Una bassa espressione dell’antigene CD39 sulle cellule T regolatorie potrebbe essere un biomarcatore utile per identificare i pazienti con artrite reumatoide che non rispondono bene al trattamento con metotressato. A suggerirlo è uno studio internazionale pubblicato di recente sui Proceedings of the National Academy of Sciences.

Il metotressato rappresenta a tutt’oggi il trattamento standard di prima linea per i pazienti con artrite reumatoide, ma circa il 40% dei soggetti non risponde alla cura. Si pensa che diverse cellule T regolatorie (Tregs, CD4+CD25+FoxP3+) giochino un ruolo importante nell’attenuazione della malattia.

Per studiare il ruolo di queste cellule nella resistenza al metotressato, gli autori (guidati da Raphael Sanches Peres, dell’Università di San Paolo, in Brasile) hanno arruolato 122 pazienti con artrite reumatoide che avevano fatto un trattamento con metotressato a un dosaggio compreso tra 14 mg a 20 mg a settimana per almeno 4 settimane. Sono stati, inoltre, reclutati 33 controlli sani.

I due gruppi non presentavano nessuna differenza significativa per quanto riguarda i fattori demografici, il tempo di insorgenza della malattia, la percentuale di fumatori e non fumatori o la presenza di anticorpi anti-fattore reumatoide o anti-peptidi citrullinati.

Dopo il trattamento, e in alcuni pazienti anche prima del trattamento, sono stati raccolti campioni di sangue e si è misurata l'attività della malattia.

Dopo almeno 3 mesi, 69 pazienti hanno mostrato di non rispondere al trattamento con il metotressato e di presentare ancora una  malattia attiva.

Gli autori hanno quindi analizzato i livelli sierici di citochine infiammatorie e le percentuali dei sottotipi di leucociti, scoprendo che i pazienti che non rispondevano al metotressato presentavano livelli sierici significativamente più elevati di fattore di necrosi tumorale (TNF) alfa e di interleuchina-1 (IL-1) beta rispetto ai responder e agli individui sani. Inoltre, nei responder si è trovata una maggiore percentuale di CD4+ IL-17+ che producono IL-10, mentre i pazienti non responder al metotressato avevano livelli simili a quelli dei controlli sani.

I ricercatori hanno anche scoperto che i pazienti non responder presentavano una percentuale più alta di cellule T regolatorie, un dato che sembra suggerire che l'effetto terapeutico del metotressato è associato a un aumento delle cellule T regolatorie circolanti.

Dopo ulteriori analisi, Sanches Peres e i colleghi hanno messo in luce una bassa espressione di CD39 sulle cellule T regolatorie nel gruppo dei non responder al farmaco.

Nei pazienti che rispondevano al trattamento, invece, il trattamento con metotressato ha mostrato di portare a un aumento della frequenza delle cellule T regolatrici esprimenti CD39.

Tuttavia, nei non responder al metotressato, si è osservata una densità inferiore di cellule T regolatrici esprimenti CD39 già prima del trattamento, il che suggerirebbe che una bassa espressione di questo antigene potrebbe essere un biomarker non invasivo per identificare i pazienti resistenti al trattamento con metotressato.

R.S. Peres. Low expression of CD39 on regulatory T cells as a biomarker for resistance to methotrexate therapy in rheumatoid arthritis. PNAS. 2015; 112(8): 2509-2514; doi :10.1073/pnas.1424792112.
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