Artrite reumatoide, la gestione dell'osteoporosi concomitante da migliorare

Nei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) sono da migliorare decisamente sia gli interventi di prevenzione dell'osteoporosi indotta da glucocorticoidi (GIO) che di quella post-menopausale. Questo il responso di uno studio recentemente pubblicato su The Journal of Rheumatology, che ha valutato l'ottemperanza alle linee guida francesi del 2003 e del 2014 relative alla prevenzione e al trattamento dell'osteoporosi (OP) in pazienti affetti da AR.

Nei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) sono da migliorare decisamente sia gli interventi di prevenzione dell’osteoporosi indotta da glucocorticoidi (GIO) che di quella post-menopausale. Questo il responso di uno studio recentemente pubblicato su The Journal of Rheumatology, che ha valutato l’ottemperanza alle linee guida francesi del 2003 e del 2014 relative alla prevenzione e al trattamento dell’osteoporosi (OP) in pazienti affetti da AR.

Background dello studio
Che i pazienti con AR si caratterizzino per un incremento del rischio di OP e di fratture è cosa nota da tempo in letteratura: “il rischio fratturativo, ad esempio – ricordano i ricercatori nell’introduzione al lavoro - è praticamente raddoppiato nei pazienti con AR e può riguardare sia il rachide che il femore”.

“Questo incremento del rischio fratturativo – continuano gli autori dello studio – potrebbe essere dovuto alla malattia in se, e in particolare alla sua attività, come pure alla sua durata”.

E’ oggetto di dibattito se gli steroidi possano essere causa di danno osseo, quando sono utilizzati per gestire malattie ad eziologia infiammatoria: “I GC sono, da un lato, utili in quanto in grado di controllare l’infiammazione, soprattutto all’inizio di malattia e per brevi periodi – affermano i ricercatori -. (…) D’altro canto, è noto come il loro impiego prolungato sia nocivo e si configuri come un fattore di rischio indipendente di frattura in pazienti con AR”.

Con l’avvento dei farmaci biologici nella gestione del trattamento dell’AR, si è ridotta, senza ombra di dubbio, la prevalenza d’impiego di GC nel lungo termine.

Eppure, ancora oggi, nonostante la disponibilità di linee guida specifiche, la prevenzione dell’OP indotta da GC è ancora non soddisfacente.

Nel 2014, la Società francese di Reumatologia ha aggiornato le proprie linee guida sulla prevenzione e il trattamento della GIO. Al contempo, nel 2012, sono state aggiornate le linee guida francesi relative alla gestione e la trattamento dell’OP post-menopausale.

Obiettivi e disegno dello studio
Lo studio COMEDRA (comorbidities education in rheumatoid arthritis) era uno studio randomizzato multicentrico, pubblicato nel 2015, che aveva studiato l’impatto della valutazione, fatta da personale infermieristico specializzato dopo opportuno training, delle comorbilità associate all’AR, insieme ad una valutazione della capacità dei pazienti di autoriferire l’attività di AR, sulla gestione complessiva della malattia.

COMEDRA è stato successivamente esteso per 36 mesi per rianalizzare la presenza di comorbilità e l’utilità di un centro per il follow-up standardizzato dei pazienti con AR. Questo studio ancillare si è proposto di valutare l’applicazione delle linee guida sulla GIO del 2003 e del 2014 in pazienti trattati con GC, come pure delle LG 2012 relative alle donne in post-menopausa, trattate (e non trattate) con GC.

Lo studio ha incluso 776 pazienti con AR. I ricercatori hanno raccolto alcuni dati dai partecipanti allo studio relativi alla loro compliance alle raccomandazioni delle LG sopra indicate – età, sesso di appartenenza, assunzione di prednisone, presenza di fratture a bassa energia, storia presente di frattura di femore e valutazione della densitometria ossea. Sono stati raccolti anche dati sull’impiego di farmaci anti-OP e su altri fattori che potevano influenzare l’applicazione delle raccomandazioni delle LG.

Risultati principali
Dallo studio è emerso che solo una piccola parte dei pazienti con AR reclutati, sottoposta a trattamento pregresso con farmaci per l’OP, era ancora in trattamento con questi farmaci: 22,6% secondo le LG del 2014, 27,3% secondo le LG 2003 e 23,6% secondo le LG per l’OP in post-menopausa.

Dall’applicazione delle LG 2014 sulla GIO, tuttavia, doveva emergere un maggior numero di partecipanti trattati rispetto alle LG 2003 (77% vs. 53%; p<0,001).

Dopo analisi multivariata, è emerso che il T-score spinale pari a -2 deviazioni standard (o ancora meno) si associava ad un regime di trattamento in accordo con le LG 2014.

Il mancato svolgimento di attività fisica per più di 30 minuti al giorno si associava, invece, ad un regime di trattamento in accordo con le LG 2003.

Da ultimo, è emerso dallo studio che l’età più avanzata, un BMI più basso e un T score pari a -2,5 deviazioni standard in almeno un sito anatomico erano associati all’essere trattati in accordo con le LG 2012 relative all’OP post-menopausale.

Riassumendo
Lo studio ha confermato come la prevenzione e la gestione dell’OP continui a non essere soddisfacente nei pazienti con AR; indipendentemente o meno dall’impiego di GC.

Tali risultati suggerirebbero l’utilità di allestire consulti infermieristici, fatti da personale sottoposto a training adeguato, per individuare tempestivamente la presenza di comorbilità associate ad AR da non trascurare, previa valutazione dell’efficacia di questa misura nel lungo termine.

NC

Bibliografia
Malochet-Guinamand S et al. Evaluation of the implementation of guidelines on the treatment of osteoporosis in patients with rheumatoid arthritis. J Rheumatol. doi:10.3899/jrheum.180889
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