Biosimilari: per l'Anmar una risorsa da utilizzare senza abusi, con il paziente al centro

Ortopedia e Reumatologia

In occasione di Eular 2018 l'Associazione nazionale malati reumatici (Anmar) ha presentato un position paper articolato in 20 punti sull'uso di questi farmaci e noi ce li siamo fatti riassumere da Silvia Tonolo, presidente di Anmar, che abbiamo incontrato al congresso.

Tra i tanti temi “caldi” di cui si è discusso al congresso di Amsterdam vi è certamente  quello dei biosimilari, un argomento ancora dibattuto su cui medici e pazienti hanno espresso la loro opinione.

In occasione di Eular 2018 l’Associazione nazionale malati reumatici (Anmar) ha presentato un position paper articolato in 20 punti sull’uso di questi farmaci e noi ce li siamo fatti riassumere da Silvia Tonolo, presidente di Anmar, che abbiamo incontrato al congresso.

Il documento si colloca all’interno del dibattito suscitato dal position paper sui biosimilari presentato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) qualche mese fa.
Ampia apertura nei confronti dei biosimilari per i pazienti mai trattati. E anche verso lo switch, ma con regole precise e mettendo al bando le forzature dettate da esigenze di budget. Senza perdere di vista la centralità del paziente che deve prevalere su tutto. È questa, in estrema sintesi, la posizione dell’associazione dei pazienti.

Tra le principali preoccupazioni di Anmar ci sono le problematiche riscontrate in alcuni regioni italiane sulla sostituzione automatica dei farmaci biologici originatori con i farmaci biosimilari, che avrebbe generato “confusione” tra i pazienti e anche spostamenti da una regione all’altra.

«La nostra posizione - spiega Tonolo - è di ampia apertura al biosimilare per i pazienti finora mai trattati con terapie biologiche, e per tutti quei pazienti che, correttamente e approfonditamente informati, condividano consapevolmente lo switch”.  Anmar è favorevole anche a un eventuale switch tra originatori e biosimilari a condizione che si tratti “di una scelta basata sul beneficio per il paziente”. Ma si dice “assolutamente contraria” a uno “switch forzato, senza altra giustificazione che il risparmio».

L’associazione ritiene che nessun medico prescrittore debba essere obbligato a scegliere un biosimilare piuttosto che un biologico originatore né avere assegnati obiettivi concernenti l’implementazione dell’uso dei biosimilari o la riduzione dei costi sostenuti per la prescrizione delle terapie biologiche. La decisione su quale farmaco scegliere è di esclusiva competenza del medico che la stabilirà in scienza e coscienza e secondo le norme del codice deontologico della professione.

«Lo scorso maggio è stata pubblicata sulla gazzetta ufficiale la determina di Aifa sui farmaci biosimilari. Alcune affermazioni, apparentemente favorevoli ai pazienti e ai medici prescrittori, come quella che afferma che i medici sono gli unici responsabili delle prescrizioni, non sono realistiche se si consente alle regioni di porre come obiettivo il 90% di sostituzione del farmaco originatore con il biosimilare in pazienti in remissione. In questo modo viene negata la libertà prescrittiva del medico ma viene anche negato il diritto alla continuità terapeutica, diritti che non possono essere sostituiti da una semplice determina, come vorrebbero far credere le regioni».

Anmar chiede alle società scientifiche di vigilare affinché la scelta di switch sia effettivamente condivisa con il paziente e non sia dovuta esclusivamente a imposizioni, anche psicologiche, come l’assegnazione di obiettivi di budget o la minaccia di recupero di eventuali sforamenti.

«Noi e la società italiana di reumatologia (SIR) ci siamo confrontati sul documento Aifa sull’equivalenza terapeutica e crediamo sia necessario redigere un documento congiunto per chiedere che venga mantenuto il farmaco concordato con il clinico, in quanto il paziente ha diritto a una routine di cura sicura e a una continuità terapeutica sancita anche dalla legge 232/16.

Siamo consapevoli del fatto che le terapie biologiche comportino un costo significativo per il sistema sanitario, ma un’assistenza sanitaria di qualità ottimale è enormemente importante per ogni singolo paziente e produce un risparmio sui costi complessivi socio-assistenziali del Paese. Siamo favorevoli all’uso dei biosimilari per dare la possibilità a più persone di ricevere un trattamento efficace per la loro malattia, ma le regole devono essere chiare per tutti » conclude Tonolo.