I pazienti affetti da artrite reumatoide (AR), con persistente attività moderata di malattia nel corso del primo anno, mostrano una maggiore progressione radiografica di malattia, punteggi HAQ (Health Assessment Questionnaire Disability Index) e un numero di giornate perse al lavoro più elevati, nonché un tasso di remissione clinica a 3 e 5 anni inferiore rispetto a quanto osservato nei pazienti che raggiungono precocemente lo stato di remissione sostenuta.
Queste le conclusioni di uno studio presentato nel corso dell’edizione annuale 2013 del Congresso dell’American College of Rheumatology.

“Le raccomandazioni Treat To Target ed EULAR hanno sottolineato la necessità di raggiungere e mantenere lo stato di remissione clinica in pazienti con AR agli esordi. – si legge nell’introduzione dell’abstract del lavoro presentato al Congresso”.

Scopo di questo studio, pertanto, è stato quello di verificare se pazienti con AR agli esordi e moderata e persistente attività di malattia (punteggio DAS28 >3.2 e < 5,1) durante il primo anno presentassero dopo 3-5 anni un peggioramento degli outcomes legati alla vita quotidiana rispetto ai pazienti che avevano raggiunto la condizione di remissione clinica sostenuta.

Per mettere a confronto questi outcomes nelle due popolazioni di pazienti sopra menzionate, i ricercatori hanno preso in considerazione gli outcomes dell’ESPOIR cohort, uno studio condotto su 813 pazienti con artrite agli esordi in almeno due articolazioni, e durata di malattia inferiore a 6 mesi, trattati secondo gli standard di cura. Sul totale dei pazienti, sono stati considerati per il nuovo studio 573 soggetti che erano stati sottoposti ad un follow-up di 5 anni e che, nel 93% dei casi, soddisfacevano i criteri ACR/EULAR di AR.

All’inizio dello studio, i pazienti avevano un’età media di 48 anni, una media di 7,5 articolazioni tumefatte e di 8,4 articolazioni dolenti e un punteggio DAS medio pari a 5,12.

I risultati ottenuti hanno mostrato che nei pazienti con attività persistente e moderata di malattia nel corso del primo anno dall’esordio di AR, l’odd ratio (OR) relativo al danno strutturale documentato per via radiografica era pari a 1,95 (IC95%= 1,01-3,79) rispetto ai pazienti con remissione clinica sostenuta.
Nei pazienti con attività persistente e moderata di malattia è stato evidenziato, inoltre, un peggioramento della disabilità a 3 e a 5 anni, con un incremento dell’OR di aumento dei punteggi riportati sull’indice HAQ-DI  pari, rispettivamente, a 5,23 (IC95%= 2,81-9,73) e 4,10 (IC95%= 2,16-7,80).

Analizzando alcune misure di remissione di malattia, i risultati a 3 anni sono risultati significativamente migliori nei soggetti in remissione precoce. In dettaglio i dati sono stati i seguenti:
-    remissione DAS28= 81% vs. 27,4% (p<0,0001)
-    remissione indice SDAI (Simplified Disease Activity Index)= 56% vs. 13,8% (p<0,0001)
-    remissione secondo ACR/EULAR= 50% vs. 10,3% (p<0,0001)

Inoltre, i punteggi HAQ-DI di disabilità erano pari a 0,68 nel gruppo con moderata e persistente attività di malattia vs. 0,21 nel gruppo con remissione precoce sostenuta (p<0,0001), mentre il numero di giornate lavorative perse è stato pari, rispettivamente, a 157,3 vs. 30,9 (p=0,001)

Risultati simili sono stati ottenuti a 5 anni. In dettaglio:
-    remissione DAS28= 80,7% vs. 39,2% (p<0,0001)
-    remissione indice SDAI= 59,6% vs. 24% (p<0,0001)
-    remissione secondo ACR/EULAR= 47,4% vs. 21,5% (p=0,0003)

I punteggi HAQ-DI a 5 anni sono stati pari a 0,58 e 0,21, rispettivamente (p<0.0001), mentre il numero di giornate lavorative perse è stato pari a 272,2 e 45,2 (p=0,0006).

L’analisi di regressione logistica ha mostrato come la presenza di anticorpi anti-CCP, la VES iniziale, l’età e una moderata attività di malattia nel corso del primo anno fossero fattori di rischio indipendenti di progressione radiografica di AR a 3 anni. Una moderata e persistente attività di malattia nel corso del primo anno è risultata, invece, il fattore di rischio più significativo per il mancato raggiungimento della remissione clinica.

In conclusione, i risultati dello studio suffragano il perseguimento della minimizzazione precoce dell’attività di malattia, anche nei pazienti che presentano solo attività moderata (in ragione degli effetti documentari sia a livello strutturale a lungo termine, sia sul tasso di remissione e di disabilità). Inoltre suggeriscono come tali pazienti possano trarre potenzialmente beneficio dall’adozione di una strategia terapeutica intensiva.

Combe B, et al. Abstract 2238: Comparison of the long-term outcome for rheumatoid arthritis patients with persistent moderate disease activity or disease remission during the first year after diagnosis: data from the ESPOIR cohort. Presented at: the 2013 American College of Rheumatology Annual Meeting; Oct. 26-30, San Diego.