Artrite reumatoide, smentito beneficio di moderata assunzione alcol su attività di malattia

Uno studio di recente pubblicazione su Arthritis Care and Research smonta l'ipotesi, finora accreditata, sia pur con cautela, di un effetto benefico sull'attività di malattia derivante da una moderata assunzione di alcol in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR). Stando a questo studio, infatti, tale associazione sarebbe stata documentata non in ragione di un vantaggio derivante dal consumo di alcol, ma in quanto la maggiore attività di malattia, la disabilità e una cattiva qualità della vita (QoL) portano spesso a riduzioni del consumo di alcolici.

Uno studio di recente pubblicazione su Arthritis Care and Research smonta l’ipotesi, finora accreditata, sia pur con cautela, di un effetto benefico sull’attività di malattia derivante da una moderata assunzione di alcol in pazienti affetti da artrite reumatoide (AR).

Stando a questo studio, infatti, tale associazione sarebbe stata documentata non in ragione di un vantaggio derivante dal consumo di alcol, ma in quanto la maggiore attività di malattia, la disabilità e una cattiva qualità della vita (QoL) portano spesso a riduzioni del consumo di alcolici.

Razionale dello studio
Uno dei focus della ricerca reumatologica attuale riguarda l’identificazione dell’esposizione a fattori legati all’alimentazione e allo stile di vita che potrebbero contribuire all’attività e alla severità di AR. Ad esempio, alcuni studi condotti in passato hanno dimostrato come l’assunzione moderata di alcol si associ ad un’attività di malattia più ridotta, insieme ad un miglioramento della QoL e del miglior stato funzionale. Anche sulla scorta dei dati, ottenuti nella popolazione generale, di un’associazione positiva tra un’assunzione moderata di alcolici e la riduzione della mortalità CV, è invalsa l’ipotesi di non scoraggiarne un consumo moderato nei pazienti con AR.

La presenza, però, di dati contrastanti su questa associazione nel lungo termine, ha portato ad interrogarsi sulla “direzione” dell’associazione osservata: è l’alcol a ridurre l’attività di malattia o è, piuttosto, l’attività di malattia elevata a spingere alla riduzione del consumo di alcol?

Il dubbio è insorto in quanto, come suggeriscono i ricercatori nell’introduzione allo studio, “…l’assunzione di alcol non è sempre uguale nel corso della vita e si associa a variazioni dello stato di salute e della qualità della vita in altre popolazioni di pazienti (non affette da AR)”.

Di qui il nuovo studio, che si è proposto di identificare i predittori di variazione dell’assunzione di alcol e di valutare l’esistenza di associazioni indipendenti tra il consumo di alcolici da un lato e l’attività di malattia e la mortalità ascrivibili all’AR.

Disegno dello studio e risultati principali
Lo studio è stato condotto utilizzando le informazioni relative a pazienti affetti da AR (relative al periodo 1999-2006) presenti in Forward, un database nazionale Usa per le malattie reumatiche. Forward, più in dettaglio, è un registro di pazienti affetti da malattie reumatologiche, i cui partecipanti avevano compilato, a cadenza semestrale, una survey con domande relative all’assunzione di alcol. L’attività di malattia era stata valutata mediante impiego della scala di valutazione PASII (the Patient Activity Scale II).

I ricercatori hanno recensito 121.280 osservazioni condotte in 16.272 pazienti con AR, identificato i fattori legati con il cambiamento di abitudini legato all’assunzione di alcol e trovato le associazioni tra il consumo di alcol e l’attività di malattia e la mortalità per AR, mediante impiego di modelli matematici e statistici ad hoc.

Scorrendo i risultati, è stato documentato un numero maggiore di interruzioni e minore di inizio di assunzione di alcol nei pazienti con maggiore attività di malattia, età più avanzata, appartenenti al sesso femminile, di etnia non Caucasica, obesi, affetti da più comorbilità, con ridotta QoL, basso livello di istruzione, basso tenore di vita e disabilità lavorativa.

Inoltre, per quanto i modelli matematico-statistici tradizionali abbiano dimostrato che i pazienti che assumevano alcol si caratterizzavano per un PASII più basso e una riduzione della mortalità (OR=0,87; IC95%=0,76-0,98), tali associazioni non sono risultate così evidenti con i modelli più recenti.

Implicazioni dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come il loro sia stato il primo studio ad aver identificato i fattori associati con l’inizio o l’abbandono dell’assunzione di alcol in pazienti con AR osservato in un follow-up di lunga durata.

“Lo studio – scrivono i ricercatori nelle conclusioni – ha dimostrato come un’attività di malattia più elevata si associ a sospensione successiva di assunzione di alcol nel corso della vita e ad una probabilità maggiore di rimanere astemi”.

“Queste relazioni – continuano – sono ampiamente spiegate dalla presenza di comorbilità, disabilità e da una riduzione della QoL fisica e mentale nei pazienti che riferiscono maggiore attività di malattia. L’assunzione attiva di alcol e la presenza di variazioni recenti legate alle abitudini di assunzione non sono risultate associate con l’attività di malattia o la mortalità per AR quando si considerano i fattori confondenti, a suggerire l’assenza di un beneficio chiaro derivante dal consumo di quantità moderate di alcol”.

Lo studio – aggiungono – suggerisce, soprattutto ai pazienti astemi, di non aspettarsi che un cambiamento del regime personale di assunzione di alcol in quantità moderata possa avere un impatto rilevante sulla loro attività di malattia legata all’AR e ribadisce un limite comune degli studi osservazionali legati ai temi dell’esposizione a fattori legati all’alimentazione e allo stile di vita: quello delle possibili variazioni di questa esposizione in relazione allo status di salute.

Nicola Casella

Bibliografia
Baker JF et al. Changes in Alcohol Use and Associations with Disease Activity, Health Status, and Mortality in Rheumatoid Arthritis. Arthritis Care Res. 2019;doi:10.1002/acr.23847.
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