Artrite reumatoide, metā dei pazienti non modifica la terapia come previsto dalla strategia treat-to-target #ACR2018

Tra i pazienti con artrite reumatoide con attivitā di malattia moderata/alta, da uno a due terzi non ha modificato la terapia nell'anno successivo all'inizio del trattamento per ottenere una bassa attivitā di malattia, come raccomandato dall'American College of Rheumatology e dall'EULAR, secondo i dati di uno studio presentato al congresso annuale all'American College of Rheumatology (ACR) che si č tenuto a Chicago.

Tra i pazienti con artrite reumatoide con attività di malattia moderata/alta, da uno a due terzi non ha modificato la terapia nell'anno successivo all’inizio del trattamento per ottenere una bassa attività di malattia, come raccomandato dall'American College of Rheumatology e dall’EULAR, secondo i dati di uno studio presentato al congresso annuale all’American College of Rheumatology (ACR) che si è tenuto a Chicago.

La strategia treat-to-target si basa sull'idea che il paziente possa e debba raggiungere un obiettivo ben definito nella terapia, che è quello della remissione o della bassa attività di malattia, cambiando tempestivamente la terapia farmacologica in caso di mancato progresso.

«I reumatologi stanno mettendo in atto quanto predicano nel tentativo di ottenere una bassa attività di malattia o la remissione?» ha domandato l’autore dello studio Jeffrey Curtis, dell'Università dell'Alabama a Birmingham. «Abbiamo linee guida nazionali e internazionali che suggeriscono che dovremmo portare i nostri pazienti artritici alla remissione o il più vicino possibile, ma possiamo dire che questo avvenga davvero nella pratica clinica reale?»

Uno studio basato sul registro RISE
Per determinare fino a che punto i pazienti con artrite reumatoide hanno modificato le loro terapie per raggiungere la remissione o una bassa attività della malattia, in accordo con l’approccio treat-to-target delle linee guida, Curtis e colleghi hanno estratto i dati dal registro RISE (Rheumatology Informatics System for Effectiveness) dell'ACR per identificare pazienti adulti con artrite reumatoide (n=50.996 ) che nel 2016 hanno avuto almeno una visita reumatologica (visita di riferimento) che ha misurato l’attività della malattia con un metodo come il RAPID3 (Routine Assessment of Patient Index Data 3) o il CDAI (Clinical Disease Activity Index).

Hanno valutato le misurazioni dell'attività della malattia utilizzate per ciascun paziente e calcolato la percentuale di quanti hanno manifestato una attività moderata/alta alla visita di riferimento, per poi confrontare il trattamento e l'attività patologica al basale con quelli alle visite di follow-up nei 7-12 mesi successivi. Hanno inoltre condotto analisi per sottogruppi per pazienti con attività moderata/alta "persistente", quelli che avevano fatto un precedente uso di biologici, quelli sieropositivi per il fattore reumatoide e quelli che avevano utilizzato di metotrexato in passato.

Troppi pazienti non modificano la terapia
Gli autori hanno osservato che la maggior parte dei pazienti è stata valutata alla visita di riferimento tramite un solo tipo di misurazione della stadio di malattia, con un più frequente impiego del sistema RAPID3 (79%), seguito dal CDAI (34%) e dal DAS 28 ESR/CRP (3%).

Secondo i risultati dello studio, dal 36,6% al 58,4% dei pazienti con attività moderata/alta di malattia non ha modificato il trattamento nell'anno successivo e i meno propensi a cambiare terapia erano i soggetti in trattamento con l’associazione metotrexato/biologico.

«Nel corso dell'anno successivo, tra un terzo e due terzi delle persone non ha cambiato nessuno dei loro trattamenti. Non hanno aggiunto una terapia biologica o una mirata e non sono passati a un nuovo trattamento» ha detto Curtis. «Anche se in medicina poche cose sono valide al 100%, le linee guida suggerirebbero che la maggior parte di queste persone debba effettivamente cambiare i propri trattamenti».

I ricercatori hanno anche osservato che il trattamento basale dei pazienti era indicativo della probabilità di modificare la terapia. Chi non stava ricevendo una terapia biologica o mirata aveva una probabilità significativamente maggiore di modificare il trattamento rispetto a quanti già assumevano una terapia combinata come metotrexato/biologico.

Hanno inoltre stabilito che, quando le misurazioni RAPID3 e CDAI erano coerenti, i pazienti avevano circa il doppio delle probabilità di modificare le terapie rispetto a quando queste misurazioni erano in conflitto, come un risultato moderato/alto con RAPID3 e basso/remissione con CDAI.

Maggiore impegno del medico e responsabilizzazione del paziente
«Come settore, dobbiamo praticare di più quanto predichiamo», ha commentato Curtis. «Se davvero abbiamo intenzione di sforzarci per portare i pazienti in remissione o a una bassa attività della malattia, allora questo non sta accadendo per uno/due terzi del tempo».

«Abbiamo anche sicuramente bisogno di incoraggiare di più i pazienti a cambiare le loro terapie per ottenere risultati migliori. Dobbiamo responsabilizzarli in modo che diventino i sostenitori di sé stessi, che si prendano cura in prima persona della propria salute, che chiedano al loro medico "Sono in remissione?" "Come lo sa?" "Come la misuriamo?"», ha aggiunto. «Sto ancora aspettando il giorno in cui i pazienti verranno da noi iniziando la conversazione sull'opportunità di cambiare terapia, dato che il nostro studio indica chiaramente che il più delle volte è necessario adeguare il trattamento».

Bibliografia

Yun H et al. Do Patients with Moderate or High Disease Activity Escalate RA Therapy According to Treat-to-Target Principles? Results from the Acr’s RISE Registry. Arthritis Rheumatol. 2018; 70 (suppl 10).

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