Livelli sierici costantemente elevati di MMP-3 (metalloproteinasi-3) per 3-6 mesi sono in grado di predire la progressione radiografica di artrite reumatoide (AR) ad un anno.
Queste le conclusioni di un piccolo studio prospettico di coorte pubblicato sulla rivista Arthritis Research and Therapy.

In letteratura è stato osservato come gli indicatori chiave di attività di malattia (VES, RF e CRP) mostrino una rilevanza limitata nel predire la progressione del danno articolare.
"Secreti dai fibroblasti sinoviali e dai condrociti a livello articolare, le MMP-3 - ricordano gli autori nell'introduzione al lavoro - giocano un ruolo essenziale nei processi di distruzione articolare e  livelli ematici elevati di questi enzimi sono stati documentati anche in alcuni pazienti in remissione".

Obiettivo dello studio è stato quelo di monitorare sia gli indicatori di attività di malattia sopra menzionati che i livelli ematici di MMP-3 per un anno, nonchè di valutare il loro potenziale predittivo di progressione radiografica del danno articolare associato ad AR.+

A tal scopo sono stati reclutati 60 pazienti con AR attiva (indice SDAI>3,3), trattati in ospedale con una strategia treat-to-target nel quadrienno 2010-2013. I pazienti sono stati sottoposti a valutazione clinica e valutazione dei livelli di MMP-3 al reclutamento nonchè dopo 1, 3, 6 e 12 mesi. Inoltre, i pazienti sono stati sottoposti a valutazione radiografica della mano al reclutamento nello studio nonchè dopo 12 mesi: una variazione del punteggio totale Sharp>0,5 era indice di progressione radiografica.

La coorte aveva un'età mediana di 48 anni (51 nei pazienti con progressione radiografica del danno), era costituita in prevalenza da donne (77% del campione in toto, 63% del campione di pazienti con progressione radiografica del danno) e mostrava una durata mediana di malattia pari a 24 mesi.

Tutti i pazienti reclutati nello studio mostravano le seguenti caratteristiche: il 93% del campione presentava erosioni ossee, l'84% era positivo a RF agli anticorpi ACPA, mentre il 54% del campione si caratterizzava per la presenza di limitazioni funzionali.
Nel complesso, i livelli mediani di MMP-3 al basale erano pari a 175 ng/mL ma, nel gruppo con progressione del danno radiografico, questi sono saliti a 316 ng/mL.

I risultati relativi a 56 pazienti sottoposti a follow-up di un anno, hanno documentato la progressione radiografica del danno nel 29% del campione. Di questi pazienti, il 9% ha sperimentato una progressione rapida del danno radiografico.

Quanto ai livelli ematici di MMP-3 e di tutti gli indicatori chiave di attività di malattia (eccezione fatta per la VES) questi sono risultati significativamente più elevati nei pazienti con progressione rapida del danno rispetto a quelli che non andavano incontro a progressione radiografica a 12 mesi.

Soffermando l'attenzione sui 16 pazienti con progressione radiografica, il 69% del campione ha raggiunto i target terapetici prefissati, ma il 56% di questi ha continuato a mostrare livelli ematici elevati di MMP-3 e il 38% ha presentato sia livelli ematici costantemente elevati di MMP-3 che livelli di CRP nella norma a 6 mesi.

Passando all'analisi di regressione logistica, i risultati hanno mostrato come livelli ematici elevati di MMP-3  a 0, 1, 3 e 6 mesi e come quelli di CRP ad un mese fossero predittori significativi di progressione radiografica ad un anno (odd ratio compresi tra 10,5 e 25 per MMP-3 per tutti i time point di follow-up considerati (p<0,05) e  odd ratio pari a 7,4 per CRP ad un mese).

Nel commentare i risultati, gli autori dello studio hanno sottolineato come "...la discrepanza tra miglioramento della sintomatologia clinica e il peggioramento della progressione radiografica del danno rappresenti una delle sfide principali nella gestione attuale dell'AR. In questo contesto - aggiungono gli autori - l'impiego di MMP-3 come biomarker è relativamente nuovo e legato alla fisiopatologia di questa condizione, dato il ruolo dell'enzima nella degenerazione delle strutture articolari".

"I risultati di questo studio, pertanto - concludono gli autori -  se confermati, aprono la strada ad un nuovo gruppo di marker biologici che dovrebbe migliorare la messa a punto e il ricorso a trattamenti ad hoc intensificati nei primi stadi di AR, prevenendo potenzialmente i danni".

Nicola Casella

Bibliografia
Ma J-D et al. Continuously elevated serum matrix metalloproteinase-3 for 3~6 months predict one-year radiographic progression in rheumatoid arthritis: a prospective cohort study. Arthritis Research & Therapy (2015) 17:289 DOI 10.1186/s13075-015-0803-2
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