Artrite reumatoide, ridimensionato beneficio acidi grassi omega-3, tranne che nei fumatori non anziani

L'assunzione alimentare di pesce o di acidi grassi omega-3 di origine marina non sembra avere un ruolo protettivo nei confronti dell'artrite reumatoide (AR), stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione su BMC Musculoskeletal Disorders. L'unico vantaggio ipotizzato derivante da questo tipo di alimentazione potrebbe derivare dalla sua capacitÓ di depotenziare la nota associazione esistente tra lo status di fumatore e la diagnosi di malattia in pazienti di etÓ inferiore a 55 anni, anche se sono necessari ulteriori studi per confermare questa osservazione.

L’assunzione alimentare di pesce o di acidi grassi omega-3 di origine marina non sembra avere un ruolo protettivo nei confronti dell’artrite reumatoide (AR), stando ai risultati di uno studio di recente pubblicazione su BMC Musculoskeletal Disorders.

L’unico vantaggio ipotizzato derivante da questo tipo di alimentazione potrebbe derivare dalla sua capacità di depotenziare la nota associazione esistente tra lo status di fumatore e la diagnosi di malattia in pazienti di età inferiore a 55 anni, anche se sono necessari ulteriori studi per confermare questa osservazione.

Il ruolo dell’alimentazione e del fumo di sigaretta nell’insorgenza di artrite reumatoide
L’identificazione di nuovi fattori di rischio di insorgenza di artrite reumatoide (AR) non ha conosciuto soste negli ultimi anni.

“Mentre, però, pur essendo stato ormai accertato che il fumo di sigaretta rappresenta un importante fattore di rischio di AR – scrivono gli autori nell’introduzione al lavoro – è anche vero che molti soggetti che si ammalano di questa malattia non hanno mai fumato, suggerendo l’esistenza di altri fattori di rischio altrettanto importanti, come l’obesità e lo stile alimentare”.

Per esempio, stando ad alcune osservazioni di letteratura, è stato suggerito che l’assunzione di pesce nell’alimentazione potrebbe ridurre il rischio di AR in ragione delle proprietà anti-infiammatorie degli acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA), come l’acido eicosapentaenoico (EPA), quello docosaesanoico (DHA) e quello docosapentaenoico (DPA).

L’associazione tra l’assunzione di pesce con l’alimentazione e il rischio di AR è studiata già da molto tempo, con risultati contraddittori: “E’ possibile che all’osservazioni di questi risultati confliggenti abbiano contribuito la mancata valutazione di alcuni fattori confondenti, come lo status di fumatore, o dei fenotipi di AR basati sulla sierologia o l’età di insorgenza".

“Di sicuro – puntualizzano i ricercatori – non esistevano, fino ad ora, studi che avessero valutato se l’assunzione di pesce e il rischio di AR potessero differire in base allo status di fumatore, in assoluto il fattori di rischio ambientale di AR più importante”.

Obiettivi e disegno dello studio
Il nuovo studio ha valutato l’assunzione di pesce e il rischio di AR mediante analisi dei dati provenienti dagli studi  prospettici osservazionali Nurses’ Health Study (NHS) e NHASII (per un totale di 166.013 individui), due studi di coorte caratterizzati da un follow-up temporale di tutto rispetto e da informazioni dettagliate sia sull’alimentazione che su altre variabili di interesse (es: lo status di fumatore).

L’ipotesi di partenza del nuovo studio era che, all’aumentare dell’assunzione di pesce o PUFA omega-3 di origine marina, dovesse corrispondere una riduzione del rischio di AR, con particolare riferimento all’AR di insorgenza più precoce o AR sieropositiva.

Lo studio si è proposto anche l’obiettivo di verificare se l’assunzione di pesce avesse un effetto differente sull’AR in base allo status di fumatore, in base all’ipotesi formulata di un effetto anti-infiammatorio associato a questo tipo di alimentazione in grado di attenuare l’elevato rischio di malattia osservato nei fumatori.
Entrando nei dettagli, i ricercatori hanno valutato l’assunzione alimentare di pesce servendosi di questionari ad hoc sulle abitudini alimentari, somministrati sia all’inizio dei due studi in questione che a cadenza quadriennale. E’ stata effettuata, inoltre, una scansione delle schede cliniche compilate al fine di determinare l’incidenza di AR e lo stato sierologico di malattia.

Infine, i ricercatori si sono avvalsi delle analisi di regressione di Cox per stimare gli hazard ratio (HR) di AR in base alla frequenza di assunzione di pesce. A queste si sono aggiunta anche test matematici per la valutazione dell’impatto dell’interazione fumo-assunzione di cibo ittico sul rischio di AR.

Risultati principali
Dopo analisi di 3.863.909 persone-anni di follow-up, i ricercatori hanno identificato 1.080 casi di AR.

Rispetto all’assunzione mensile inferiore ad una portata di pesce, un consumo alimentare ittico uguale o superiore alle 4 portate/settimana non è risultato associato ad AR, sia considerando tutti i casi (HR multivariabile=0,93; IC95%=0,68-1,28; p=0,42) che in base alla sierologia (AR sieropositiva o sieronegativa).

Focalizzando l’attenzione sulle donne di età uguale o inferiore a 55 anni, è emerso che quelle che consumavano frequentemente pesce mostravano una riduzione della probabilità di andare incontro ad AR (HR di malattia per tutte le cause: 0,73; HR di malattia sieropositiva: 0,85; HR di malattia sieronegativa=0,55) rispetto a quelle che non mostravano un consumo di alimenti ittici elevato.

Combinando le abitudini alimentari con lo status di fumatrici, inoltre, è emerso che le fumatrici di età uguale o inferiore a 55 anni che non consumavano frequentemente pesce mostravano un innalzamento del rischio di insorgenza di AR più che raddoppiato (HR=2,59; IC95%=1,65-4,06), mentre in quelle che assumevano frequentemente pesce con l’alimentazione, il rischio di malattia era decisamente più modesto (HR=1,29; IC9%=1,07-1,57).

Implicazioni dello studio
Lo studio, dunque, nel complesso, non ha documentato l’esistenza di un’associazione tra l’assunzione di alimenti ittici o di PUFA omega-3 di natura marina con il rischio di AR (sia in toto che in base alla sierologia). E’ stata accertata, invece, l’esistenza di un’associazione tra lo status di fumatrice e l’assunzione di pesce, nel senso che la frequente assunzione di alimenti ittici da parte di soggetti fumatori ha aumentato in misura non eccessiva il rischio di AR rispetto alla fumatrici che non consumavano frequentemente pesce.

In conclusione, stando agli autori, non esistono, allo stato attuale, evidenze per raccomandare l’assunzione di pesce o di acidi grassi omega-3 nelle persone a rischio di insorgenza di AR.

Nicola Casella

Bibliografia
Sparks JA et al. Association of fish intake and smoking with risk of rheumatoid arthritis and age of onset: a prospective cohort study. BMC Musculoskeletal Disorders201920:2
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