Un indice di massa corporea elevato (BMI) si accompagna ad una insufficiente risposta ad un farmaco biologico di seconda linea dopo trattamento iniziale insoddisfacente con  un primo farmaco anti-TNF-alfa.
Queste le conclusioni di uno studio pubblicato online ahead-of-print sulla rivista Joint Bone Spine da un'equipe di ricercatori italiani.

“Mentre per quanto riguarda l'artrite psoriasica, la condizione di obesità è associata ad un incremento dell'incidenza di malattia, l'associazione tra obesità e artrite reumatoide (AR) è controversa e la correlazione tra le due condizioni sembra essere di entità modesta – scrivono gli autori nell'introduzione al lavoro”.

“In letteratura, peraltro – continuano gli autori - esistono anche documentazioni di una riduzione, nei pazienti affetti da AR e BMI elevato, della risposta ai farmaci anti-TNF-alfa, utilizzati in prima linea contro l'AR.”

L'assenza di dati sugli outcomes clinici a seguito della somministrazione di un farmaco biologico (non anti-TNF-alfa) in pazienti obesi affetti da AR dopo fallimento del trattamento iniziale con un primo farmaco anti-TNF-alfa, ha sollecitato la messa a punto del nuovo studio, il cui endpoint consisteva nella valutazione del tempo alla sospensione del farmaco e la risposta clinica ad un farmaco biologico di seconda linea in pazienti obesi con AR.

A tal scopo, sono stati esaminati in modo retrospettivo i dati relativi a 292 pazienti con AR attiva che avevano iniziato il trattamento con un primo farmaco anti-TNF-alfa dopo risposta inadeguata ad  uno o più DMARD (farmaci modificanti la malattia). Di questo gruppo, 66 pazienti erano francamente obesi, 109 erano in sovrappeso e 117 normopeso.

I pazienti che interrompevano il trattamento con il primo farmaco erano seguiti in caso di assunzione di un secondo farmaco biologico. Per ciascun ciclo di terapia con ognuno dei due farmaci biologici utilizzati in prima e seconda battuta è stata condotta un'analisi del tempo alla sospensione del trattamento e della remissione di malattia a 12 mesi basata sul punteggio DAS-28 (Disease Activity Scale). E' stata condotta, inoltre, un'analisi di regressione di Cox per valutare i predittori iniziali di outcome clinico.

I risultati dell'analisi hanno documentato che la proporzione di pazienti obesi che continuava l'assunzione del primo farmaco biologico a 60 mesi era più bassa di quella riscontrata nei pazienti normopeso (49,1% vs 39,4%). Tale differenza, tuttavia, non raggiungeva la significatività statistica.
Nei pazienti obesi, comunque, la probabilità di interrompere il trattamento con il primo farmaco anti-TNF-alfa  era significativamente più elevata (HR=1,64;  IC95%= 1,02–2,62; P = 0,04). Questi pazienti, inoltre, mostravano la percentuale di remissione di malattia più bassa, sulla base del punteggio DAS-28 a 12 mesi.

Nei 97 pazienti che iniziavano il trattamento con un secondo farmaco biologico anti-TNF-alfa, la persistenza alla terapia è stata significativamente più bassa nei 24 pazienti francamente obesi (43,5%) piuttosto che nei 37 pazienti normopeso (80%).
Anche in questo caso l'obesità ha predetto in modo significativo la sospensione del trattamento (HR=2,9; IC95%=1,08–8,45; P = 0,04). Inoltre la remissione di malattia in base al punteggio DAS28 è stata raggiunta da una proporzione di pazienti obesi significativamente più bassa rispetto ai pazienti normopeso (12% vs 46%).
 
“I meccanismi attraverso i quali l'obesità influenza la risposta clinica a diversi agenti terapeutici nell'AR restano ancora in larga parte sconosciuti – concludono gli autori - “Sono pertanto necessari nuovi trial randomizzati prospettici e l'analisi dei dati provenienti dai registri dell'AR per ciascun farmaco biologico, insieme a studi di farmacocinetica, per far luce su questo argomento ancora non del tutto compreso in tutti i suoi molteplici aspetti”.

Nicola Casella

Bibliografia

Iannone F et al. Obesity reduces the drug survival of second line biological drugs following a first TNF-inhibitor in rheumatoid arthritis patients. Joint Bone Spine 2015.
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