Artrite reumatoide, sarilumab (anti-IL6) centra studio di Fase III

Ortopedia e Reumatologia
Con un comunicato stampa, Regeneron Pharmaceuticals e Sanofi hanno reso noti i risultati positivi del trial SARIL-RA-TARGET, uno studio di Fase III finalizzato alla valutazione della sicurezza e dell'efficacia del farmaco sperimentale sarilumab, in corso di sperimentazione clinica per il trattamento dell'artrite reumatoide (AR) moderata-severa.

Lo studio, presentato in occasione del congresso annuale dell'ACR (American College of Rheumatology), in corso di svolgimento a San Francisco (USA), ha centrato gli endpoint primari del miglioramento dei segni e dei sintomi dell'AR e della funzione fisica, come pure numerosi endpoint secondari di efficacia in pazienti affetti da AR con risposta inadeguata o intolleranti al trattamento con farmaci anti-TNF.

Sarilumab
Sarilumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umano diretto contro la subunità alfa del recettore dell’IL-6 (IL-6R). Sarilumab blocca il legame dell’IL6 al suo recettore, interrompendo così  la cascata infiammatoria mediata dalla citochina e, a differenza di tocilizumab (il solo farmaco anti-IL6 attualmente in commercio), viene somministrato per via sottocutanea anziché per via endovenosa.

Informazioni sullo studio SARIL-RA-TARGET
Disegno
Lo studio ha reclutato 546 pazienti affetti da AR con risposta inadeguata o intolleranti al trattaamento con farmaci anti-TNF. I pazienti, sono stati randomizzati ad uno dei tre regimi di autosomministrazione sottocutanea seguenti a cadenza quindicinale: 1) sarilumab 200 mg; 2) sarilumab 150 mg; 3) placebo. In tutti i casi i pazienti erano trattati simultaneamente anche con DMARD non biologici.

Risultati
Entrambi i gruppi trattati con sarilumab hanno mostrato miglioramenti clinicamente rilevanti e statisticamente significativi relativi agli endpoint primari, rispetto al placebo.
In particolare è stato documentato:
- un miglioramento della funzione fisica a 12 settimane, misurato come variazione media rispetto al basale dell'indice HAQ-DI (the Health Assessment Questionnaire-Disability Index - un parametro che misura l'abilità dei pazienti allo svolgimento di una serie di attività fisiche quotidiane). La variazione del punteggio HAQ-DI è stata pari, rispettivamente, a -0,49,  -0,50 e -0,29 nei gruppi sarilumab 200 mg (p=0,0004), sarilumab 150 mg (p=0,0007) e placebo.

- un miglioramento dei segni e dei sintomi di AR a 24 settimane, misurato dalla proporzione di pazienti che hanno raggiunto la risposta ACR20. Questo endpoint è stato raggiunto, rispettivamente, dal 61% dei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, dal 56% di quelli trattati con sarilumab 150 mg e dal 34% dei pazienti allocati nel gruppo placebo (p<0,0001).

Per quanto riguarda il soddisfacimento di alcuni endpoint secondari, è stato dimostrato che:
- la proporzione di pazienti che hanno raggiunto la risposta ACR50 a 24 settimane è stata pari, rispettivamente, al 41% nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, al 37% in quelli trattati con sarilumab 150 mg e al 18% dei pazienti allocati al gruppo placebo (p<0,0001)

- la proporzione di pazienti che hanno raggiunto la risposta ACR70 a 24 settimane è stata pari, rispettivamente, al 16% nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg (p=0.0056), al 20% in quelli trattati con sarilumab 150 mg (p=0.0002) e al 7% dei pazienti allocati al gruppo placebo

- la variazione media del punteggio DAS28-CRP dal basale alla 24esima settimana di trattamento è stata pari, rispettivamente, a -2,82, -2,35 e -1,38 nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, sarilumab 150 mg e placebo

- la proporzione media di pazienti che hanno raggiunto un punteggio DAS28-CRP<2,6 alla 24esima settimana è stata pari, rispettivamente, al 29%, 25% e 7% nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, sarilumab 150 mg e placebo

- la variazione dal basale alla 24esima settimana dell'indice CDAI (Clinical Disease Activity Index) è stata pari, rispettivamente, a -30,43, -27,14 e -23,9 nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, sarilumab 150 mg e placebo
- la variazione dal basale alla 24esima settimana del punteggio HAQ-DI è stata pari, rispettivamente, a -0,58, -0,52 e -0,34 nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, sarilumab 150 mg e placebo.

Passando alla safety, gli eventi avversi emersi a seguito del trattamento (TEAEs)  sono risultati più frequenti nei due gruppi di pazienti trattati con sarilumab 200 mg e 150 mg (rispettivamente nel 65% e nel 66% dei casi a fronte del 50% dei casi nei pazienti allocati a placebo). 

L'incidenza di eventi avversi seri (SAE) è risultata superiore vs placebo nel gruppo trattato con sarilumab al dosaggio maggiore (5% vs 3%) e simile al placebo con il dosaggio di farmaco inferiore.
Gli AE più frequentemente riportati sono state le infezioni (rispettivamente in ragione del 30%, del 22% e del 27% nei pazienti trattati con sarilumab 200 mg, sarilumab 150 mg e placebo).

In particolare, sono state documentati casi di infezioni gravi in 2 pazienti trattati con sarilumab 200 mg, 1 paziente trattato con sarilumab 150 mg e 2 pazienti allocati al gruppo placebo.
Infezione e neutropenia sono state le cause più frequenti di abbandono del trattamento assegnato. Nel complesso, però, il profilo di safety è risultato sovrapponibile con quello ottenuti in altri studi registrativi condotti con sarilumab.

Implicazioni dello studio
“L'AR può diventare una malattia debilitante, che ha un impatto significativo sulla vita dei pazienti che ne sono affetti. Nonostante la disponibilità di un ampio ventaglio di alternative terapeutiche, sono ancora oggi necessari nuovi farmaci in grado di rispondere ai bisogni insoddisfatti di quei pazienti che non rispondono o sono intolleranti ai trattamenti disponibili – ha dichiarato il dr. Roy Fleischmann, professore presso il Dipartimento di Medicina Interna in seno al The University of Texas Southwestern Medical Center e autore principale dello studio. - Questi dati suggeriscono come sarilumab, se approvato, potrebbe rappresentare una nuova opzione di trattamento nei pazienti affetti da AR moderata-severa”.

NC