Artrite reumatoide, upadacitinib migliora qualità della vita in pazienti "difficili"

Ortopedia e Reumatologia

Il trattamento con upadacitinib (inibitore di Jak1) di pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) e risposta non soddisfacente ai DMARDb, al dosaggio di 15 o di 30 mg, è in grado di migliorare la qualità della vita e di permettere il raggiungimento di un deciso miglioramento clinico in una proporzione più ampia di pazienti. Questi i risultati di un'analisi post-hoc dei dati del trial registrativo SELECT-BEYOND sull'impiego del farmaco in questa categoria di pazienti "difficili" da trattare con le opzioni terapeutiche disponibili, anche quelle farmacologicamente più avanzate (farmaci biologici). Lo studio è stato recentemente pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy.

Il trattamento con upadacitinib (inibitore di Jak1) di pazienti affetti da artrite reumatoide (AR) e risposta non soddisfacente ai DMARDb, al dosaggio di 15 o di 30 mg, è in grado di migliorare la qualità della vita e di permettere il raggiungimento di un deciso miglioramento clinico in una proporzione più ampia di pazienti.

Questi i risultati di un’analisi post-hoc dei dati del trial registrativo SELECT-BEYOND sull’impiego del farmaco in questa categoria di pazienti “difficili” da trattare con le opzioni terapeutiche disponibili, anche quelle farmacologicamente più avanzate (farmaci biologici).

Lo studio è stato recentemente pubblicato sulla rivista Arthritis Research & Therapy.

Razionale dello studio
L’artrite reumatoide (AR) è notoriamente associata ad una riduzione della qualità della vita legata allo stato di salute (HRQoL) e dell’aspettativa di vita.

“Al di là della sintomatologia articolare e dolorosa, la maggior parte dei pazienti affetta da malattia sperimenta un’alterazione della funzione fisica, dolore cronico, “fatigue”, rigidità mattutina, che influenzano negativamente la HRQoL – ricordano i ricercatori nell’introduzione al al lavoro -. Inoltre, i pazienti con AR riferiscono spesso la presenza di disturbi del sonno, che correlano con maggior dolore percepito, attività di malattia e fatigue”.

Pertanto, la comprensione del “vissuto” dei pazienti e di come, dal loro punto di vista, una terapia farmacologica impatti su diversi aspetti legati a HRQoL rappresenta un fattore cruciale quando si deve valutare l’efficacia dei trattamenti disponibili per l’AR.

Nonostante la presenza di un ampio ventaglio di proposte terapeutiche disponibili, ancora oggi una proporzione significativa di pazienti con AR diventa refrattaria o non risponde in modo adeguato alle terapie (DMARDcs, DMARDb e DMARDts).

Gli inibitori di Jak chinasi, come è noto, rappresentano una nuova opzione terapeutica disponibile per il trattamento dell’AR. Upadacitinib, inibitore selettivo di Jak 1, è stato valutato in ampie popolazioni di pazienti con AR (MTX-naive, con risposta non soddisfacente a MTX, agli altri DMARDcs o ai DMARDb), sia in monoterapia che in combinazione con DMARDcs.

Il trial di fase 3 SELECT-BEYOND è uno studio randomizzato e controllato che ha valutato l’efficacia di upadacitinib (15 o 30 mg al giorno) in pazienti con AR con risposta insoddisfacente ai DMARDb, sottoposti a terapia di background con DMARDcs.

Lo studio ha documentato il raggiungimento della risposta ACR20 e una riduzione dell’attività di malattia in una proporzione più ampia di pazienti trattati con l’inibitore Jak1 rispetto al gruppo placebo.
L’obiettivo della nuova analisi post-hoc pubblicata è stato quello di metter e confronto i tassi  di risposta e i numeri di pazienti da trattare (NNT) con upadacitinib con quelli del gruppo placebo relativi ad alcuni outcome riferiti dai pazienti (PRO), nonché di valutare il raggiungimento di miglioramenti clinicamente significativi in questo sottogruppo di pazienti.

Disegno dello studio e risultati principali
Il trial SELECT-BEYOND aveva reclutato pazienti adulti con AR di grado moderato-severo da almeno 3 mesi, randomizzandoli, secondo lo schema 1:1:1, a trattamento giornaliero con uno dei due dosaggi previsti di upadacitinib (15 o 30 mg)  (n=164) o a placebo (n=169) per 12 settimane.

