Artrite reumatoide, le risposte al trattamento con abatacept e adalimumab sono sovrapponibili oltre 2 anni di terapia

La risposta al trattamento con due farmaci biologici a differente meccanismo d'azione, abatacept e adalimumab, in presenza di un trattamento di background con metotressato, Ŕ sovrapponibile oltre 2 anni dall'inizio della terapia per l'artrite reumatoide. Tale risultato, inoltre, Ŕ indipendente dall'inizio dell terapia rispetto al corso naturale della malattia (trattamento precoce o tardivo).

Stando ai risultati di un'analisi post-hoc pubblicata su RMD Open – Rheumatic & Musculoskeletal Diseases, la risposta al trattamento con due farmaci biologici a differente meccanismo d'azione, abatacept e adalimumab, in presenza di un trattamento di background con metotressato (MTX), è sovrapponibile oltre 2 anni dall'inizio della terapia per l'artrite reumatoide (AR). Tale risultato, inoltre, è indipendente dall'inizio dell terapia rispetto al corso naturale dell'AR (trattamento precoce o tardivo).

In letteratura è noto come i pazienti con AR di più lunga durata rispondano meno bene al trattamento con i DMARDs rispetto ai pazienti con AR di insorgenza relativamente più recente.

“Alcuni studi condotti in pazienti trattati con farmaci biologici (DMARDb) hanno documentato i benefici a lungo termine derivanti dal trattamento in termini di miglioramento degli outcome funzionali e radiografici – ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro”.

“Inoltre – continuano – è stato anche dimostrato come anche l'avvio precoce del trattamento con DMARDs migliori gli outcome sopra menzionati.

Abatacept e adalimumab sono 2 DMARDb di documentata efficacia nell'AR, che si caratterizzano per  l'avere meccanismi d'azione differenti: abatacept, infatti, è un modulatore selettivo della co-stimolazione delle cellule T, che previene l'attivazione di queste cellule mediante blocco dei segnali di co-stimolazione richiesti per generare una risposta immunitaria alle proteine e agli antigeni peptidici. Adalimumab, invece, è un farmaco anti-TNF, ovvero un inibitore della citochina TNF-alfa
che causa infiammazione e danno alle articolazioni ed anche in altre sedi dell'organismo.

Lo studio AMPLE (Abatacept versus adaliMumab comParison in bioLogicnaïvE rheumatoid arthritis subjects with background methotrexate) è stato il primo studio testa-a-testa disegnato allo scopo di mettere a confronto DMARDb con differente meccanismo d'azione in pazienti con AR naive ai farmaci biologici e nei quali la terapia di background con MTX non era stata in grado di assicurare una risposta adeguata. I risultati dello studio, ad 1 e a 2 anni, avevano sostanzialmente dimostrato la sovrapponibilità dei due trattamenti, sia in termini di efficacia che di sicurezza.

Obiettivo di questa analisi post-hoc, pertanto, è stato quello di valutare la risposta clinicia in relazione alla durata di malattia, utilizzando i dati a 2 anni provenienti dal trial AMPLE per sondare l'esistenza di eventuali differenze di efficacia.

A tal scopo, i ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 318 pazienti con AR del trial AMPLE che erano stati trattati con abatacept e a 328 pazienti trattati con adalimumab. I pazienti di entrambi i gruppi avevano una durata media di malattia fino a 5 anni ed erano sottoposti, contemporaneamente al trattamento con il DMARDb assegnato, a terapia di background con MTX.

Inoltre, sono state analizzate e messe a confronto diverse misure di attività e di valutazione delle remissione, quali il punteggio DAS28, gli indici CDAI (Clinical Disease Activity Index), SDAI (Simplified Disease Activity Index), l'indice di disabilità HAQ-DI (Health Assessment Questionnaire-Disability Index) (HAQ-DI) e le risposte ACR, allo scopo di verificare l'esistenza di eventuali differenze di efficacia.  
I risultati dell'analisi post-hoc hanno dimostrato come pazienti naive ai farmaci biologici, sottoposti a trattamento con abatacept o adalimumab in presenza di un trattamento concomitante con MTX, avessero raggiunto risposte paragonibili superiori ai 2 anni in termini di insorgenza e di sostenibilità della condizione di ridotta attività di malattia e remissione, risposta HAQ-DI e inibizione della progressione radiografica di malattia, indipendentemente dai criteri utilizzati per valutare l'attività di malattia.

La durata di malattia non ha influenzato la risposta clinica, in termini di riduzione dell'attività di malattia, come indicato dagli indici SDAI, CDAI, dai criteri Booleani di remissione e da HAQ-DI.

In questo gruppo selezionato di pazienti, che aveva un'anzianità massima di malattia di 5 anni rispetto all'ingresso nel trial, è stato osservato che quelli trattati con abatacept e adalimumab, affetti da AR all'esordio (durata inferiore ai 6 mesi), mostravano risposte paragonabili a quelle osservate in pazienti con malattia più avanzata (>6 mesi) all'inizio del trattamento assegnato.

In conclusione, “...a dispetto dei dati già presenti in letteratura che mostrano come pazienti con durata di malattia più lunga rispondano meno bene al trattamento con DMARDs rispetto ai pazienti con anzianità di malattia, i dati di quest'analisi post-hoc suggeriscono com l'effetto della durata di malattia sulla risposta al trattamento potrebbero essere minimi se i pazienti sono trattati con un DMARDb efficace: infatti – aggiungono gli autori – i pazienti con AR possono raggiungere risposte sovrapponibili, in termini di efficacia, sia che vangano trattati precocemente (6 mesi)

NC

Bibliografia
Schiff M et al. Reductions in disease activity in the AMPLE trial: clinical response by baseline disease duration. RMD Open 2016;2:e000210. doi:10.1136/rmdopen-2015-000210
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