR: 0,60; IC95%: 0,39-0,91), ma non nel sesso femminile (survey MDCS= OR: 1,01; IC95%: 0,65-1,54; survey MPMP= OR: 1,37; IC95%: 0,86-2,18).

Anche dopo correzione per alcuni potenziali fattori confondenti (in primo luogo il fumo, predittore significativo di AR in ambo i sessi e poi, a seguire il livello di istruzione, il consumo di alcol e lo status socioeconomico) il trend a favore dell'effetto protettivo del BMI elevato nel sesso maschile è stato confermato.

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio invocano i fattori geografici come possibile causa delle discrepanze osservate tra i risultati del loro lavoro e quelli di alcuni studi USA che hanno documentato un incremento del rischio di AR nelle donne obese. A tal riguardo, è ipotizzabile che differenze nella distribuzione del BMI tra la popolazione scandinava e quella USA abbiano contribuito a determinare questa differenza.

Inoltre, ricordano gli autori, un BMI elevato riflette spesso un incremento dell'obesità addominale o del grasso viscerale nell'uomo rispetto alla donna, a suggerire come i risultati dello studio potrebbero essere dovuti ad un presunto effetto protettivo del grasso addominale o viscerale nei confronti dell'AR e come alcuni fattori prodotti dal tessuto adiposo potrebbero giocare un ruolo nella fisiopatologia dell'AR.

“A nostra conoscenza – concludono gli autori – questo è il primo studio caso controllo ad aver analizzato l'associazione esistente tra un BMI elevato e il rischio di insorgenza di AR. (…) Inoltre, anche se l'effetto dell'obesità sul rischio di AR non è risultato sostanzialmente differente da quello osservato nei soggetti in sovrappeso, non si può escludere l'esistenza di differenza per valori di BMI molto elevati”. 

Nicola Casella

Bibliografia
Turesson C., et al "A high body mass index is associated with reduced risk of rheumatoid arthritis in men, but not in women" Rheumatology 2015; DOI: 10.1093/rheumatology/kev313.
Leggi