Tra le misure di miglioramento relativi ad alcuni PRO vi erano il punteggio PtGA (Patient Global Assessment of Disease Activity), il punteggio di disabilità HAQ-DI (the Health Assessment Questionnaire Disability Index), il punteggio SF-36 (Short Form-36 Health Survey) relativo alla qualità della vita, la durata e la severità della rigidità mattutina,  l’indice ISI (Insomnia Severity Index) e il dolore percepito.

In aggiunta, i ricercatori hanno calcolato lo scarto quadratico medico, come pure la percentuale di pazienti che aveva riferito miglioramenti della propria condizione di entità maggiore o uguale alla minima differenza clinicamente importante (MCID), e punteggi uguali o superiore a quelli considerati nella norma. Da ultimo, è stato calcolato il valore NNT necessario per raggiungere miglioramenti clinicamente significativi.

Dai risultati è emerso che la somministrazione di upadacitinib (ad entrambi i dosaggi testati) era in grado di determinare miglioramenti, rispetto alle condizioni di partenza, statisticamente significativi rispetto al placebo relativamente al sintomo “dolore” del punteggio PtGA, all’indice di disabilità HAQ-DI, alla componente fisica del punteggio SF-36 della QoL, e alla durata e alla severità della condizione di rigidità mattutina.

Inoltre, i pazienti trattati con il dosaggio più basso di upadacitinib hanno sperimentato miglioramenti statisticamente significativi di 7 su 8 domini del punteggio SF-36, mentre nei pazienti trattati con l’inibitore selettivo di Jak1 al dosaggio maggiore sono stati documentati miglioramenti statisticamente significativi relativamente a 6 domini su 8.

Lo studio ha anche mostrato che, rispetto al placebo, una proporzione maggiore di pazienti trattati con upadacitinib riferiva miglioramenti di entità maggiore o uguale alle MCDI relativamente al sintomo “dolore” del punteggio PtGA, all’indice HAQ-DI, alla componente fisica del punteggio SF-36 e alla durata e severità della condizione di rigidità mattutina.

Questo trend è stato riprodotto anche in 7 domini su 8 del punteggio SF-36 tra i pazienti trattati con upadacitinib 15 mg, per l’indice ISI e per 5 domini del punteggio SF-36.

Inoltre, un numero maggiore di pazienti trattati con upadacitinib ha riferito punteggi maggiori o uguali a quelli nella norma relativi all’indice HAQ-DI e ai domini di SF-36, rispetto al gruppo placebo.

Da ultimo, i valori di NNT necessari per raggiungere le MCID sopra menzionate con upadacitinib sono risultati compresi nel range 4-7 per la maggior parte dei PRO considerati.

Riassumendo
In conclusione, l’analisi post-hoc ha documentato, in pazienti con AR e risposta insoddisfacente ai DMARDb, la capacità di upadacitinib, ad entrambi i dosaggi testati (15 o 30 mg) di migliorare molteplici aspetto della QoL, con una proporzione maggiore di pazienti trattati con l’inibitore Jak1 che ha raggiunto le MCID relative alla maggior parte dei PRO considerati.

“Questi dati ottenuto sui PRO – aggiungono i ricercatori – si affiancano ai risultati lusinghieri ottenuti con il farmaco nel trattamento dei segni e dei sintomi di AR nei trial precedenti e suggeriscono che upadacitinib potrebbe rappresentare un’opzione orale di trattamento efficace nei pazienti con AR attiva e refrattaria”.

Upadacitinib 15 mg è stato recentemente approvato dall’ente regolatorio Usa per il trattamento dei pazienti con AR di grado moderato-severo con risposta insoddisfacente a MTX, mentre è del mese scorso l’approvazione del farmaco da parte Ue per il trattamento dell’artrite reumatoide attiva di grado da moderato a severo in pazienti adulti che hanno risposto in modo inadeguato o che sono risultati intolleranti a uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD, disease-modifying anti-rheumatic drug).

Nicola Casella

Bibliografia
Strand V, et al. Effects of upadacitinib on patient-reported outcomes: results from SELECT-BEYOND, a phase 3 randomized trial in patients with rheumatoid arthritis and inadequate responses to biologic disease-modifying antirheumatic drugsArthritis Res Ther. 2019;doi:10.1186/s13075-019-2059-8.
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