Un trattamento antinfiammatorio aggressivo è risultato associato con un rallentamento della perdita di massa ossea nei pazienti con artrite reumatoide in fase iniziale in uno studio prospettico di coorte appena pubblicato su BMC Musculoskeleteal Disorder.

I risultati mostrano che "il trattamento aggressivo moderno", cioè un trattamento che comprenda farmaci antireumatici che modificano la storia naturale della malattia (DMARD) biologic,i può ridurre l'osteoporosi nei pazienti affetti da artrite reumatoide, concludono gli autori, guidati da Glenn Haugeberg del reparto di reumatologia dell’Hospital of Southern Norway Trust di Kristiansand.

L’osteoporosi è una manifestazione extrarticolare ben nota dell’artrite reumatoide. I DMARD biologici si sono dimostrati superiori a quelli convenzionali nel ridurre la distruzione ossea e la perdita generalizzata di massa ossea.

Gli autori hanno quindi provato a valutare le variazioni a breve e a lungo termine della BMD a livello vertebrale e dell’anca nei pazienti con artrite reumatoide in fase iniziale trattati nel primo decennio di disponibilità dei DMARD biologici.

Lo studio ha riguardato 92 pazienti affetti da artrite reumatoide, arruolati consecutivamente presso il centro norvegese tra il 1999 e il 2001.

Per ognuno, gli autori hanno raccolto dati demografici, sulla malattia e sul trattamento. e i partecipanti sono stati sottoposti a scansione DEXA per valutare la BMD al basale, dopo 3,5 anni e dopo 10 anni.

L’età media dei pazienti era di 50,9 anni ed erano sintomatici da 12,4 mesi in media. Circa i due terzi (il 62%) erano donne e il 66,3% era positivo al fattore reumatoide. Circa l’80% del campione è stato sottoposto alla misurazione della BMD dopo 10 anni.

Complessivamente, il 18,5% dei pazienti affetti da artrite reumatoide ha utilizzato DMARD biologici durante i primi 2 anni dello studio, mentre il 62,6% ha usato questi farmaci nei successivi 8 anni; nel contempo, la perdita media di densità minerale ossea (BMD) è rallentata notevolmente.

Il tasso medio annuo di perdita ossea a 2 anni e a 10 anni si è ridotto, passando da -1,00% a -0,56% a livello del collo del femore, da -0,96% a -0,41% a livello della colonna vertebrale e da -0,42% a 0,00% per le vertebre della zona lombare (da L1 a L4).

Contrariamente a quanto emerso in alcuni studi precedenti, l'impiego dei glucocorticoidi è risultato legato alla  perdita di massa ossea solo durante i primi 2 anni del periodo considerato e solo a livello dell’anca in toto.

Lo studio presenta diversi limiti, segnalano i ricercatori. Innanzitutto, per la metà dei pazienti mancavano i valori basali della BMD. Inoltre, mancavano controlli appaiati e non sono state valutate la prevalenza o l'incidenza delle fratture vertebrali.

Nonostante ciò, Haugeberg e i colleghi concludono che nei pazienti affetti da artrite reumatoide trattati nella pratica clinica nell’ultimo decennio, e dopo l’avvento dei biologici, l’impatto dell’osteoporosi è diminuito notevolmente.

Alessandra Terzaghi

G. Haugeberg, et al. Generalized bone loss in early rheumatoid arthritis patients followed for ten years in the biologic treatment era. BMC Musculoskeletal Disorders 2014, 15:289  doi:10.1186/1471-2474-15-289.

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