Artrite reumatoide: sarilumab meglio dell'anti TNF nello studio di fase 3 MONARCH

Al Congresso annuale dell'American College of Rheumatology che si Ŕ appena concluso a Washington sono stati presentati i risultati dello studio di Fase 3 SARIL-RA-MONARCH che ha dimostrato la superioritÓ in monoterapia di sarilumab rispetto ad adalimumab nel migliorare i segni e i sintomi clinici negli adulti con artrite reumatoide attiva.

Al Congresso annuale dell’American College of Rheumatology che si è appena concluso a Washington sono stati presentati i risultati dello studio di Fase 3 SARIL-RA-MONARCH che ha dimostrato la superiorità  in monoterapia di sarilumab rispetto ad adalimumab nel migliorare i segni e i sintomi clinici negli adulti con artrite reumatoide attiva.

Sarilumab è un anticorpo monoclonale umano diretto contro il recettore dell’IL-6 che inibisce l’attività infiammatoria mediata dalla via di segnalazione dell’interleuchina 6 (IL-6) nell’artrite reumatoide. L’IL-6 è la citochina più abbondante nel siero e nel fluido sinoviale dei pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) e i livelli di questa citochina correlano sia con l’attività di malattia che con la distruzione articolare.

"Il 30 per cento circa delle persone con artrite reumatoide è attualmente in trattamento con biologici in monoterapia, per lo più a seguito di problemi di intolleranza al metotressato" ha dichiarato il Gerd Burmester della Charité, Università di Medicina di Berlino e autore principale dello Studio. "Nello studio MONARCH sarilumab in monoterapia è risultato più efficace di adalimumab, che è uno dei farmaci biologici più comunemente utilizzati oggi."

I risultati dello studio SARIL-RA-MONARCH
Lo studio SARIL-RA-MONARCH ha arruolato 369 adulti con artrite reumatoide attiva, una storia di risposta inadeguata o intolleranza al metotrexato (MTX) oppure in cui la terapia con MTX era ritenuta non appropriata. I pazienti sono stati randomizzati per essere trattati per via sottocutanea con sarilumab in monoterapia (200 mg ogni 2 settimane) o adalimumab in monoterapia (40 mg ogni 2 settimane); i pazienti che non rispondevano adeguatamente ad adalimumab potevano aumentare il dosaggio settimanale. I risultati preliminari erano stati annunciati a marzo 2016.

L'endpoint primario era la variazione dal basale del DAS28-VES a 24 settimane; il dato ha dimostrato una differenza statisticamente significativa a favore di sarilumab (-3,28 per sarilumab rispetto a -2,20 per adalimumab, p < a 0.0001).   Il DAS28-VES è una misura dell’attività di malattia nell’AR e comprende la valutazione dello stato di indolenzimento e gonfiore di 28 articolazioni del corpo, una valutazione dello stato di salute generale da parte del paziente e la valutazione della VES (o ESR), esame di laboratorio che valuta l'infiammazione. 

Lo studio ha inoltre raggiunto altri importanti endpoint rispetto ai criteri dell’American College of Rheumatology (ACR) e riguardo all’Health Assessment Questionnaire - Disability Index (HAQ-DI).

I risultati principali del trial sono i seguenti:

•  un miglioramento più marcato dei segni e dei sintomi di AR con sarilumab, come evidenziato dalla proporzione di pazienti che hanno raggiunto un miglioramento del 20% dei criteri ACR (ACR20 raggiunto dal 72% dei pazienti con sarilumab contro il 58% dei pazienti con adalimumab, p < 0.01). La proporzione di pazienti che ha raggiunto l’ACR50 è stata anch’essa maggiore per sarilumab (45% dei pazienti trattati con sarilumab vs 29% dei pazienti trattati con adalimumab, p = 0.0017); lo stesso per l’ACR70 (raggiunto dal 23% dei pazienti trattati con sarilumab vs 11% dei pazienti trattati con adalimumab, p = 0.0036).
•  anche la proporzione di pazienti che ha raggiunto la remissione valutata con il criterio DAS28-ESR (score <2.6) è stata più elevata per i pazienti trattati con sarilumab che per i pazienti trattati con adalimumab (26% dei pazienti trattati con sarilumab vs 7% dei pazienti trattati con adalimumab, p < 0.0001).
•  sono stati osservati anche miglioramenti significativi nella valutazione dell’HAQ-DI con sarilumab rispetto ad adalimumab. Il cambiamento alla settimana 24, rispetto al basale, è risultato essere -0.61 per sarilumab contro -0.43 per adalimumab (p = 0.0037).1

Lo studio ha inoltre rilevato una risposta numerica maggiore in termini di Clinical Disease Activity Index (CDAI).  Il cambiamento dal basale alla settimana 24 è stato -28.9 per sarilumab vs -25.2 per adalimumab. Inoltre una maggiore proporzione di pazienti trattata con sarilumab ha raggiunto la remissione CDAI (7% vs 2% con adalimumab).

I pazienti trattati con sarilumab hanno inoltre riportato, rispetto ai pazienti trattati con adalimumab, un miglioramento più marcato dell’invalidità funzionale, del dolore e dell’affaticamento. Questi miglioramenti sono stati rilevati mediante l’uso di questionari compilati dai pazienti (Patient reported outcomes-PRO), come il Medical Outcomes Short Form 36 Health Survey, il Physician component summary score (PCS), il Mental component summary score (MCS) e, infine, il Functional Assessment of Chronic Illness Therapy-Fatigue (FACIT-F).

L’incidenza di eventi avversi (64% per entrambi i bracci di trattamento), di eventi avversi seri (5% per sarilumab vs 7% per adalimumab), infezioni (29% per sarilumab vs 28% per adalimumab), e infezioni serie (1% per entrambi i gruppi) è stata simile tra i due trattamenti. L’incidenza di neutropenia, non correlata a infezione, è stata maggiore per sarilumab (14% per sarilumab vs 1% per adalimumab), coerentemente con quanto osservato nei precedenti studi con anti IL-6. Anche l’incidenza di eventi di eritema nel sito di iniezione è stata maggiore tra i pazienti trattati con sarilumab (8% con sarilumab vs 3% con adalimumab).