Stando ai risultati di un'analisi post-hoc, pubblicata su ARD, è possibile mantenere con MTX la condizione di ridotta attività di malattia, dopo interruzione del trattamento con tocilizumab (TCZ), in più della metà dei pazienti che ha raggiunto la remissione con l'antagonista recettoriale di IL-6, suggerendo la possibilità di ottimizzare costi e ampliare le possibilità di utilizzo del farmaco nei pazienti con AR refrattari ad altri trattamenti.

Razionale dello studio
TCZ è un farmaco il cui impiego nell'AR è possibile sia in monoterapia che in combinazione con MTX.

“Rispetto agli inibitori di TNF-alfa, non si sa molto sulla remissione libera da TCZ o il mantenimento della condizione di ridotta attività di malattia - scrivono i ricercatori nell'introduzione allo studio -”.

“Gli studi DREAM e ACT-RAY – continuano – hanno mostrato come solo una piccola parte di pazienti resta nella condizione di remissione di malattia dopo interruzione del trattamento con TCZ, in assenza di trattamento concomitante con DMARDcs. Entrambi gli studi, tuttavia, avevano valutato la remissione libera da farmaco. Uno studio a braccio singolo, invece, ha dimostrato che, in meno della metà dei pazienti, si ha il mantenimento della remissione dopo sospensione del trattamento con TCZ attraverso la somministrazione di MTX in sua vece. Non esistevano, invece, fino ad ora, studi che avessero messo a confronto la remissione libera da TCZ e la ridotta attività di malattia, in presenza o assenza di MTX”.

Lo studio SURPRISE era un trial clinico randomizzato e controllato, in aperto della durata di 2 anni.Il protocollo del trial prevedeva che, tra i pazienti che erano stati randomizzati ad un regime terapeutico basato sull'aggiunta di TCZ (ADD-ON) o sullo switch da TCZ a MTX (SWITCH) nel corso del primo anno, quelli che avevano raggiunto la condizione di remissione di malattia (punteggio DAS28-ESR<2,6) sospendessero la terapia con TCZ ad un anno per proseguire in questo modo per un altro anno di osservazione.

L'endpoint del secondo anno prevedeva la valutazione dei tassi di remissione libera da TCZ e di ridotta attività di malattia, nonché la valutazione di outcome funzionali e radiologici (questi ultimi misurati mediante punteggio mTSS. Da ultimo, lo studio prevedeva anche la valutazione del ripristino della somministrazione di TCZ.

Risultati principali
Dei 105 pazienti che hanno raggiunto la remissione di malattia ad un anno, sospendendo a questo punto il trattamento, 51 del braccio ADD-ON hanno continuato il trattamento con MTX e 54 del braccio SWITCH non sono stati trattati con DMARDs.

Dopo 2 anni, i tassi di ridotta attività di malattia sono risultati significativamente più elevati nei pazienti del braccio ADD-ON che in quelli del braccio SWITCH (55% vs. 27%; p=0,005).

Non solo: i tassi di remissione sostenuta sono risultati pari, rispettivamente, al 24% per il braccio ADD-ON e del 14% per quello SWITHC (p=0,29).

La progressione radiografica di malattia è risultata paragonabile in entrambi i gruppi (mTSS: 0,37 vs. 0,64; p=0,36). Infine, la ripresa del trattamento con TCZ ha indotto la remissione in tutti i pazienti sottoposti a questo intervento, eccezion fatta per 2 pazienti dopo 36 settimane, indipendentemente o meno dalla somministrazione concomitante di MTX.

Riassumendo
I risultati del secondo anno dello studio SURPRISE hanno mostrato che il mantenimento della remissione, dopo sospensione del trattamento con TCZ, è piuttosto basso, con valori percentuali di pazienti che hanno raggiunto l'outcome sovrapponibili, indipendentemente o meno dal trattamento con MTX; la continuazione del trattamento con MTX, invece, potrebbe raddoppiare la chance di mantenere la condizione di ridotta attività di malattia rispetto all'assenza di DMARDs.

NC

Bibliografia
Kaneko Y, Kato M, Tanaka Y, et al. Tocilizumab discontinuation after attaining remission in patients with rheumatoid arthritis who were treated with tocilizumab alone or in combination with methotrexate: results from a prospective randomised controlled study (the second year of the SURPRISE study) [published online May 31, 2018]. Ann Rheum Dis. doi:10.1136/ annrheumdis-2018-213416S
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